Dal 9 luglio 2026 è in vigore la nuova UNI 11224:2026 “Controllo iniziale e manutenzione dei sistemi di rivelazione incendi”.
La norma, giunta alla quarta edizione, sostituisce integralmente la UNI 11224:2019, ritirata nella stessa data. Il documento costituisce il principale riferimento tecnico nazionale per il controllo iniziale, la sorveglianza, il controllo periodico, la manutenzione e la verifica generale dei sistemi automatici di rivelazione incendio.
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L’aggiornamento della UNI 11224 tiene conto dell’evoluzione tecnologica dei sistemi IRAI, delle nuove disposizioni sulla qualificazione dei tecnici manutentori e dell’esigenza di gestire in modo più strutturato gli impianti durante l’intero ciclo di vita.
La revisione interessa soprattutto:
- la verifica generale del sistema;
- le percentuali e le modalità dei controlli periodici;
- la manutenzione degli impianti più datati;
- le prove sui diversi tipi di rivelatore;
- la qualificazione del personale;
- la registrazione e la tracciabilità delle operazioni;
- la sostituzione dei componenti obsoleti o non più disponibili;
- il coordinamento con sistemi EVAC e altri impianti di protezione antincendio.
Che cos’è un sistema di rivelazione incendio
Un sistema automatico di rivelazione e segnalazione di incendio, generalmente indicato con l’acronimo IRAI, ha il compito di individuare tempestivamente i fenomeni riconducibili a un principio di incendio e trasmettere le relative segnalazioni alla centrale di controllo.
Il sistema può comprendere:
- rivelatori puntiformi di fumo o di calore;
- rivelatori lineari;
- sistemi ad aspirazione, o ASD;
- rivelatori di fiamma;
- pulsanti manuali;
- centrali di controllo e segnalazione;
- dispositivi ottici e acustici;
- sistemi di trasmissione degli allarmi;
- interfacce con impianti di spegnimento, compartimentazione, evacuazione fumi ed EVAC.
La UNI 11224 non riguarda la progettazione dell’impianto, disciplinata principalmente dalla UNI 9795 e dalle altre norme specifiche, ma stabilisce come verificare e mantenere nel tempo la sua funzionalità.
Il suo campo di applicazione comprende anche i sistemi di rivelazione utilizzati per attivare impianti automatici di estinzione o altri dispositivi di sicurezza antincendio. La norma si applica tanto ai nuovi sistemi quanto agli impianti esistenti.
Qual è l’obiettivo della UNI 11224
L’obiettivo della manutenzione prevista dalla UNI 11224 è verificare che il sistema continui a funzionare correttamente e che ogni segnale, comando e attuazione sia trasmesso nei tempi e secondo le logiche previste.
Non è sufficiente accertare che un rivelatore produca genericamente un allarme. Occorre verificare l’intera catena funzionale:
- attivazione del dispositivo;
- ricezione del segnale in centrale;
- corretta identificazione della zona o del punto;
- attivazione dei dispositivi ottici, acustici o vocali;
- trasmissione degli allarmi remoti;
- funzionamento delle interfacce;
- attuazione dei comandi verso gli altri sistemi antincendio.
La manutenzione verifica quindi la funzionalità dell’impianto. La valutazione della sua efficacia rispetto al rischio dell’attività e alle condizioni dell’edificio rimane invece collegata alla progettazione, alla valutazione del rischio incendio e alla UNI 9795.
Perché è stata aggiornata la norma
La UNI 11224:2019 aveva già introdotto un’impostazione basata sull’anzianità del sistema, prevedendo controlli progressivamente più approfonditi e una verifica generale dopo il dodicesimo anno di vita.
Negli ultimi anni, però, il settore ha evidenziato alcune criticità operative. Molti impianti hanno raggiunto o superato i 12 o i 24 anni di esercizio; diversi componenti non sono più prodotti; alcune procedure, come la cosiddetta prova reale sui rivelatori, risultavano difficili da applicare in determinati ambienti.
Parallelamente sono entrati in vigore nuovi riferimenti, come il D.M. 1° settembre 2021, la UNI/TR 11924 sulle interfacce tra IRAI e sistemi di protezione antincendio e la UNI 11988 relativa ai sistemi di allarme vocale.
UNI ha quindi aggiornato la norma per rendere le procedure più coerenti con le tecnologie attuali e più facilmente applicabili agli impianti esistenti. Il comunicato ufficiale individua tra i punti centrali della revisione la qualificazione del manutentore, la gestione del ciclo di vita, la verifica generale, i controlli periodici, i rivelatori di fiamma e la documentazione operativa.
Le principali novità della UNI 11224:2026
Il tecnico manutentore qualificato
Una delle modifiche più significative riguarda l’allineamento della terminologia al Decreto Controlli.
La nuova edizione fa riferimento al tecnico manutentore qualificato, superando o uniformando le precedenti definizioni di “persona competente” e “tecnico manutentore”.
Il tecnico deve possedere formazione, conoscenze, abilità pratiche e competenze adeguate allo specifico presidio sul quale interviene. Per i sistemi di rivelazione e allarme incendio il percorso di qualificazione è riferito al presidio P.5, mentre per i sistemi EVAC è previsto il presidio P.6.
Le disposizioni dell’articolo 4 del D.M. 1° settembre 2021 sulla qualificazione sono state prorogate al 25 settembre 2026. Dal 26 settembre 2026, secondo le indicazioni dei Vigili del fuoco, l’attività potrà essere svolta esclusivamente da soggetti in possesso dell’attestato di qualificazione previsto dal decreto e dalle relative circolari applicative.
Non si tratta di una modifica meramente lessicale. La qualifica diventa parte integrante della corretta organizzazione del servizio di manutenzione e incide su affidamento degli incarichi, contratti, registrazione degli interventi e responsabilità dell’impresa manutentrice.
Maggiore attenzione al ciclo di vita dell’impianto
La UNI 11224:2026 rafforza il concetto di ciclo di vita dei sistemi e dei singoli dispositivi.
L’età dell’impianto non rappresenta automaticamente una causa di sostituzione. Un sistema non deve essere dismesso solo perché ha superato una determinata anzianità, purché risulti funzionante, manutenibile e compatibile con le condizioni di esercizio.
Con l’aumentare dell’età, tuttavia, crescono:
- l’estensione dei controlli;
- la necessità di verificare l’affidabilità dei componenti;
- l’attenzione alla disponibilità dei ricambi;
- l’esigenza di dimostrare la compatibilità delle sostituzioni;
- la necessità di programmare interventi di revisione o rinnovo.
L’approccio si sposta quindi dalla semplice manutenzione “a calendario” a una gestione tecnica dell’intero ciclo di vita.
Controlli sugli impianti con più di 24 anni
Durante i lavori conclusivi di revisione è stata anticipata una modifica delle percentuali applicabili agli impianti più datati.
Per i sistemi che hanno superato la seconda verifica generale, quindi con oltre 24 anni di anzianità, il controllo periodico dovrebbe interessare stabilmente il 50% dei dispositivi a ogni visita.
In questo modo l’intero parco dispositivi viene verificato nell’arco delle visite previste durante l’anno, evitando che componenti molto datati rimangano esclusi dalle prove per periodi troppo lunghi.
L’esatta composizione dei campioni e le relative modalità operative devono essere ricavate dai prospetti e dalle disposizioni della nuova norma, aggiornando i piani basati sulla precedente edizione.
Cambia la verifica generale del sistema
La verifica generale continua a rappresentare uno dei momenti più importanti nella vita dell’impianto.
Non si tratta di una normale visita semestrale, ma di un’attività estesa che deve consentire di valutare:
- stato generale del sistema;
- rispondenza dell’impianto alla documentazione disponibile;
- eventuali modifiche intervenute nell’edificio;
- prestazioni dei dispositivi;
- corretto funzionamento delle logiche;
- disponibilità e compatibilità dei ricambi;
- manutenibilità futura del sistema.
Tra le modifiche illustrate durante l’iter di revisione figura l’eliminazione della prova reale dalle possibili attività collegate alla verifica generale. Questa procedura, prevista dall’edizione 2019 per alcune tipologie di rivelatore, aveva trovato una limitata applicazione pratica e poteva esporre il manutentore a valutazioni non direttamente riconducibili alla sua attività.
La revisione e la sostituzione dei dispositivi assumono quindi un ruolo ancora più importante, insieme alle prove funzionali effettuate con strumenti e metodi indicati dal produttore.
Revisione e sostituzione dei rivelatori con componente ottica
Un’altra novità anticipata durante la revisione riguarda i tempi entro i quali completare la revisione o la sostituzione dei rivelatori dotati di componente ottica.
Il periodo operativo dovrebbe essere ridotto da 6 a 3 anni. Ciò significa che, quando ricorrono le condizioni previste dalla verifica generale, la revisione o sostituzione dell’intero gruppo di rivelatori interessati deve essere programmata su un arco temporale più breve.
La modifica comporta conseguenze rilevanti per:
- pianificazione economica degli interventi;
- disponibilità dei materiali;
- programmazione delle fermate;
- gestione degli edifici complessi;
- aggiornamento dei contratti di manutenzione.
Il responsabile dell’attività dovrà quindi conoscere l’età dei singoli dispositivi e non soltanto la data generica di realizzazione dell’impianto.
Nuovi strumenti per la prova dei rivelatori di fumo
La revisione tiene conto della disponibilità di strumenti elettronici per la produzione controllata di fumo artificiale, utilizzabili in alternativa alle tradizionali aste con bombolette aerosol, capsule o altri generatori.
Questi dispositivi possono facilitare le verifiche in ambienti difficilmente accessibili o disponibili solo durante specifiche fermate dell’attività.
L’eventuale attivazione da remoto non elimina però la necessità di una verifica sul posto. Durante la fase di revisione è stato infatti precisato che deve essere controllata anche la reale condizione di allarme del sensore, compresa l’accensione dell’indicatore ottico. L’ispezione visiva rimane pertanto indispensabile.
Prove specifiche per le diverse tecnologie
La UNI 11224:2026 aggiorna e precisa le attività manutentive relative alle diverse tecnologie di rivelazione.
Particolare attenzione viene riservata a:
- rivelatori di fiamma;
- rivelatori lineari di calore;
- sistemi di rivelazione fumo ad aspirazione;
- rivelatori puntiformi e lineari di fumo;
- dispositivi combinati;
- rivelatori per condotta;
- dispositivi radio.
Per ogni tecnologia devono essere impiegati strumenti idonei e procedure coerenti con le indicazioni del fabbricante.
Nel caso dei sistemi ASD, ad esempio, è fondamentale poter disporre del calcolo di dimensionamento e dei dati della rete di aspirazione: lunghezza e disposizione delle tubazioni, numero e diametro dei fori, tempi di trasporto, portate e soglie di allarme.
Una prova limitata alla centrale non permette infatti di verificare le reali prestazioni della rete di campionamento.
EVAC e UNI 11988
L’aggiornamento rafforza il coordinamento tra sistemi di rivelazione incendio e sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza.
Durante la revisione è stato introdotto il riferimento alla UNI 11988:2025, utilizzabile per i sistemi EVAC in alternativa alla ISO 7240-19, secondo le condizioni previste dai rispettivi campi di applicazione.
Il controllo non deve limitarsi all’invio di un generico comando alla centrale EVAC. Occorre verificare l’intera sequenza funzionale, dalla segnalazione IRAI fino alla diffusione dei messaggi nelle zone previste dal progetto.
Interfacce con gli altri sistemi antincendio
Le liste di riscontro sono state riviste anche in relazione alla UNI/TR 11924:2023, dedicata alle interfacce di comando tra sistemi IRAI e sistemi di protezione antincendio.
Le verifiche devono considerare, quando presenti:
- chiusura di porte e serrande tagliafuoco;
- arresto degli impianti di ventilazione;
- attivazione dei sistemi di controllo del fumo;
- comando degli impianti di spegnimento;
- sblocco delle uscite;
- richiamo degli ascensori;
- trasmissione di allarmi a postazioni presidiate;
- attivazione dei sistemi EVAC.
Non basta quindi provare separatamente i singoli impianti. È necessario accertare che l’interazione avvenga secondo le logiche, le priorità e i tempi stabiliti nel progetto.
Più tracciabilità nelle liste di riscontro
La nuova impostazione attribuisce grande importanza alla documentazione delle prove.
Il manutentore deve poter dimostrare quali dispositivi sono stati controllati, quale prova è stata effettuata e quale risultato è stato ottenuto.
La lista di riscontro deve quindi essere dettagliata e supportata, quando possibile, da:
- salvataggio dello storico eventi della centrale;
- report generati dai software di manutenzione;
- stampa dei risultati;
- identificazione univoca dei dispositivi;
- registrazione delle anomalie;
- descrizione delle attività correttive;
- firma dei soggetti coinvolti.
Una semplice dichiarazione secondo cui “l’impianto è stato controllato” non è sufficiente a provare l’effettiva estensione delle verifiche.
La tracciabilità permette anche di costruire uno storico dell’impianto, individuare guasti ricorrenti e programmare le sostituzioni prima che l’obsolescenza comprometta la continuità del servizio.
Sostituzione dei componenti e compatibilità
Quando un componente guasto non può essere sostituito con un elemento identico, il nuovo dispositivo deve essere compatibile con il sistema esistente.
La compatibilità deve essere verificata dal punto di vista:
- elettrico;
- elettronico;
- funzionale;
- trasmissivo;
- software;
- normativo;
- meccanico e ambientale.
Nel caso della sostituzione di una centrale, per esempio, non è sufficiente verificare che i dispositivi vengano riconosciuti. Devono essere valutati anche i parametri trasmissivi dei cavi, le lunghezze delle linee, i protocolli, le alimentazioni, le cadute di tensione, le funzioni di isolamento e tutte le attuazioni collegate.
La sostituzione di un componente con un modello non equivalente può configurare una modifica significativa del sistema e richiedere una revisione della documentazione progettuale.
Disponibilità dei ricambi e presa in carico
La fase di presa in carico di un impianto assume un ruolo decisivo.
Prima di accettare il contratto, l’impresa manutentrice deve verificare:
- presenza della documentazione;
- stato dell’impianto;
- identificabilità dei dispositivi;
- disponibilità di strumenti e software;
- reperibilità di ricambi identici o compatibili;
- possibilità di accedere ai componenti;
- eventuali limitazioni del produttore.
Quando i ricambi non sono più disponibili, il sistema può risultare ancora funzionante, ma non più effettivamente manutenibile in caso di guasto.
Questa condizione deve essere segnalata formalmente al responsabile dell’attività, proponendo un piano di adeguamento, migrazione o sostituzione.
Periodicità della manutenzione: cosa controllare
La struttura della UNI 11224 continua a distinguere diverse fasi:
- controllo iniziale, effettuato prima della consegna di un nuovo sistema, dopo modifiche rilevanti o in occasione della presa in carico da parte di un nuovo manutentore;
- sorveglianza, svolta secondo il piano predisposto dal responsabile del sistema, per accertare che centrale e dispositivi non presentino anomalie evidenti;
- controllo periodico, comprendente prove funzionali, verifiche documentali e controllo di un determinato numero di componenti;
- manutenzione ordinaria, necessaria per riparazioni e sostituzioni di limitata entità;
- manutenzione straordinaria, relativa a interventi più importanti, modifiche o sostituzioni che possono incidere sulle caratteristiche del sistema;
- verifica generale, effettuata alle scadenze previste in funzione dell’età e delle apparecchiature installate.
Poiché la nuova edizione interviene proprio sulle tempistiche e sulle attività dei controlli periodici e della verifica generale, non è opportuno continuare a utilizzare automaticamente tabelle, percentuali e procedure ricavate dalla UNI 11224:2019. I piani di manutenzione devono essere confrontati con i nuovi prospetti della UNI 11224:2026.
UNI 11224 e Decreto Controlli
Le norme UNI sono standard tecnici di applicazione volontaria e non sono, di per sé, atti legislativi. Nel settore antincendio, tuttavia, costituiscono un riferimento fondamentale per dimostrare che le attività sono state eseguite secondo la regola dell’arte.
Il D.M. 1° settembre 2021 stabilisce i criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio. Le operazioni devono essere effettuate nel rispetto delle disposizioni applicabili, delle norme tecniche pertinenti e delle istruzioni del fabbricante.
La UNI 11224 viene espressamente richiamata da UNI come riferimento tecnico collegato all’attuazione del Decreto Controlli.
L’applicazione della norma interessa quindi:
- datori di lavoro;
- responsabili delle attività;
- amministratori e gestori immobiliari;
- progettisti;
- installatori;
- imprese di manutenzione;
- tecnici manutentori qualificati;
- professionisti antincendio.
Cosa devono fare aziende e manutentori
Con l’entrata in vigore della UNI 11224:2026 è opportuno procedere immediatamente alla revisione dell’organizzazione manutentiva.
Il responsabile dell’attività dovrebbe innanzitutto verificare la data di consegna dell’impianto e ricostruirne l’anzianità. Per i sistemi più vecchi, occorre controllare se siano già state effettuate le verifiche generali e con quali modalità.
Dovrebbero inoltre essere aggiornati:
- il piano di manutenzione;
- i contratti con le imprese manutentrici;
- le frequenze e le percentuali dei dispositivi sottoposti a prova;
- le liste di riscontro;
- il registro dei controlli;
- l’inventario dei dispositivi;
- il piano di revisione o sostituzione dei rivelatori;
- le procedure per le interfacce IRAI, EVAC e altri impianti;
- la verifica della qualificazione dei tecnici;
- la programmazione economica degli interventi.
Particolare attenzione deve essere riservata agli impianti con più di 12 o 24 anni, ai sistemi privi di documentazione e agli impianti per i quali il produttore non garantisce più ricambi o assistenza.
La UNI 11224:2026 non modifica soltanto alcune prove tecniche, ma propone un modello più maturo di gestione dei sistemi di rivelazione incendio.
In sintesi, l’impianto non viene più considerato come un insieme di dispositivi da testare periodicamente, ma come un sistema complesso da mantenere affidabile durante tutto il ciclo di vita.
La qualificazione del tecnico, la tracciabilità delle operazioni, il controllo delle interfacce, la disponibilità dei ricambi e la gestione degli impianti più datati diventano elementi centrali.
Per progettisti, gestori e manutentori la prima attività da svolgere è quindi il confronto tra le procedure utilizzate fino a oggi e il testo della nuova edizione, aggiornando piani, modulistica e contratti prima dei prossimi controlli.
La UNI 11224:2026 è scaricabile a pagamento dal sito UNI
Approfondimenti
Per approfondire il tema, leggi l’articolo dedicato a UNI 11224: sistemi di rivelazione incendi. L’attività di prevenzione incendi deve essere, necessariamente, svolta da tecnici che conoscono la normativa di riferimento per il rilascio dei verbali e dei certificati necessari; a tal riguardo ti segnalo un software per la progettazione unitaria ed integrata della prevenzione incendi, in grado di produrre tutta la documentazione antincendio: dalla relazione tecnica antincendio al fascicolo per il SUAP.
Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/notizie/nuove-regole-per-controllo-e-manutenzione-dei-sistemi-di-rivelazione-incendi/
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Giuseppe De Luca
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