Miami (USA), 11 luglio 2026 – Tra le tante personalità di spicco di questo Mondiale non si può non citare Erling Braut Haaland, che con i suoi 7 gol ha trascinato la Norvegia ad uno storico quarto di finale contro l’Inghilterra. Il centravanti norvegese, ormai da anni considerato unanimemente come uno dei migliori al mondo, insegue Messi e Mbappé appaiati ad 8 reti nella classifica dei goleador del torneo e sta vedendo aumentare esponenzialmente la sua già ampia popolarità in tutto il pianeta.
Oltre che un realizzatore sopraffino, Haaland si sta dimostrando un grande protagonista anche al di fuori del terreno di gioco e la sua figura viene celebrata in diversi modi: nelle ultime ore, ad esempio, cercando su Google il suo nome appaiono nella schermata dei vichinghi che remano. Si tratta di un omaggio alla “Viking Row“, la storica vogata diventata ormai un rituale che i calciatori norvegesi effettuano insieme ai tifosi al termine di ogni gara. La Haaland-mania è salita sempre più alle stelle dopo la straordinaria prestazione con tanto di doppietta contro il Brasile di Ancelotti, alla vigilia di uno scontro proprio contro quell’Inghilterra che gli ha visto dare i natali. Erling Braut è infatti nato a Leeds, nello Yorkshire, nel periodo in cui il padre Alf-Inge militava nella squadra locale. Una sfida speciale per lui e un incredibile ‘what if’ per i tifosi inglesi: ma se Haaland avesse scelto di giocare per il suo paese di nascita? A questo proposito è tornata virale un’intervista del 2022 dove parlò della sua decisione con grande chiarezza.
Il Mondiale di Haaland
Erling Braut Haaland compirà 26 anni il prossimo 21 luglio, ma nel corso della sua ancora breve carriera ha già raggiunto svariati obiettivi e collezionato numeri da sottolineare sia a livello personale che di palmares. Il centravanti norvegese ha percorso parecchia strada da quel 30 maggio 2019, giorno in cui si fece conoscere al mondo intero segnando ben 9 gol nel 12-0 della Norvegia all’Honduras durante il Mondiale Under-20 in Polonia. Oggi è un attaccante da 361 gol in carriera in tutte le competizioni, vincitore di 12 trofei tra cui la Champions League del 2023 e trascinatore oggi di una nazionale pronta a giocarsi un approdo alle semifinali di un Mondiale come mai successo nella propria storia. Un concentrato di forza, senso del gol e personalità, capace di mantenere un rendimento fuori dal comune con tutte le maglie che ha vestito, dal Molde in Norvegia passando per il Salisburgo in Austria, il Borussia Dortmund in Germania e il Manchester City di Pep Guardiola in Inghilterra. In nazionale, nemmeno a dirlo, i numeri sono ai limiti dell’assurdo con addirittura 62 reti segnate in 54 presenze, ma è in questa prima vera occasione in un torneo internazionale che Haaland sta mettendo sempre più in risalto le proprie doti, oltre che di centravanti, anche di leader assoluto in campo. Sulla strada dei vichinghi ora c’è l’Inghilterra, paese dove Erling Braut gioca dal 2022 e dove nacque in quel luglio del 2000, durante la militanza del padre Alf-Inge al Leeds United.
Il personaggio Haaland
In queste settimane di Coppa del Mondo la fama di Erling Haaland è cresciuta esponenzialmente. Il numero dei follower su Instagram è salito da 40 a 60 milioni, nei vari social girano tanti meme su di lui ed il suo nome è stato recentemente più cercato su Wikipedia anche di quelli di Messi e Cristiano Ronaldo. Oltre al rendimento in campo che non delude le attese, Haaland non perde l’occasione per attirare l’attenzione delle persone anche per via del suo modo divertente e scherzoso di raccontarsi e di farsi vedere al di dal terreno di gioco. Una personalità irriverente e spontanea, dimostrata anche nelle varie interviste e conferenze stampa dove spesso risponde alle domande in modo schietto e diretto: l’ultima trovata dell’attaccante davanti ai microfoni è stata quella di rivolgere tutte le attenzioni del momento a un’Inghilterra dichiarata da lui stesso “favorita”: “La nostra percentuale di vittoria del Mondiale resta molto bassa – ha dichiarato nella conferenza alla vigilia –. Le favorite sono altre: dovreste mettere la pressione sulla nazionale inglese…”. Una pretattica degna del suo grande maestro, Pep Guardiola, con cui ha lavorato nelle ultime quattro stagioni e sotto cui ha raggiunto la definitiva maturazione calcistica. In questi giorni di Haaland nei media se ne sta parlando tantissimo e per vari motivi, ma ora la parola spetterà al campo in quella che per lui consiste in una sfida speciale sotto tutti i punti di vista. Contro l’Inghilterra Erling troverà amici, compagni e avversari con cui ha condiviso il campo nelle recenti stagioni, ma a questo punto non c’è più spazio per i sentimenti: la posta in gioco è molto alta e la semifinale diventa a questo punto un obiettivo credibile per la Norvegia di Solbakken, che non vuole interrompere qui la propria estate memorabile.
Quell’intervista del 2022
Incalzato sulla scelta della nazionale in un’intervista a Goal del 2022, tornata di moda in vista della sfida di sabato 11 luglio, Haaland parlò chiaramente del motivo per il quale scelse la Norvegia rispetto all’Inghilterra: “Ho vissuto in Inghilterra per i primi tre anni e mezzo, forse quattro, della mia vita – affermò –. Però poi sono tornato presto in Norvegia, dove sono stato per tanti anni. Per questo fu naturale per me scegliere la nazionale norvegese. Forse, se mio padre avesse giocato in Inghilterra più a lungo, oggi sarei inglese a tutti gli effetti”. Proprio la carriera del padre Alf-Inge, terminata per un brutto fallo ricevuto dallo storico capitano del Manchester United Roy Keane mentre vestiva la casacca del City, rappresenta un curioso collegamento con Haaland figlio, che ha già invece riscritto la storia dell’altra sponda di Manchester a suon di gol e trofei. Il papà di Erling Braut fu costretto al ritiro ed a rientrare in Norvegia nel 2003, portando con sé il figlio di 3 anni ed evitando uno scenario che avrebbe visto Haaland vestire la maglia dei Tre Leoni.
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