A dirlo, e non è la prima volta che punta il dito e fa i conti nelle casse pubbliche, di quanto costino gran parte dei macroattrattori turistici che hanno la punta avanzata, e con significativi introiti per l’economia, nei voli dell’Aquila e della slittovia tra Pietrapertosa e Castelmezzano, ma per il resto il referente del Cseres di Basllicata muove non poche perplessità e li elenca tutti, con l’interrogativo se ne sia valsa la pena, visto che per raggiungere quelle località occorre superare gli ostacoli dei dissesti e di altri impedimenti. Tanti soldi che si sarebbero dovuti spendere con oculatezza e in qualche caso affatto, visti i problemi cronici di occupazione, taglio dei servizi, emigrazione giovanile e via elencando. Simonetti punta il dito su quanti continuano a investire con danaro pubblico. ‘’Ciò che rende questo sistema eterno – afferma Simonetti- è il fatto che i promotori di questi progetti non rischiano mai il proprio capitale. Gli studi di fattibilità vengono scritti per intercettare il bando, incassare le parcelle e, in caso di fallimento del macroattrattore (regolarmente puntuale), per i progettisti e i manager politici scatta il paracadute del posto fisso negli enti sub-regionali o nelle società pubbliche.La Basilicata del 2026 è questa: un presunto set cinematografico a cielo aperto, un luna park della plastica e dell’acciaio sospeso sopra le frane, dove si spendono milioni per far volare le persone o farle sciare sull’erba sintetica, mentre sotto le funi muoiono i treni, le strade, gli ospedali e i diritti dei cittadini. Un spreco collettivo a spese dello Stato’’. Fatture al mittente…
La Basilicata dei Record Mondiali e del Declino
Esiste una regione che nei padiglioni delle fiere del turismo e nei passaggi televisivi nostalgici di Linea Verde si presenta come la terra dei primati, un paradiso dell’adrenalina e della sostenibilità. E poi c’è la regione reale, quella descrittiva e spietata dei fatti, che rivela come questa corsa al Guinness dei Primati sia solo un gigantesco oppio mediatico somministrato a un territorio in pieno default infrastrutturale, industriale e sanitario. La Basilicata ha smesso di essere una terra di pensiero e produzione per trasformarsi in una lotteria per improbabili posizioni di rendita turistica, interamente assistita dal denaro pubblico.
1. La industria dei Record ad Uso per il fascino della nostalgia.
Se si sfoglia il catalogo dei “macroattrattori” lucani, sembra di leggere un bollettino di megalomania ingegneristica. La Basilicata vanta:
• Il ponte tibetano più lungo del mondo a Castelsaraceno (586 metri di campata unica);
• L’altalena più grande del mondo a Vietri di Potenza;
• Il ponte tibetano più alto d’Italia (il Ponte alla Luna) a Sasso di Castalda;
• Nella diga in terra battuta più grande d’Europa a Monte Cotugno (Senise), teatro dello spettacolo dell’acqua più grande del mondo;
• Potenza, il capoluogo di provincia più alto d’Italia, dotato delle scale mobili urbane più lunghe d’Europa (e seconde al mondo) ma ora chiuse.
• Maratea, la statua del Resentore più alta al mondo dopo Rio de Janeiro,da tempo in attera di restauro.
Ma a cosa serve questa collezione di specchietti per le allodole? La risposta è cinica: sono richiami a bilancio economico insufficiente. Non muovono il turismo internazionale né d’élite, ma servono a ingrifare l’orgoglio i gestori.Servono a far crede, tramite una foto su Instagram sul ponte sospeso, che la terra in declino esista ancora e batta dei record. È un turismo dei flussi di ritorno che genera escursionismo “mordi e fuggi”, lasciando sul territorio pochi spiccioli e confermando il dato drammatico certificato da Banca d’Italia: un Indice di Utilizzazione Lorda delle strutture fermo al 18%, ovvero alberghi vuoti per 299 giorni all’anno. E il legame con i figli degli emigrati è destinato a spegnersi a breve nella diaspora esponenziale.
2. Le Vie d’Accesso Non Esistono: Arrivare al “Luna Park” è un’Impresa
Il paradosso esplode quando si tenta di raggiungere queste cattedrali dell’adrenalina. Il territorio è paralizzato dal dissesto idrogeologico e dall’abbandono logistico.
• Ferrovie da Terzo Mondo: Le linee vitali Foggia-Potenza e Salerno-Metaponto sono rimaste isolate e sostituite con autobus. I treni sospesi non partono, lasciando la regione tagliata fuori dai corridoi nazionali.
• L’Agonia di Maratea: il centro del Tirreno è l’emblema del collasso. La strada a Castrocucco è ancora interrotta da sensi unici alternati per la frana; la panoramica del porto è bloccata da un altro smottamento; i lavori ad Acquafredda sono eterni e il famigerato bypass di Castrocucco è in ritardo di oltre due anni, mentre del progetto della galleria si sono perse le tracce. Il degrado è tale che persino la statua del Cristo Redentore perde letteralmente le dita delle mani nell’indifferenza generale, e ristoranti storici come Za Mariuccia gettano la spugna e chiudono i battenti.
3. La Morte dell’Industria e dei Servizi Essenziali
Mentre la politica spende milioni di euro pubblici per inaugurare parchi avventura, la Basilicata reale perde i pezzi della sua economia produttiva e i diritti costituzionali minimi dei suoi cittadini.
• Il Cimitero Industriale: I poli produttivi che un tempo davano lavoro e dignità sono stati rasi al suolo dalle crisi e dalle inchieste. Realtà come Marlane, Intesa, Pamafi, e la Lucana Calzature della Colla non esistono più, lasciando dietro di sé solo capannoni dismessi, discariche di rifiuti speciali mai bonificate,disoccupazione e pesanti strascichi giudiziari
• Via i Medici, Dentro i Ciclisti: La sanità è al collasso: l’ospedale De Lieto di Maratea, un tempo eccellenza medica, è ridotto a un guscio vuoto. Nei paesi dell’interno il copione si ripete con ferocia: a Latronico si invita in pompa magna l’influencer Vittorio Brumotti per fare acrobazie in bicicletta sulla nuova pista di pump trach , tutta l’area sud perde gli sportelli bancari, i bancomat, le guardie mediche e i medici di base. Il cittadino non può curarsi, ma può guardare i ciclisti e le troupe Rai che prmuovono ed i festival senza film ma zavorrato di tavole rotonde rituali finaziate da Gal,Enti regionali e Regione.
4. Il Cimitero delle Cattedrali del Divertimento e il Bluff delle Biciclette
I macroattrattori, quando non chiudono, diventano aborti ingegneristici. Il Parco delle Stelle di Trecchina è un fallimento; lo spettacolo dell’acqua a Senise è costato milioni per produrre il nulla; il Volo dell’Aquila a San Costantino Albanese ha chiuso e non ha mai più riaperto.
Capitolo a parte merita il comparto neve, ridotto a una barzelletta climatica: sul Sirino la seggiovia è stata spazzata via da una valanga e il finanziamento Invitalia da 25 milioni di euro per il ripristino è andato perduto; sul Volturino gli impianti sono fermi da da tempodopo un sabotaggio. La risposta della politica? Il fumo negli occhi delle piste da sci sintetiche in plastica, con il progetto della Sellata (Pierfaone) da chiudere in fretta entro dicembre 2026 a cui fa eco la competizione di Avigliano sul Monte Carmine. Progetti folli nati da “deliri collettivi”, come gli studi di fattibilità per una cabinovia Abriola-Pierfaone o il recupero cicloturistico dei vecchi ponti della ferrovia Pignola-Laurenzana. Nel frattempo, la super bufala della cestovia Nemoli-Sirino si è rivelata l’ennesima supercazzola.
E dove non arriva la plastica da sci, arrivano le piste ciclabili fantasma finanziate dal MIT o dal PNRR:
• La ciclovia Potenza-Pignola è bloccata da una proprietà privata e mangiata da rovi e dissesti prima ancora di essere inaugurata; la Lagonegro-Rotonda è deserta e poco manutenuta verso Castelluccio.
• Ad Accettura e nei paesi limitrofi, la “Ciclovia della bellezza” si è tradotta nell’acquisto di una flotta di 80 e-bike di scarsa qualità che nessuno userà mai, replicando il modello di decine di noleggi di bici nati e morti ovunque con soldi pubblici, mentre i negozi specializzati storici del territorio chiudono.
• A Potenza, il trasporto FAL urbano è un flop clamoroso,nessun dato sui pochi intimi che usano la metro leggera, così come il bike sharing Vaimoo in partnership con le stesse FAL: per giustificare il finanziamento hanno creato pericolose e inutilizzate bike lane a via del Gallitello, Isca del Pioppo e Santa Maria, usando gli studenti UniBas come cavie di una mobilità insostenibile su pendenze montane.
5. Il Riciclaggio dei Fallimenti col PNRR: Volare Sopra le Frane
Il sistema non impara dai propri errori, ma li rifinanzia. Fallito il Volo dell’Aquila a San Costantino, la politica ci riprova: con 20 milioni di euro del PNRR si lavora per riciclare il “volo” sul pilone finale della vecchia funivia abbandonata del Vulture (Melfi) sperando di intercettare i turismo del fine settimana proveninte dalla Puglia
E se le Terme di Latronico sono bloccate perché gli investitori russi della Russit sono spariti lasciando gli scheletri degli alberghi e non solo, il capolavoro della programmazione regionale si trova nell’ultimo Piano Trasporti Regionale: la previsione di una funivia Basentana-Dolomiti Lucane. La confessione finale di un’intera classe dirigente: non siamo in grado di aggiustare le strade franate a terra, quindi faremo volare i turisti nel cielo.
Conclusioni: La Lotteria della Rendita Pubblica
Ciò che rende questo sistema eterno è il fatto che i promotori di questi progetti non rischiano mai il proprio capitale. Gli studi di fattibilità vengono scritti per intercettare il bando, incassare le parcelle e, in caso di fallimento del macroattrattore (regolarmente puntuale), per i progettisti e i manager politici scatta il paracadute del posto fisso negli enti sub-regionali o nelle società pubbliche.
La Basilicata del 2026 è questa: un presunto set cinematografico a cielo aperto, un luna park della plastica e dell’acciaio sospeso sopra le frane, dove si spendono milioni per far volare le persone o farle sciare sull’erba sintetica, mentre sotto le funi muoiono i treni, le strade, gli ospedali e i diritti dei cittadini. Un spreco collettivo a spese dello Stato.
CSERES
Pietro Simonetti
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Franco Martina
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