Meta sta distribuendo un aggiornamento per i suoi smart glasses che disattiverà la fotocamera quando il dispositivo rileverà una manomissione o la distruzione del LED privacy, cioè la spia che segnala la registrazione. La misura, riportata nell’articolo di The Verge sugli occhiali Meta, arriva dopo le critiche sull’uso dei dispositivi come videocamere indossabili e dopo casi di modder che avevano provato ad aggirare l’indicatore luminoso.
Per imprese, organizzatori di eventi, pubbliche amministrazioni e luoghi aperti al pubblico in Italia, la questione non si esaurisce nella scheda tecnica del prodotto. Gli smart glasses con fotocamera introducono un oggetto personale in spazi regolati da policy aziendali, informative privacy e controlli sugli accessi: un tema già familiare nel quadro del GDPR e delle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali sui dispositivi video.
▶” frameborder=”0″ allow=”accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture” allowfullscreen title=”Vedi il video”>
Il LED diventa controllo tecnico
Secondo The Verge, l’aggiornamento è pensato per contrastare chi interviene fisicamente sulla spia di registrazione. Meta aveva già adottato una misura contro la copertura del LED: dalla seconda generazione degli occhiali, bloccare la luce con nastro adesivo o altri oggetti attiva un messaggio che chiede all’utente di scoprire l’indicatore. La nuova funzione interviene su un livello diverso, perché spegne la fotocamera quando rileva la manomissione o la distruzione della spia.
La differenza operativa è concreta: non si tratta più solo di avvisare l’utente, ma di impedire l’uso della fotocamera se il segnale visibile di registrazione viene compromesso. The Verge riferisce che alcuni modder avevano trovato soluzioni alternative al blocco basato sulla copertura del LED, inclusi interventi fisici come forare la luce. La risposta di Meta sposta quindi il presidio privacy dal comportamento dell’utente al funzionamento del dispositivo.
Alex Himel, vicepresidente wearables di Meta, aveva anticipato a The Verge l’arrivo dell’aggiornamento alcune settimane prima, dopo il lancio di Meta Glasses più economici e senza branding Ray-Ban. In quella occasione, Himel aveva riconosciuto che l’azienda era consapevole di un aumento degli usi impropri insieme alla maggiore diffusione dei dispositivi.
Il punto per chi acquista o autorizza questi strumenti in ambito professionale è che la spia di registrazione diventa parte del sistema di controllo, non un dettaglio cosmetico. Se un’azienda consente l’uso di occhiali con fotocamera in uffici, stabilimenti, negozi o sale riunioni, dovrà trattarli come dispositivi capaci di acquisire immagini e video, distinguendo tra funzioni audio-only, foto, video e assistenti basati su IA.
Dai modder ai tribunali americani
L’aggiornamento arriva in una fase di scrutinio pubblico più intenso. The Verge collega la decisione di Meta alle critiche online su piani riportati per aggiungere il riconoscimento facciale agli occhiali, oltre a segnalazioni su cattivi attori che avrebbero molestato giovani donne usando i dispositivi. La stessa fonte riferisce che alcuni luoghi pubblici stanno valutando divieti o restrizioni.
Tra gli esempi citati, Syracuse.com ha riportato che lo Stato di New York inizierà a vietare gli occhiali con fotocamera in tutte le aule di tribunale nel corso del mese. The Verge aggiunge che la scelta segue misure simili adottate dai tribunali di Philadelphia e restrizioni introdotte da compagnie di crociera sull’uso di smart glasses nelle aree comuni.
Questi precedenti non producono effetti diretti in Italia, ma offrono un modello operativo: divieti specifici in ambienti dove la registrazione non autorizzata può interferire con diritti, procedure o aspettative di riservatezza. Per un tribunale, una struttura sanitaria, una banca, una scuola o un reparto ricerca, la policy non può limitarsi a vietare genericamente le riprese con smartphone se il personale, i visitatori o i fornitori possono entrare con una videocamera indossabile sul volto.
In un contesto aziendale italiano, il perimetro pratico parte da tre domande: chi può indossare questi dispositivi, in quali aree e con quali funzioni attive. La risposta deve essere comprensibile per dipendenti, clienti e ospiti, perché il trattamento di immagini identificabili può rientrare nella disciplina sui dati personali. Il testo del Regolamento UE 2016/679 sul GDPR contiene principi come minimizzazione, trasparenza e protezione dei dati fin dalla progettazione, che diventano centrali quando il dispositivo è mobile e difficile da distinguere da un paio di occhiali tradizionali.
La privacy diventa funzione vendibile
Il mercato si sta muovendo nello stesso spazio competitivo. Nel servizio di WIRED sugli smart glasses Solos, l’azienda Solos viene descritta come storicamente concentrata su occhiali smart solo audio. Ora ha annunciato due nuovi modelli: gli AirGo A6, audio-only, e i Solos AirGo V2, dotati di fotocamera.
La nuova misura di Meta sposta gli smart glasses dal terreno gadget a quello delle policy: LED, fotocamera e IA diventano voci di compliance.
Secondo WIRED, gli AirGo V2 costano 299 dollari e offrono funzioni comparabili ai nuovi smart glasses Meta da 299 dollari: acquisizione di foto e video, riproduzione musicale e interazione con un assistente basato su IA in grado di vedere ciò che vede l’utente. Possono montare lenti graduate e dichiarano una batteria da 10-12 ore.
Solos propone anche un Privacy Kit da 79 dollari, composto da accessori clip-on. La schermatura privacy copre le fotocamere e blocca la registrazione dell’ambiente, consentendo di continuare a usare gli occhiali in modalità solo audio; nel kit è presente anche una lente polarizzata clip-on. È un approccio diverso da quello di Meta: invece di disattivare la fotocamera in caso di manomissione del LED, Solos vende un componente rimovibile che limita fisicamente ciò che la fotocamera può acquisire.
WIRED osserva però che un accessorio separato può essere una soluzione debole: l’utente deve comprarlo, agganciarlo e rimuoverlo ogni volta, e nulla impedisce a un soggetto scorretto di togliere la copertura dopo essere entrato in un luogo in cui le registrazioni sono vietate. Per le imprese, questo dettaglio conta nella valutazione d’acquisto: un controllo integrato nel dispositivo e un accessorio rimovibile non offrono lo stesso grado di affidabilità procedurale.
La corsa agli occhiali IA
WIRED descrive Meta come forza dominante nel mercato degli smart glasses, mentre altri gruppi cercano spazi alternativi. Google e Samsung collaborano sulla piattaforma Android XR, con nuovi occhiali attesi da brand eyewear come Warby Parker e Gentle Monster; Apple, secondo quanto riportato da WIRED, starebbe lavorando ai propri smart glasses.
Nel segmento più piccolo, alcune aziende scelgono un posizionamento diverso. WIRED cita Even Realities e i suoi occhiali senza fotocamera, mentre Solos rilancia la privacy come elemento di differenziazione. Il precedente modello con fotocamera, Solos AirGo Vision, era stato inserito da WIRED nella sezione “Don’t Bother” della propria guida ai migliori smart glasses per qualità media dell’acquisizione, controlli touch frustranti e un’app energivora che richiedeva troppi permessi.
Il confronto mostra una frattura commerciale: una parte del mercato punta sull’assistente visivo, quindi su fotocamera e IA; un’altra prova a vendere occhiali audio-only, coperture o design senza camera. Per responsabili IT e procurement, la scelta non riguarda solo prezzo e batteria, ma anche la possibilità di dimostrare che certe funzioni siano disabilitate, limitate o escluse da specifici ambienti di lavoro.
La funzione di riconoscimento facciale rimane il confine più delicato. The Verge parla di piani riportati per aggiungerla agli occhiali Meta; WIRED riferisce che Meta avrebbe inserito silenziosamente codice di face recognition nei suoi occhiali, poi rimosso rapidamente dopo le proteste seguite a un precedente report della stessa testata. Nell’Unione europea, le funzioni biometriche si innestano anche sul Regolamento UE 2024/1689 sull’IA, che disciplina i sistemi di intelligenza artificiale con un approccio basato sul rischio.
Per aziende e PA servono policy
Il riferimento operativo per chi lavora in Italia resta la protezione dei dati. Le linee guida EDPB sui dispositivi video spiegano come applicare il GDPR al trattamento di dati personali tramite dispositivi video, inclusi scenari in cui le immagini permettono l’identificazione delle persone. Non sono scritte per un singolo prodotto, ma il ragionamento si applica a videocamere tradizionali e dispositivi smart.
Il Garante Privacy, nella propria sezione sulla videosorveglianza, chiarisce che l’interessato deve poter capire quale zona sia coperta da una telecamera, così da evitare la sorveglianza o adeguare il proprio comportamento. La pagina del Garante sui criteri italiani per la videosorveglianza richiama anche il rinvio all’informativa completa. Con occhiali indossabili, questo schema diventa più complesso perché la “zona coperta” non è fissa come nel caso di una telecamera a parete.
Per una PMI, una società di consulenza o una PA, la misura minima è separare i casi d’uso. Un tecnico può voler usare occhiali con fotocamera per assistenza remota su un impianto; un commerciale può volerli usare durante una fiera; un dipendente può indossarli come dispositivo personale. Sono situazioni diverse per finalità, base giuridica, informativa, conservazione dei contenuti e accesso ai file registrati.
La gestione dovrebbe entrare nelle policy BYOD e nei regolamenti interni sugli strumenti di ripresa. Dove l’accesso di visitatori è controllato, badge, reception e personale di sicurezza devono sapere se gli occhiali con fotocamera sono ammessi, vietati o ammessi solo con fotocamera disattivata. Nei contratti con fornitori che usano videoassistenza o documentazione visuale, l’azienda dovrebbe indicare chi è titolare o responsabile del trattamento, dove finiscono le registrazioni e per quanto tempo vengono conservate.
La novità di Meta segnala che anche i produttori stanno trasformando la privacy in un requisito di prodotto misurabile: LED non occultabile, disattivazione della fotocamera, modalità audio-only, coperture fisiche, assenza della camera. Per chi opera in Italia, la scelta degli smart glasses dovrà quindi passare da una valutazione tecnica e documentale insieme: cosa può registrare il dispositivo, come lo segnala, come impedisce gli abusi e quali prove può fornire l’organizzazione in caso di contestazione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Tom’s Hardware
Source link




