Vertenza R. Marine Group, i lavoratori protestano davanti all’INPS: si apre uno spiraglio per lo sblocco della cassa integrazione



Una mattina di tensione e speranza quella vissuta oggi dai lavoratori della R. Marine Group Srl, affiancati dalle sigle sindacali FIM CISL, FIOM CGIL e UILM UIL, hanno dato vita a un sit-in di protesta davanti alla sede provinciale dell’INPS. Al centro della mobilitazione, il mancato sblocco della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), che sta lasciando 14 famiglie senza reddito e in una condizione di profonda incertezza economica.

La protesta ha portato a un’audizione immediata con i vertici dell’Istituto previdenziale, un incontro che sembra aver segnato un primo punto di svolta. Secondo quanto riferito dall’azienda, la direzione dell’INPS si è mostrata disponibile all’ascolto, richiedendo ulteriori chiarimenti che potrebbero finalmente portare a una rapida definizione della pratica.

Una burocrazia che “ferma il tempo delle persone”

La vicenda della R. Marine Group è strettamente legata alla realizzazione del Museo del Mare, un’opera di pubblica utilità che ha imposto il trasferimento del cantiere navale dal suo sito storico. Nonostante l’azienda sia risultata aggiudicataria di una nuova area già nel settembre 2025, lungaggini amministrative e la mancanza di una programmazione certa hanno impedito la piena ripresa delle attività.


«In uno Stato di diritto, il tempo della burocrazia non può prevalere sul tempo delle persone», ha dichiarato la proprietà dell’azienda, sottolineando come il ritardo non sia imputabile alla società, ma a un iter comunale che solo nel maggio 2026 ha fornito tempistiche ufficiali. L’azienda ha documentato oltre 100 PEC inviate al Comune e 40 incontri istituzionali nel tentativo di sbloccare la situazione.

«Nel dicembre 2024 il Comune ha pubblicato il bando per l’assegnazione della nuova area destinata alle attività nautiche, consentendo alle imprese già operanti nel settore di partecipare alla procedura e, nel nostro caso, qualora ritenute meritevoli, di trasferire la propria attività nella nuova sede. La nostra società ha partecipato al bando e, nel settembre 2025, è risultata aggiudicataria- ha dichiarato Federico Rosmini amministratore della sociatà –  Da quel momento, pur essendo pronti a procedere e avendo già predisposto gran parte del progetto, siamo rimasti in attesa che il Comune definisse le procedure e, soprattutto, i tempi necessari per il completamento dell’iter amministrativo.

Solo nel maggio 2026, a seguito di una riunione da noi espressamente richiesta con i tecnici e i dirigenti comunali, ci è stata finalmente comunicata una tempistica ufficiale: 180 giorni complessivi, di cui 90 giorni destinati all’analisi del rischio ambientale e ulteriori 90 giorni per la Conferenza dei Servizi e il successivo passaggio allo SUAP, indispensabili per la conclusione della fase progettuale.

È quindi evidente che il ritardo non è imputabile alla nostra azienda, bensì all’assenza, per molti mesi, di una programmazione certa da parte della precedente amministrazione comunale».

I nodi del contendere: imputabilità e transitorietà


L’INPS aveva inizialmente sollevato dubbi su due requisiti fondamentali per la concessione della CIGO: l’imputabilità del fermo e la transitorietà della sospensione. Durante l’audizione odierna, i rappresentanti dei lavoratori e dell’azienda hanno ribadito che la sospensione è una fase temporanea legata esclusivamente alla cantierizzazione della nuova sede.

A supporto della propria buona fede, la R. Marine Group ha evidenziato di non aver mai sofferto di carenza di commesse, citando importanti contratti per la manutenzione di unità SAR e collaborazioni con i Piloti dello Stretto e le Capitanerie di Porto. Per garantire la continuità operativa, la società ha persino preso in locazione un capannone temporaneo, sostenendo ingenti costi di logistica.

In altre parole, «la nostra azienda non ha mai rinunciato a proseguire la propria attività. A dimostrazione di quanto affermato vi sono i fatti: abbiamo preso in locazione un capannone per svolgere la manutenzione ordinaria delle imbarcazioni e sostenuto numerosi costi, documentati dalle fatture relative al noleggio di gru e ai trasporti eccezionali, al fine di garantire, nonostante le difficoltà, la continuità operativa dell’attività. È rimasta semplicemente in attesa che il Comune completasse gli adempimenti amministrativi necessari per consentirci il trasferimento. Solo dopo aver ricevuto, nel maggio 2026, una tempistica ufficiale è stato possibile dimostrare con maggiore chiarezza che sia il requisito dell’imputabilità sia quello della transitorietà trovano pieno riscontro nei fatti e nella documentazione amministrativa già prodotta.

Su questi aspetti abbiamo avuto modo di confrontarci anche con i dirigenti e con la Direzione dell’INPS, che ci hanno ricevuto con grande disponibilità e attenzione, consentendoci di illustrare personalmente quanto già rappresentato nelle relazioni tecniche e nella documentazione depositata».

L’allarme dei sindacati


Le segreterie regionali di FIM, FIOM e UILM hanno denunciato con forza come i lavoratori stiano subendo una significativa riduzione del reddito a causa del mancato pagamento delle indennità spettanti per i periodi richiesti a partire da gennaio 2026. «Dietro ogni dipendente c’è una famiglia: ci sono mutui, affitti e figli», ha ricordato l’imprenditore, ringraziando i sindacati per il supporto in una battaglia che ha l’unico obiettivo di garantire diritti minimi di sussistenza.

L’esito del confronto odierno fa ben sperare: l’impegno dell’INPS a valutare i nuovi elementi tecnici forniti potrebbe porre fine a un’odissea che dura da mesi, restituendo dignità e certezze a chi, per far spazio al futuro Museo del Mare, si è ritrovato sospeso nel limbo della burocrazia.

«La decisione di organizzare questo sit-in non aveva alcuna finalità polemica; anzi, tutt’altro. L’obiettivo era esclusivamente quello di richiamare l’attenzione su una situazione che sta creando un forte disagio umano e sociale nella città di Reggio Calabria.

Quando una domanda di cassa integrazione viene respinta e, nello stesso tempo, non si hanno ancora tempi certi per la ripresa dell’attività — mi riferisco alla situazione antecedente al maggio 2026 — sono innanzitutto i lavoratori e le loro famiglie a subirne le conseguenze.

Dietro ogni dipendente c’è una famiglia: ci sono mutui, affitti, figli e impegni economici che non possono essere sospesi. È naturale che, in una situazione di questo tipo, si generino incertezza, preoccupazione e timore per il futuro.


Come imprenditore e padre di famiglia, mi sono sentito in dovere di ascoltare queste preoccupazioni, di confrontarmi più volte con i lavoratori, illustrando loro il lavoro svolto dall’azienda, e di condividere questo percorso con le organizzazioni sindacali affinché le loro istanze potessero essere rappresentate nel modo più corretto, trasparente e responsabile.

Il presidio di oggi è servito proprio a sensibilizzare l’INPS sulla particolarità della vicenda e sulle conseguenze che essa sta producendo. Devo riconoscere che abbiamo trovato interlocutori disponibili e attenti, che hanno ascoltato con interesse le nostre spiegazioni e hanno richiesto ulteriori chiarimenti, che abbiamo naturalmente fornito insieme alla documentazione già depositata.

Confidiamo ora che tutti gli elementi emersi consentano una rapida definizione della pratica. La nostra fiducia è che la vicenda venga valutata tenendo conto dell’intero contesto, delle cause che hanno determinato questa situazione e delle ricadute che essa ha avuto non solo sull’azienda, ma soprattutto sui lavoratori e sulle loro famiglie».


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 Elisa Barresi

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