La guerra di Rocco e quella degli altri, seconda parte


Non era facile dopo il 25 luglio, l’8 settembre e la nascita del governo fantoccio di Salò tenuto in piedi dai nazisti, far ritornare gli italiani a credere nella patria.  Tanto più in una  patria staccata dalla monarchia e sua acerrima nemica, ma dopo quel che era accaduto, dopo aver delegittimato l’autorità dei Savoia, si rendeva necessario ricostruire un’identità nazionale. Per capire come il fascismo cercò di fare l’una e l’altra cosa basta leggere i giornali dell’epoca. Anche qualche cosiddetto giornale “moderato”  come il Corriere della Sera che il 4 novembre 1943 dedica al tema due articoli in prima pagina dal titolo inequivocabile. In uno, “Bilancio del tradimento”  si accusa la monarchia e il governo Badoglio di aver portato l’Italia alla rovina e al disfacimento militare nel tentativo egoistico e fallimentare di salvare la dinastia. Nel secondo, “Il re era fascista”, si denuncia l’ipocrisia del re ricordando quanto aveva fatto spontaneamente per dimostrare che non fu affatto un prigioniero politico, ma un fascista convinto e devoto a Mussolini fino al giorno del colpo di Stato.

I “traditori”:G. Ciano, il genero d’Italia; Vittorio Emanuele, il re numismatico; Pietro Badoglio

Il giorno dopo lo stesso giornale rincara la dose intitolando “CAUSE DEL 25 LUGLIO: La reazione antidemocratica alle riforme sociali del Fascismo” e dando una spiegazione radicalmente falsa e propagandistica della caduta di Mussolini. A dire del suo autore, infatti, il 25 luglio era stato il risultato di una reazione conservatrice orchestrata dalla borghesia e dalla monarchia per difendere i propri privilegi economici e di classe contro le politiche a favore dei ceti popolari del regime .L’articolo dipinge il fascismo come un movimento che stava gradualmente limitando l’assolutismo del capitalismo borghese tramite i contratti collettivi, le tutele sindacali e un crescente controllo dello Stato sulla produzione. Da ciò la paura della borghesia  (appoggiata dal Re) per stroncare le riforme prima che intaccassero definitivamente la proprietà privata e il sistema capitalistico.                                              Sono evidenti gli scopi propagandistici dovuti al fatto che il fascismo, proclamandosi repubblicano e antiborghese, aveva disperato bisogno di recuperare consenso, specialmente tra le masse operaie del Nord Italia. Per farlo, la Repubblica Sociale Italiana adottò una retorica ferocemente anti-monarchica e anti-capitalista, cercando di far credere a un ritorno alle origini “socialiste” del primo fascismo (il cosiddetto fascismo sansepolcrista). Un ritorno puramente immaginario dal momento che di un tale programma non un punto era stato applicato in venti anni di dominio assoluto sull’Italia.


L’articolo giustifica la caduta del regime basandosi unicamente su una presunta lotta di classe e trascura totalmente le vere cause del ritiro di fiducia al duce:la disastrosa conduzione della guerra, l’invasione angloamericana della Sicilia e del mezzogiorno, i bombardamenti sulle città italiane e il totale collasso del fronte interno e del consenso popolare verso Mussolini.  In sintesi ‘articolo è un manifesto politico che utilizza la retorica della giustizia sociale per mascherare un collasso di regime causato dalla disfatta bellica e tentando di riposizionare il fascismo di Salò come difensore del popolo contro i poteri forti.

Niente di nuovo sotto il sole. Come la storia si incarica di dimostrare questa tecnica funziona  con poche varianti ancora ai giorni nostri. E per allora come per oggi, non rimane che chiedersi perché fu -ed è- così facile confondere la mente e il giudizio di tanta gente fino a indurre alcuni, in nome di una presunta coerenza, a continuare a sostenere quel nuovo fascismo.

Allora come oggi un ruolo fondamentale l’ebbe la stampa, una stampa totalmente asservita al regime che per dare credibilità al progetto di una nuova Italia fascista e “sociale” non poteva che descrivere a tinte cupe la situazione nell’Italia “liberata” (o “invasa”). Alcuni articoli, pubblicati tra il 1943 e il 1944 sul Corriere della Sera e Il Pomeriggio,  accomunati da un tono propagandistico, volto a dipingere un quadro disastroso dei territori meridionali sotto il controllo alleato e del neonato governo Bonomi, per screditare l’avanzata anglo-americana, ce ne danno un’idea.                                            

Eccone un campionario:

1 Novembre 1943:Le popolazioni dell’Italia meridionale chiedono a gran voce pane.


L’articolo, pubblicato a pochi mesi dallo sbarco alleato in Sicilia e nel Sud Italia, punta a smontare l’immagine degli anglo-americani come “liberatori”. Il testo si concentra sull’emergenza umanitaria, descrivendo l’incapacità delle forze occupanti di garantire i beni di prima necessità e la salute pubblica, con lo scopo di mostrare agli italiani del Nord a cosa andrebbero incontro sotto l’amministrazione alleata. Si accenna polemicamente anche a un presunto tentativo di imporre la religione anglicana.

Passaggi significativi:  “Le popolazioni dell’Italia meridionale chiedono a gran voce ai loro «liberatori» «pane, pane, soltanto pane»”. Si denuncia che “in tutte le regioni ove le truppe anglo-americane si sono insediate, non arrivano a fornire quel pane che non ha fatto mai difetto finora”. Oltre alla fame, si sottolinea l’emergenza sanitaria: “si constata che le popolazioni di queste regioni sono state gravemente colpite dalla guerra e sono al tempo stesso minacciate da un’epidemia di tifo”.

14-15 Agosto 1944: Le atroci sofferenze degli italiani «liberati».

Usando il pretesto di corrispondenze intercettate dalla censura, il giornale Il Pomeriggio traccia un bilancio drammatico a un anno dall’inizio dello sbarco alleato. Si evidenzia il totale abbandono della popolazione civile da parte delle autorità anglo-americane e del governo locale, descrivendo la vita quotidiana come peggiore di quella vissuta sotto una vera e propria occupazione militare nemica.

Passaggi significativi: Il pezzo cita il contenuto di “Una lettera aperta a Churchill: «Vorremmo sapere in base a quale legge di guerra siamo governati»”. Denuncia il disinteresse delle autorità occupanti verso i civili: “L’Italia per il momento deve fare l’esperienza di essere non governata per niente ed abbandonata a se stessa”.


15 Agosto 1944: Il disagio politico aumenta nell’Italia invasa.

Pubblicato sul Corriere della Sera, l’articolo sposta il focus dalla crisi economica e umanitaria a quella istituzionale. La tesi è che le promesse degli Alleati si siano infrante contro la realtà di un Paese frammentato, in cui il nuovo assetto governativo (in particolare il governo Bonomi) non gode di alcun consenso reale. Il termine “invasa” sostituisce sistematicamente quello di “liberata” per delegittimare gli avversari.

Passaggi significativi: Evidenzia il fallimento politico degli Alleati affermando che “le illusioni degli anglo-americani… di poter far seguire all’occupazione militare del nostro Paese un comodo ed indolore addomesticamento… si sono in gran parte dileguate”. Sul distacco tra istituzioni e popolo, si afferma: “Il governo Bonomi non si trova affatto appoggiato in queste sue aspirazioni… da quelle correnti che egli pretende di rappresentare”.

24-25 Agosto 1944: Fame e inflazione nell’Italia «liberata»

Un resoconto de Il Pomeriggio sulle conseguenze dell’introduzione della moneta di occupazione (le Am-lire) e sulle politiche economiche nei territori del Sud. Il quadro tracciato è quello di un tracollo finanziario, accompagnato da una dilagante criminalità. Viene aspramente criticata l’incapacità del governo Bonomi di arginare il disavanzo statale e di tutelare il potere d’acquisto dei cittadini.


Passaggi significativi: Sulla crisi economica e l’inflazione si legge: “L’Am-lira è scesa a tal punto da aver fatto precipitare il potere di acquisto della vera lira”. Sulla disgregazione sociale, si descrive come “le condizioni create nell’Italia del Sud dal governo Bonomi… si riassumono in questi termini: disoccupazione… spaventosa miseria, mercato nero, criminalità in aumento”. Evidenzia il “fallimento di tutti gli sforzi per ridurre il disavanzo del bilancio statale”.

28 Agosto 1944: Controllo e controllati.

Questa nota della “Corrispondenza Repubblicana” fa un bilancio morale dell’occupazione alleata, in particolare a Roma. Con una forte retorica anti-democratica, il pezzo accusa gli Alleati di ipocrisia: hanno portato libertà politiche astratte ma hanno affamato il popolo. Si scaglia inoltre contro i politici del Sud che sarebbero asserviti agli interessi stranieri.

Passaggi significativi: Evidenzia il paradosso delle libertà democratiche in un contesto di miseria: “gli «alleati» hanno portato ai cittadini dell’Urbe la libertà del timore, la libertà di stampa e la libertà di religione, ma non hanno potuto dare finora ai romani la libertà dal bisogno”. Accusa la nuova classe dirigente di essere composta da “vecchie cariatidi asservite al vitello d’oro”, piegate a “condizioni d’armistizio che condannano la nostra gente alla schiavitù morale e alla più spaventosa miseria economica”.

 


 


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 Cristoforo Magistro

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