A margine della lezione “Sicurezza nazionale ed infrastrutture critiche. La resilienza del sistema Paese dopo l’avvento della Intelligenza Artificiale“, tenutasi presso la European School of Economics sotto la direzione del Prof. Giuseppe Cassano, abbiamo incontrato l’Ing. Sabino Titomanlio, Director Business & Data Intelligence di FiberCop, per approfondire le sfide poste dall’Intelligenza Artificiale alla sicurezza delle infrastrutture digitali, il tema della sovranità tecnologica e il ruolo strategico delle reti di nuova generazione nella resilienza del sistema Paese.
Sabino Titomanlio è Director Business & Data Intelligence di FiberCop, l’operatore infrastrutturale di telecomunicazioni wholesale con la rete in fibra ottica più capillare in Italia. Rappresenta inoltre FiberCop nell’iniziativa italiana in risposta alla call EuroHPC per le AI Gigafactories. Manager con una esperienza più che trentennale in settori ad altissima intensità tecnologica: dall’aerospazio, dove ha lavorato in programmi europei per Airbus Defence & Space ed Eutelsat, alla smart mobility, guidando la trasformazione digitale e l’avviamento della convergenza di grandi infrastrutture di trasporto (Movyon/Autostrade per l’Italia) verso gli ambiti smart city. Nell’ambito delle telecomunicazioni infrastrutturali, ha fatto parte del management team che ha guidato la fase di scale up di Open Fiber negli anni 2018-2022, con la responsabilità dei processi commerciali, fondando lo Innovation Lab di Open Fiber, primo ad introdurre tecniche di Machine Learning per la previsione del mercato della domanda di servizi in fibra ottica in Italia.
Nel Suo intervento ha sostenuto che l’Intelligenza Artificiale sta modificando la natura stessa delle infrastrutture digitali. In che senso?
Per decenni abbiamo concepito le reti come semplici canali di trasporto dei dati. Oggi questo paradigma è superato. L’Intelligenza Artificiale trasforma le reti in piattaforme attive, capaci di abilitare capacità computazionale, resilienza e nuovi modelli decisionali. Le infrastrutture digitali cessano di essere un elemento passivo dell’ecosistema e ne diventano il sistema nervoso: il substrato che governa energia, mobilità, manifattura, pubblica amministrazione e servizi essenziali.
Ha introdotto il concetto di “Causalità Digitale”. Che cosa significa?
Con la “Physical AI” e la diffusione degli agenti, la sequenza dato–inferenza–azione diventa continua e pressoché istantanea. Un sensore acquisisce un’informazione, un algoritmo la interpreta, il sistema agisce direttamente sul mondo fisico. È questo che chiamo Causalità Digitale: la capacità di un evento digitale di produrre effetti concreti sulle infrastrutture e sulla vita delle persone. Se questa catena viene alterata o compromessa, il problema non rimane confinato al dominio informatico: si traduce immediatamente in un’interruzione di servizio o in un rischio reale per la sicurezza. Questo è il vero cambio di paradigma.
Cambia anche il concetto di sicurezza?
Profondamente. Per anni abbiamo distinto la sicurezza fisica dalla cybersecurity, trattandole come domini separati. Oggi questa distinzione non regge più. Se il dato genera direttamente un’azione nel mondo reale, la protezione dell’infrastruttura fisica, della rete, del dato e dell’algoritmo deve essere pensata come un unico sistema integrato. La resilienza non è più una proprietà di singoli componenti: nasce dalla capacità di governare l’intera catena che collega il dato alla decisione.
Ha attribuito particolare importanza al calcolo di prossimità. Perché la geografia del calcolo sta diventando un tema strategico?
Perché la sovranità del dato dipende sempre più dalla sovranità del calcolo. Oggi una quota rilevante delle capacità computazionali è concentrata in grandi data center centralizzati, spesso al di fuori dei confini nazionali. L’evoluzione verso infrastrutture distribuite consente invece di elaborare i dati vicino al luogo in cui vengono generati, con vantaggi concreti in termini di latenza, resilienza e governabilità. La prossimità non è soltanto un vantaggio tecnologico: è un fattore di sicurezza e di autonomia strategica.
Quale ruolo può svolgere FiberCop in questo scenario?
FiberCop gestisce una delle infrastrutture digitali più estese e capillari del Paese. Questa presenza territoriale è un patrimonio strategico: può sostenere l’evoluzione verso architetture distribuite in cui connettività, capacità di calcolo e sicurezza operano in modo integrato. Le reti di telecomunicazione smettono così di essere semplici condotti e diventano piattaforme abilitatrici dell’ecosistema digitale nazionale, a servizio di cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
Il valore delle reti è destinato a cambiare?
Sì, e in modo sostanziale. Il valore non sarà più determinato esclusivamente dalla capacità di trasportare dati, ma dalla possibilità di offrire affidabilità, resilienza, continuità operativa e sovranità digitale. In questo senso la sicurezza non è più soltanto un requisito tecnico: diventa un elemento qualificante del valore stesso dell’infrastruttura. Chi saprà garantirla avrà un vantaggio competitivo duraturo.
Qual è la principale sfida che attende il sistema Paese nei prossimi anni?
L’Europa sta investendo significativamente nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ma la vera sfida non riguarda la disponibilità di modelli sempre più potenti. Riguarda la capacità di governarne l’utilizzo attraverso infrastrutture sicure, resilienti e coerenti con gli interessi strategici nazionali. La competitività dipenderà sempre più dalla capacità di integrare tecnologia, governance e visione industriale in un disegno coerente.
Se dovesse sintetizzare in una frase il messaggio centrale del suo intervento?
Per molti anni abbiamo costruito infrastrutture per trasportare dati. Oggi siamo chiamati a costruire infrastrutture capaci di governare decisioni. La domanda dei prossimi anni non sarà quanta Intelligenza Artificiale saremo in grado di sviluppare, ma quanta ne saremo in grado di governare.
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Redazione DIMT
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