Oracle taglia 21.000 posti con l’AI, segnale duro per il costo del lavoro


Oracle ha comunicato di aver ridotto l’organico di 21.000 dipendenti negli ultimi 12 mesi, pari a un calo del 13%. Il dato, riportato nella ricostruzione pubblicata da TechCrunch, arriva dal deposito finanziario annuale della società e lega in modo esplicito l’adozione dell’intelligenza artificiale alla riduzione della forza lavoro.

Nel documento depositato nel deposito annuale alla SEC, Oracle afferma che l’adozione e la distribuzione di tecnologie AI nelle proprie attività hanno comportato, e potrebbero continuare a comportare, riduzioni del personale. La formulazione sposta il tema dall’annuncio episodico al perimetro regolamentare: l’AI viene indicata tra i fattori che incidono sulla struttura dei costi e dell’organizzazione.




Oracle mette il numero sul tavolo

La cifra comunicata da Oracle supera quanto era emerso in precedenza sulle riduzioni del gruppo. TechCrunch ricorda che tra il 5 e il 31 marzo 2026 l’azienda aveva iniziato a informare i dipendenti di tagli per migliaia di posizioni, anche tramite comunicazioni terminali. Il totale emerso nel deposito annuale porta ora il bilancio a 21.000 posti in un arco di un anno.

Il taglio arriva mentre Oracle ha registrato, secondo i dati riportati dalla stessa ricostruzione, un utile netto trimestrale di 3,7 miliardi di dollari, in crescita del 27% anno su anno, e obblighi di prestazione residui saliti del 325% a 553 miliardi di dollari. TechCrunch collega i risparmi anche al reindirizzamento di risorse verso i data center per l’AI.

Per le imprese clienti, il punto operativo non è solo il numero degli esuberi. Quando un fornitore enterprise riduce personale e nello stesso tempo aumenta gli investimenti in infrastrutture AI, cambiano le priorità interne: capacità data center, automazione dei processi, linee di supporto, sviluppo prodotto e funzioni amministrative entrano nello stesso piano di allocazione del capitale.

Gli esuberi diventano spesa AI

Il caso Oracle si inserisce in un elenco più ampio di grandi aziende tecnologiche che nel 2026 hanno citato l’AI come fattore nei piani di riduzione. GitLab, il 3 giugno 2026, ha licenziato circa 350 lavoratori, pari a circa il 14% dello staff, per finanziare investimenti in infrastruttura AI e gestire l’aumento del traffico generato da workflow AI, come spiegato nell’approfondimento sui tagli GitLab.

GitLab ha anche indicato l’uscita da 22 Paesi, l’appiattimento dei livelli manageriali e una collaborazione con un laboratorio AI non specificato per ricostruire la piattaforma in funzione dei carichi agentici. Nel primo trimestre la società ha riportato ricavi per 264 milioni di dollari, in aumento del 23% anno su anno, e prevede costi di ristrutturazione tra 30 e 35 milioni di dollari.

Il messaggio per il mercato software è diretto: l’aumento dei ricavi e la crescita dei carichi legati all’AI non stanno necessariamente sostenendo l’organico esistente. In diversi casi descritti da TechCrunch, la spesa viene riallocata da funzioni, Paesi o livelli gerarchici verso infrastrutture, sicurezza, sviluppo prodotto e capacità computazionale.

Cloud e management sotto pressione

Google, controllata da Alphabet, ha effettuato tagli nella divisione Cloud, inclusi il Threat Intelligence Group e personale cybersecurity collegato a Mandiant. La stessa ricostruzione indica che i ricavi Cloud sono cresciuti del 63% superando per la prima volta i 20 miliardi di dollari, mentre il backlog è quasi raddoppiato oltre 460 miliardi di dollari.

Per Google non è stato comunicato un unico numero complessivo. I tagli sono passati da revisioni delle performance, programmi di uscita volontaria e riorganizzazioni strutturali; le stime esterne citate da TechCrunch collocano il totale 2026 tra 1.500 e oltre 3.000 ingegneri. Nell’ultimo anno l’azienda ha ridotto di oltre un terzo i manager con piccoli team, con un 35% in meno di manager con pochi riporti diretti.

Cloudflare ha tagliato circa il 20% della forza lavoro, pari a 1.100 persone, tra il 7 e l’8 maggio 2026. La società aveva riportato ricavi trimestrali per 639,8 milioni di dollari, in crescita del 34% anno su anno; il CEO Matthew Prince ha ricondotto gran parte dei tagli a funzioni di misurazione, management intermedio, finanza, legale, auditing interno e revenue recognition, come riportato nell’articolo di Fortune su Cloudflare.

Cisco ha annunciato il taglio di quasi 4.000 posti, circa il 5% dell’organico, pur avendo riportato utili e ricavi migliori delle attese. Il CFO Mark Patterson ha descritto la ristrutturazione come un riallineamento delle risorse intorno a silicio, ottica, sicurezza e AI, più che come un’operazione guidata esclusivamente dal risparmio.

Il dato Oracle trasforma l’AI da promessa di produttività a variabile esplicita nei piani di organico e nei costi delle big tech.

Automotive e fintech nel contagio

Il perimetro non riguarda solo le società software. General Motors ha eliminato tra 500 e 600 posti, soprattutto in ruoli IT ad Austin, in Texas, e a Warren, in Michigan. Una persona a conoscenza dei tagli ha detto a CNBC che l’AI ha avuto un ruolo nella decisione, pur non essendo l’unico fattore.

La dichiarazione di GM indicava una trasformazione dell’organizzazione IT per posizionare meglio la società per il futuro. TechCrunch segnala anche che, nonostante i tagli, l’azienda aveva ancora circa 80 posizioni IT aperte, incluse funzioni legate ad AI, motorsport e veicoli autonomi. Il caso mostra una sostituzione non lineare: riduzione di alcuni ruoli e ricerca di competenze diverse nello stesso perimetro tecnologico.

Coinbase ha comunicato un taglio di circa 700 dipendenti, pari al 14% dello staff, nel quadro di una ristrutturazione pensata per rispondere alla volatilità del mercato e aumentare l’efficienza legata all’AI. La piattaforma crypto ha appiattito la struttura organizzativa a cinque livelli sotto CEO e COO e ha indicato la sperimentazione di team composti da una sola persona, con competenze di ingegneria, design e prodotto.

Il mese più duro dal 2020

Il quadro aggregato arriva dal report di Challenger, Gray & Christmas: i datori di lavoro statunitensi hanno annunciato 97.006 tagli a maggio, in aumento del 16% rispetto agli 83.387 di aprile e del 3% rispetto ai 93.816 dello stesso mese dell’anno precedente, secondo il report Challenger sui tagli.

Il totale di maggio è il più alto per quel mese dal 2020, quando durante la fase più acuta della pandemia furono registrati 397.016 tagli. Nei primi cinque mesi del 2026, i datori di lavoro hanno annunciato 397.755 riduzioni, in calo del 43% rispetto alle 696.309 dello stesso periodo del 2025, anno alterato dai tagli nella forza lavoro federale.

La tecnologia ha annunciato 38.242 tagli a maggio, il livello mensile più alto del settore da agosto 2024. Nei primi cinque mesi dell’anno, il comparto tech è arrivato a 123.653 tagli, il 66% in più rispetto ai 74.716 registrati nello stesso periodo del 2025. Challenger indica la tecnologia come il settore con più tagli nel 2026.

L’AI è stata citata come prima ragione dei tagli per il terzo mese consecutivo: a maggio è stata associata a 38.579 riduzioni, pari al 40% di tutti i tagli annunciati nel mese. Da inizio anno, i tagli attribuiti all’AI sono 87.714, il 22% del totale, già oltre i 54.836 attribuiti a questa ragione in tutto il 2025.

La nuova contabilità del lavoro tech

Intuit ha annunciato circa 3.000 tagli, pari al 17% della forza lavoro, con una ristrutturazione centrata sulla riduzione della complessità e sulla riallocazione di risorse verso l’AI. Meta ha eliminato circa 8.000 posti, intorno al 10% dell’organico, spostando circa 7.000 dipendenti in nuovi ruoli focalizzati sull’AI.

La sequenza delle decisioni mostra un modello ricorrente: tagli a livelli manageriali, funzioni di supporto, ruoli IT e team di prodotto, mentre crescono gli investimenti in infrastruttura, automazione, sicurezza e workload agentici. Le aziende citano l’AI sia come motore della domanda sia come strumento per ridisegnare il costo del lavoro.

Per PMI ed enterprise che comprano cloud, software, cybersecurity o servizi gestiti, la domanda passa dalla sola stabilità finanziaria del fornitore alla composizione delle competenze che restano dopo la ristrutturazione. Le cifre di Oracle, GitLab, Google, Cloudflare, Cisco, GM, Coinbase, Intuit e Meta indicano che l’AI sta entrando nei budget, negli organigrammi e nei documenti regolamentari come variabile ordinaria della gestione aziendale.


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 Sara Romano

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