Bruxelles, 18 giugno 2026 – La Commissione europea ha pubblicato il quarto rapporto sullo stato del Decennio digitale, che misura l’avanzamento dell’Unione verso gli obiettivi di trasformazione digitale fissati per il 2030. Il quadro che emerge è quello di un percorso che ha prodotto risultati concreti su più fronti, ma che fatica a tradursi in progressi uniformi, rapidi e su scala sufficiente in tutti gli Stati membri.
Sul fronte delle infrastrutture, il 96,8% delle famiglie europee dispone oggi di una copertura 5G di base, sebbene alcune bande ad alta capacità e la diffusione della fibra ottica fino all’abitazione restino indietro rispetto agli obiettivi. Tra le imprese, il 46,7% utilizza il cloud computing, il 39,9% applica strumenti di analisi dei dati, e quasi il 20% ha adottato soluzioni di intelligenza artificiale, con un’adozione che nel 2025 è cresciuta del 48% rispetto all’anno precedente. Il settore sanitario è all’avanguardia in questo ambito, grazie all’utilizzo dell’IA nell’imaging medico, che ha migliorato la diagnosi precoce e i tempi di risposta clinica. Oltre il 60% degli europei possiede oggi competenze digitali almeno di base.
Restano tuttavia gap strutturali significativi. Nel settore dei semiconduttori, l’Unione europea detiene solo il 9% del mercato globale, lontano dall’obiettivo del 20% fissato per il 2030. Anche sulla capacità di calcolo il quadro è disomogeneo: se la diffusione dei nodi edge è in anticipo sui target previsti, la capacità computazionale complessiva resta ben al di sotto della domanda. Sul fronte della cybersicurezza, nonostante i progressi, l’Europa continua a dipendere strutturalmente da fornitori esterni all’Unione, con le aziende europee sotto-rappresentate nella leadership globale del settore.
Preoccupa anche la carenza di competenze digitali specializzate: gli specialisti ICT rappresentavano solo il 5% dell’occupazione nel 2025, la metà dell’obiettivo del 10% fissato per il 2030. Le donne costituiscono meno del 20% degli specialisti ICT occupati, una percentuale che non è cambiata dal 2024 nonostante la domanda in forte crescita, in particolare nei settori della sicurezza cloud, della cybersicurezza, della gestione dei dati e dello sviluppo software. Le piccole e medie imprese, infine, continuano a incontrare barriere persistenti legate a dati, competenze, integrazione e risorse, che ne ostacolano l’adozione e la scalabilità delle soluzioni digitali più avanzate.
Uno studio della Commissione stima che ogni euro investito nella politica digitale attraverso NextGenerationEU genererà 1,5 euro di produzione economica all’interno dell’Unione e 2 euro a livello globale entro la fine del 2030, un rendimento ben superiore alla media registrata in altri ambiti politici, con effetti di ricaduta che si estendono sia tra i paesi che tra i settori dell’economia.
Per evitare un rallentamento del percorso, dato che quasi la metà dei finanziamenti pubblici previsti dalle tabelle di marcia nazionali per il Decennio digitale verrà meno entro il 2026, il rapporto raccomanda di garantire continuità di finanziamento dopo quella data, di rafforzare progetti che hanno già dato buoni risultati, come i consorzi per le infrastrutture digitali europee e i progetti importanti di interesse comune europeo, e di potenziare il coordinamento a livello Ue attraverso i progetti multipaese, per prevenire frammentazione del mercato e implementazioni disomogenee tra Stati membri.
Il sostegno dei cittadini europei
Accanto al rapporto, la Commissione ha pubblicato anche un Eurobarometro speciale condotto tra febbraio e marzo 2026, che mostra come il 79% degli europei consideri la politica digitale una priorità assoluta per il futuro dell’Unione. I cittadini si schierano nettamente a favore di un futuro digitale europeo più autonomo: l’85% chiede di investire in infrastrutture sviluppate nell’Unione, l’82% vuole ridurre la dipendenza dalla tecnologia di paesi terzi, e l’80% ritiene importante che l’Ue diventi un leader globale nelle infrastrutture tecnologiche. Il 58% degli europei dichiara di essere disposto a passare a un fornitore europeo anche a un costo più elevato, citando come motivazioni principali maggiore sicurezza e affidabilità, una migliore protezione dei dati personali, regole più chiare a tutela dei consumatori, la riduzione della dipendenza da paesi terzi e il sostegno all’economia europea.
Gli europei ritengono che la sanità digitale, le tecnologie verdi, la connettività più rapida e l’intelligenza artificiale saranno gli ambiti con l’impatto più positivo nel prossimo decennio. Circa quattro cittadini su dieci utilizzano l’intelligenza artificiale generativa almeno una volta a settimana, e tra questi quasi sette su dieci dichiarano di averne aumentato l’uso nell’ultimo anno. L’80% ritiene che lo sviluppo dell’IA debba essere regolamentato con attenzione, anche a costo di imporre alcuni vincoli alle aziende del settore.
Le preoccupazioni legate agli usi dannosi delle tecnologie digitali restano diffuse e in crescita: il 92% dei cittadini chiede una protezione più forte per i minori online, l’87% ritiene che la manipolazione online, dalla disinformazione ai deepfake fino all’ingerenza straniera, rappresenti una minaccia per la democrazia, e oltre la metà si sente personalmente colpita da fake news e disinformazione.
I prossimi passi
Attraverso il rapporto, la Commissione chiede agli Stati membri di aggiornare le proprie tabelle di marcia nazionali con misure concrete, garantendo un allineamento più stretto con il prossimo Quadro finanziario pluriennale, in particolare nel contesto della preparazione dei piani di partenariato nazionali e regionali e del futuro Fondo per la competitività dell’Unione. Le prime discussioni con gli Stati membri si terranno il 18 e 19 giugno a Nicosia, durante il Digital Day e la riunione del Digital Decade Board organizzati dalla presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue.
La vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha commentato che le fondamenta della trasformazione digitale dell’Unione sono ormai poste, sottolineando che le recenti misure adottate per rafforzare le capacità europee in materia di semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud e software open source rappresentano “un momento decisivo” da cogliere pienamente per consolidare l’autonomia e la resilienza del continente.
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