Warsh guida la Fed con la fiducia di Trump, ma i mercati non vedono tagli immediati


Kevin Warsh arrivera’ alla sua prima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve con un capitale politico che il suo predecessore Jerome Powell non aveva più’ da anni: la fiducia di Donald Trump. Secondo la ricostruzione pubblicata da CNBC, questa fiducia potrebbe dargli margine per provare a cambiare la traiettoria della banca centrale, ma non abbastanza da trasformare subito la politica monetaria.

Il punto più’ rilevante per mercati, imprese e banche è che Warsh non dovrebbe annunciare un taglio immediato dei tassi. Gli operatori, secondo quanto riportato da CNBC citando CME FedWatch, si aspettano in larga maggioranza che la Fed mantenga i tassi invariati, come avviene da dicembre. Il debutto di Warsh, quindi, non parte da una svolta sui tassi, ma da una prova di credibilita’.




La fiducia politica non taglia i tassi

La differenza rispetto alla fase Powell è soprattutto politica. Una persona a conoscenza delle dinamiche tra Trump e la Fed, citata da CNBC in forma anonima, ha spiegato che il presidente si fida di Warsh e che questo gli offre uno spazio d’azione. La stessa fonte sostiene che Trump non leggerebbe il mantenimento dei tassi come un tradimento, perché’ considera Warsh capace di agire secondo il proprio giudizio e non contro la Casa Bianca.

La fiducia di Trump offre a Warsh margine politico, ma tassi e credito restano vincolati a inflazione, lavoro e consenso interno alla Fed.

Il passaggio è delicato perché’ Trump ha chiesto tagli dei tassi e, durante la presidenza Powell, ha adottato una pressione pubblica senza precedenti sulla banca centrale. Powell ha ripetuto più’ volte che le decisioni del Federal Open Market Committee erano basate solo su fattori economici; Trump, secondo CNBC, era convinto che ci fosse una componente politica. Con Warsh il rapporto parte da un presupposto diverso, ma non elimina il vincolo principale: la Fed resta indipendente per statuto e risponde al Congresso, non al presidente.

Questa architettura istituzionale è centrale anche per le imprese. Come ricorda la spiegazione della Fed di St. Louis, gli obiettivi di stabilita’ dei prezzi e massima occupazione sono definiti dal Congresso, mentre la banca centrale rende conto pubblicamente delle proprie decisioni. La fiducia della Casa Bianca può’ ridurre il rumore politico, ma non sostituisce il voto del comitato ne’ la valutazione dei dati.

Warsh, nella sua audizione di conferma di aprile, ha dichiarato di essere disposto ad ascoltare il presidente o chiunque altro sui tassi, ma ha anche indicato che la decisione finale spetta alla Fed. Il suo messaggio, secondo quanto riportato da CNBC, è che i banchieri centrali dovrebbero ascoltare con umilta’ e poi decidere autonomamente. La Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di commento di CNBC sul rapporto Trump-Warsh, mentre la Fed ha rifiutato di commentare i piani per la riunione e il rapporto con il presidente.

Il FOMC resta il vero campo

Il margine di Warsh dipendera’ dalla capacità’ di costruire consenso dentro il FOMC. Il comitato dei votanti, come indica la composizione ufficiale del FOMC, include i sette membri del Board of Governors, il presidente della New York Fed e quattro presidenti delle banche regionali a rotazione. CNBC sottolinea che il nuovo presidente dovra’ rafforzare rapidamente il proprio sostegno fra i 12 votanti.

Jon Faust, economista della Johns Hopkins University ed ex consigliere di lungo corso di Powell, ha spiegato a CNBC che il presidente della Fed dispone di notevole discrezionalita’, ma che una spinta eccessiva in una sola direzione può’ creare problemi con il board o con il comitato. E’ un limite operativo, non solo formale: la sedia del presidente consente di orientare il dibattito, ma non di cancellare le posizioni degli altri membri.

Lo stesso equilibrio interno sembra meno favorevole ai tagli rispetto a pochi mesi fa. Stephen Miran, indicato da CNBC come il più’ esplicito sostenitore dei tagli, ha lasciato il suo seggio nel board per fare spazio a Warsh. Christopher Waller, altro governatore che aveva sostenuto un’impostazione più’ accomodante, ha detto a maggio che potrebbero servire rialzi se l’inflazione non dovesse scendere.

Inflazione sopra target, energia sotto pressione

Il principale ostacolo a una riduzione rapida dei tassi resta l’inflazione. La Fed è formalmente impegnata a mantenere sotto il 2% una misura specifica, il core personal consumption expenditures. Secondo CNBC, l’ultima lettura disponibile del core PCE è al 3,3%, quindi ancora ben oltre l’obiettivo operativo della banca centrale.

Il dato è rilevante perché’ il core PCE è uno degli indicatori più’ osservati dalla Fed. Il Bureau of Economic Analysis spiega che l’indice core PCE esclude cibo ed energia per rendere più’ leggibile la tendenza di fondo dei prezzi, mentre il dato generale PCE misura l’andamento dei prezzi dei beni e servizi acquistati dai consumatori negli Stati Uniti.

Il contesto energetico complica ulteriormente il quadro. Secondo CNBC, la guerra in Iran ha spinto i prezzi dell’energia, aumentando tra l’altro il costo della benzina negli Stati Uniti. Questa dinamica ha portato alcuni membri della Fed, compresi la presidente della Dallas Fed Lorie Logan e la presidente della Cleveland Fed Beth Hammack, a indicare che i tassi potrebbero dover salire quest’anno.

La variabile geopolitica non è’ pero’ univoca. Sempre secondo CNBC, un accordo provvisorio per mettere fine alla guerra in Iran potrebbe attenuare le preoccupazioni sull’inflazione. Se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire al traffico marittimo come previsto dal quadro Stati Uniti-Iran annunciato domenica, Warsh avrebbe basi migliori per sostenere la sua tesi di lungo periodo: l’intelligenza artificiale starebbe aiutando l’economia a crescere senza peggiorare l’inflazione.

Mercato del lavoro ancora resistente

La forza dell’economia statunitense riduce lo spazio per un taglio di emergenza. CNBC scrive che ne’ la guerra ne’ i dazi di Trump hanno portato l’economia americana completamente fuori equilibrio. I dati del Dipartimento del Lavoro per maggio mostrano 172.000 posti creati e un tasso di disoccupazione fermo al 4,3%.

Il dato ufficiale è confermato anche dal Bureau of Labor Statistics: nel riepilogo sull’occupazione, il rapporto sul lavoro di maggio indica che la disoccupazione è rimasta al 4,3% e che i principali indicatori del mercato del lavoro sono cambiati poco nel mese. Per la Fed, una dinamica occupazionale ancora solida rende più’ difficile giustificare una svolta espansiva immediata.

Per le imprese, questo significa che il costo del credito potrebbe restare elevato più’ a lungo. PMI e aziende indebitate non devono guardare soltanto alla relazione personale fra Trump e Warsh, ma alla combinazione fra inflazione, lavoro, energia e aspettative di mercato. Se l’economia continua a reggere, il board può’ tollerare tassi più’ alti anche in presenza di pressioni politiche per ridurli.

Le aspettative si sono ribaltate

La reazione dei trader mostra quanto sia cambiato il clima. CNBC scrive che, quando Warsh è stato nominato a gennaio, gli operatori si aspettavano tagli; ora, secondo lo strumento CME FedWatch sui tassi, il mercato prezza almeno un rialzo da un quarto di punto quest’anno. Non è’ una previsione ufficiale della Fed, ma è un segnale importante per obbligazioni, mutui, prestiti corporate e valutazioni azionarie.

Warsh avra’ quindi l’occasione di ricalibrare il rapporto della Fed con quelle aspettative. CNBC segnala che il comunicato di politica monetaria della Fed contiene oggi un orientamento noto come easing bias, cioè’ una frase che indica la ricerca di ulteriori opportunita’ per tagliare i tassi. In un contesto in cui il mercato guarda anche a possibili rialzi, il linguaggio del comunicato diventa parte della politica monetaria stessa.

Il programma di riforma attribuito a Warsh da CNBC va oltre la decisione di questa settimana. Include un movimento graduale verso tassi più’ bassi, una riduzione del bilancio multimiliardario della Fed e un cambiamento nel modo in cui l’istituzione pensa l’inflazione. Sono obiettivi ampi, ma dipendono da un capitale politico che CNBC definisce esteso e non illimitato.

Per le imprese conta la credibilita’

Per il sistema produttivo, il nodo non è’ solo se i tassi scenderanno, ma se la Fed riuscira’ a mantenere leggibile la propria funzione di reazione. Le aziende pianificano investimenti, emissioni di debito e assunzioni sulla base di un quadro atteso dei costi finanziari. Una Fed percepita come troppo esposta alla Casa Bianca potrebbe aumentare il premio per il rischio; una Fed capace di spiegare perché’ resta ferma, anche con un presidente favorevole ai tagli, può’ invece stabilizzare le aspettative.

Il caso Warsh nasce quindi da una tensione precisa: la fiducia di Trump può’ dargli spazio politico, ma il prezzo di quello spazio è dimostrare indipendenza proprio quando il presidente chiede tassi più’ bassi. Se l’inflazione resta al 3,3%, il lavoro tiene e l’energia continua a pesare sui prezzi, la prima prova del nuovo presidente della Fed sara’ probabilmente più’ comunicativa che operativa.

La sintesi per i mercati è netta: Warsh entra alla Fed con un rapporto personale più’ favorevole con la Casa Bianca, ma senza un mandato automatico per tagliare. Il percorso dei tassi resta legato ai dati, al voto del FOMC e alla capacità’ della banca centrale di difendere la propria credibilita’ mentre prova a riformarsi dall’interno.


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 Davide Greco

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