Export italiano, crescita del 4,6% nel 2026: nuovi mercati nel mirino


L’export italiano cresce del 4,6% nei primi sette mesi del 2026 e, mantenendo questo ritmo, secondo gli esperti potrebbe raggiungere un valore di circa 673 miliardi di euro entro la fine dell’anno. È uno dei dati emersi l’altro ieri a Roma durante «Obiettivo Export: Imprese e Territori del Centro Italia – Verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026», l’iniziativa promossa dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

L’appuntamento, parte del percorso verso la conferenza nazionale prevista a dicembre a Milano, ha riunito istituzioni, associazioni imprenditoriali e grandi gruppi industriali per affrontare le prospettive dell’internazionalizzazione. Al centro del confronto, la necessità di diversificare i mercati di destinazione, rafforzare le filiere produttive e migliorare gli strumenti finanziari e logistici a disposizione delle imprese.

A illustrare l’andamento delle esportazioni è stato Matteo Zoppas, presidente dell’Ice. Dopo i 643,2 miliardi di euro di esportazioni di beni registrati nel 2025, la crescita del 4,6% nei primi sette mesi del 2026 porterebbe, se confermata, a un valore annuo intorno ai 673 miliardi.

Zoppas ha inoltre ricordato che nel 2025 l’Ice ha erogato quasi 70mila servizi a circa 14mila imprese. Secondo una valutazione condotta insieme all’Istat, nel biennio 2023-2024 le aziende che hanno utilizzato i servizi promozionali e di assistenza personalizzata dell’Agenzia hanno registrato una crescita delle esportazioni dell’8,4%, circa dieci punti percentuali superiore a quella del campione di imprese non clienti.

Il presidente dell’Ice ha attribuito questi risultati alla capacità competitiva del Made in Italy e all’azione coordinata tra l’Agenzia, la Farnesina, gli altri ministeri competenti e i soggetti del Sistema Paese.

CDP e SACE, finanziamenti e garanzie per l’internazionalizzazione

Il sostegno finanziario rappresenta uno dei principali strumenti per accompagnare le aziende sui mercati esteri. Laurent Franciosi, responsabile sviluppo mercati internazionali di Cassa depositi e prestiti, ha ricordato che CDP opera attraverso tre direttrici: «Finanza per l’export e l’internazionalizzazione, promozione delle opportunità di business e finanza per lo sviluppo».

Tra il 2022 e il 2026 l’istituto ha realizzato 146 operazioni di export e internazionalizzazione, mobilitando quasi 15 miliardi di euro e sostenendo, grazie all’effetto leva, oltre 43 miliardi. Nel primo semestre del 2026 sono state concluse 20 operazioni, per 1,8 miliardi di euro messi a disposizione.

Gli interventi comprendono sia il finanziamento degli acquirenti stranieri di beni e servizi italiani, sia prestiti a medio-lungo termine destinati alle imprese nazionali che intendono espandersi all’estero attraverso acquisizioni societarie o investimenti industriali.

Sul fronte assicurativo e delle garanzie, SACE ha predisposto un piano strategico triennale da 150 miliardi di euro di nuove garanzie e assicurazioni. Paola Valerio, responsabile Relazioni istituzionali della società, ha spiegato che il programma nasce da un confronto con le imprese condotto attraverso incontri sul territorio.

La strategia si concentra su tre ambiti. Il primo è la diversificazione delle esportazioni, attraverso l’individuazione di opportunità sui mercati esteri e il rafforzamento delle attività di business matching, finalizzate a mettere in contatto domanda e offerta in relazione a specifici contratti commerciali o finanziamenti.

Il secondo riguarda il sostegno alle filiere: gli strumenti SACE vengono estesi anche alle aziende che non esportano direttamente, ma partecipano a catene produttive orientate ai mercati internazionali.

Il terzo ambito interessa le materie prime critiche e la sicurezza degli approvvigionamenti, attraverso garanzie per l’import strategico che facilitano accordi di fornitura (off-take) tra produttori esteri e imprese italiane.

Simest e il ruolo dei territori

L’importanza di avvicinare gli strumenti per l’internazionalizzazione alle imprese locali è stata sottolineata da Vittorio de Pedys, presidente di Simest.

L’incontro romano segue le tappe dedicate al Nord e al Sud Italia e precede l’appuntamento nazionale di Milano. Secondo de Pedys, questa articolazione territoriale risponde alle caratteristiche del sistema produttivo italiano, contraddistinto da una forte capacità commerciale ma anche da una notevole frammentazione.

«L’Italia è un Paese di territori, una nazione con potenza commerciale enorme, ma molto diversificata, molto frammentata», ha osservato, sottolineando quanto sia importante la vicinanza alle imprese nelle diverse aree produttive del Paese.

Agroalimentare, Giansanti: logistica da ripensare

Tra i settori maggiormente esposti alle trasformazioni del commercio internazionale figura l’agroalimentare. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dei dazi americani, sulle tensioni nel Mar Rosso, sulla nuova Politica agricola comune e sulle carenze infrastrutturali.

Secondo Giansanti, la disponibilità di prodotti alimentari sta assumendo un’importanza crescente anche sul piano geopolitico. «Nelle guerre ibride la disponibilità o meno di prodotto alimentare diventa un elemento di vantaggio e soprattutto uno strumento politico che può essere sia di soft power sia addirittura di hard power».

Pur riconoscendo la forte crescita delle esportazioni agroalimentari italiane negli ultimi anni, il presidente di Confagricoltura ha segnalato che nell’ultimo anno alcuni comparti hanno registrato una flessione significativa, da lui ricondotta ai dazi americani. Tra le produzioni citate figurano il pecorino, i vini e gli oli della Toscana e dell’Umbria, particolarmente rappresentativi dell’economia del Centro Italia.

Una delle criticità principali riguarda però i trasporti. Secondo i dati illustrati da Giansanti, circa il 93% dei prodotti agroalimentari italiani, corrispondente a 190 milioni di tonnellate, viene trasportato su camion.

Una dipendenza dalla gomma che pone problemi di efficienza, competitività e decarbonizzazione. Il presidente di Confagricoltura ha inoltre citato un indicatore europeo sull’accessibilità delle imprese ai mercati attraverso le infrastrutture di trasporto, nel quale l’Italia occuperebbe il 22° posto su 27 Paesi dell’Unione europea.

Da qui la richiesta di ripensare il sistema logistico, sviluppando nuove infrastrutture e strutture capaci di aggregare l’offerta produttiva.

Malesia, interscambio oltre i 3 miliardi di euro

La diversificazione geografica delle esportazioni trova un esempio nei rapporti commerciali con la Malesia. Francesco Pezzarossi, vice capomissione dell’Ambasciata italiana nel Paese asiatico, ha riferito che l’interscambio bilaterale ha superato i 3 miliardi, confermando un andamento di crescita.

Pezzarossi ha ricordato la tavola rotonda economica organizzata nel luglio 2025 in occasione della visita del primo ministro malese Anwar Ibrahim, che ha contribuito a rafforzare le relazioni economiche tra i due Paesi.

Un ulteriore momento di confronto si è svolto alla fine di giugno, quando l’Ambasciata, insieme all’Ice, ha ospitato una missione imprenditoriale guidata da Confindustria. Tra i settori a maggiore valore aggiunto individuati figurano oil & gas, energia ed elettronica.

Leonardo, una rete globale di fornitori per affrontare le tensioni sulle materie prime

La sicurezza delle catene di approvvigionamento è stata affrontata anche da Marco Buratti di Leonardo, intervenuto durante la diretta speciale Adnkronos dedicata all’evento.

Il gruppo dispone di una rete di oltre 12mila fornitori nel mondo, di cui 4mila in Italia. Tra questi ultimi, circa l’85% è costituito da piccole e medie imprese.

Leonardo opera in quattro mercati domestici, Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Polonia, e mantiene una presenza industriale in circa 50 Paesi. Una struttura internazionale che consente di diversificare le fonti di approvvigionamento e sostenere la propria filiera produttiva in una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e difficoltà nelle catene globali.

Buratti ha precisato che Leonardo non acquista direttamente materie prime critiche, ma semiconduttori destinati all’assemblaggio di componenti elettronici e semilavorati forniti da aziende con le quali esiste un rapporto di «mutua interdipendenza».

La gestione di questa rete rappresenta quindi uno degli strumenti attraverso cui il gruppo cerca di contenere l’esposizione alle strozzature degli approvvigionamenti, in un settore, quello della difesa e della sicurezza, particolarmente sensibile all’evoluzione dello scenario internazionale.






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