COPERTINO – Come la Fenice, leggendaria creatura immortale di cui si narra fin dalla notte dei tempi in tante culture del mondo, il negozio distrutto da mani ignote e ignobili risorge dalle ceneri con un gesto nel contempo simbolico e concreto: la donazione a chi ne ha bisogno di tutto ciò che si è salvato dal devastante rogo del 21 maggio scorso.
Copertino ha risposto così, al fuoco, con la legalità e la solidarietà. Non solo le istituzioni, per le quali è un atto dovuto, ma un’intera comunità s’è stretta attorno all’impresa che ha deciso di non chinare la testa.
In tanti, oggi, comprese scolaresche, hanno lanciato un messaggio che fonde speranza e resilienza: non si risponde al crimine “solo” con le indagini di chi è preposto a farle, ma anche e soprattutto con la testa alta e il coraggio di non piegarsi di ogni singolo cittadino. Non piegarsi e denunciare, senza timore.
L’antefatto
Nel cuore della notte dello scorso 21 maggio un grave atto intimidatorio ha cercato di spezzare sul nascere il progetto imprenditoriale della società Kk srl, affiliata al Gruppo Risparmio Casa della famiglia Battistelli. Il grande punto vendita di via Bengasi, a Copertino, a poca distanza dall’ospedale e aperto da appena un mese, è stato bersaglio di un rogo doloso.
Quella notte alcuni malviventi hanno infranto una vetrata a colpi di bastone per introdursi nei locali da 2mila metri quadrati e appiccare il fuoco. Soltanto il lungo ed estenuante lavoro dei vigili del fuoco giunti da Lecce, Gallipoli e Veglie ha impedito la distruzione totale della struttura, che rappresentava il primo dei quindici store previsti in Puglia dal gruppo, pur lasciando sul campo danni ingenti. E al momento sono sempre in corso le indagini dei carabinieri della tenenza locale per far luce su mandanti ed esecutori.
Non piegarsi alla paura
Di fronte alla violenza di un gesto inteso a seminare insicurezza, la società e l’intera cittadinanza di Copertino hanno scelto di non piegarsi alla paura. Da questa ferita è nata un’iniziativa che ha ottenuto il plauso di tutto il Salento: ogni singolo prodotto risparmiato dalle fiamme e dal fumo di quella notte maledetta, come detersivi, articoli per l’igiene della persona e della casa, deodoranti e giocattoli, saranno donati alle associazioni del terzo settore e alle Caritas per sostenere le famiglie più bisognose del territorio.
Oggi sono stati acquisiti i primi nominativi delle associazioni che hanno fatto richiesta, le quali saranno chiamate in seguito per la consegna.
Andrea Capone, comproprietario dell’attività, ha espresso profonda gratitudine verso i propri collaboratori, rimasti uniti nonostante le incertezze seguite alla chiusura, e verso le istituzioni, che, andando oltre i doveri formali, li hanno accompagnati ogni giorno e “ci hanno fatto sentire sicuri”. Nel momento in cui l’attività comincia a riprendere vita con la riapertura e ricordando i giorni passati tra le macerie, Capone ha sottolineato come proprio il luogo in cui “è nato il nostro incubo” possa ora generare “un nuovo ricordo”, offrendo un esempio tangibile di come la società debba reagire “contro chi dispensa odio e terrore”.
Questo forte desiderio di non arrendersi è stato ribadito dalla moglie di Capone e amministratrice della società, Emy Costantini, la quale ha ricordato il peso del lavoro e dei sacrifici andati in fumo. Guardando al futuro, però, la famiglia ha deciso di convertire ciò che si è salvato dal rogo in un atto di solidarietà, scegliendo di “dare a questo materiale una nuova vita, un nuovo significato” attraverso la donazione delle merci ancora utilizzabili ad associazioni benefiche, scuole e istituti per il recupero giovanile.
Le interviste a margine
A margine dell’evento, i giornalisti si sono soffermati a intervistare alcune delle autorità presenti. Fra loro, il prefetto di Lecce, Natalino Manno, che ha richiamato l’importanza della libertà d’impresa sancita dall’articolo 41 della Costituzione, un pilastro democratico che non può essere ostacolato da logiche criminali, dalla concorrenza sleale o dalle pressioni del racket.
Pur riconoscendo il disorientamento iniziale provocato dall’episodio, il prefetto ha ribadito che la risposta migliore risiede nella compattezza delle istituzioni e nella partecipazione attiva della cittadinanza. Secondo Manno, l’unico vero antidoto morale contro la criminalità organizzata è la costruzione di una coscienza civica diffusa, invitando tutti gli imprenditori a superare la paura del pizzo e ad affidarsi con coraggio e senza omertà allo Stato.
“Chi tace è complice”
Un messaggio di grande impatto è giunto anche dai giovani presenti, che hanno mostrato uno striscione con la frase: “Abbiate il coraggio della parola, chi tace diventa complice”. Il procuratore Giuseppe Capoccia ha accolto con favore queste parole, evidenziando davanti alla stampa come l’ostacolo principale nelle indagini resti spesso il muro del silenzio.
Capoccia ha spiegato quanto sia fondamentale il contributo di chi sa e decide di parlare, e ha definito di grande conforto vedere una comunità e un’azienda che non si piegano, capaci di dare impulso a un’autentica “antimafia sociale” in cui ogni cittadino posiziona il proprio mattoncino nella costruzione della legalità.
Infine, il sindaco di Copertino, Vincenzo De Giorgi, ha espresso profondo orgoglio per la reazione compatta della propria città e per la presenza tangibile dello Stato. Sottolineando come la vicinanza costante di prefettura, questura, carabinieri e tutte le forze dell’ordine stia restituendo fiducia e serenità alla comunità locale, dimostrando come il territorio salentino non sia disposto a cedere alle intimidazioni, ma intenda ripartire unito nel segno della giustizia e della solidarietà.
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