Sono stati quasi 200 i delegati che hanno partecipato, giovedì 1 ottobre 2026 presso gli spazi di Cesena Fiera, alla tappa del road show “EU–Tanzania Investment and Business Forum 2026-2027” in vista del Forum a Dar es Salaam in programma nel 2027. È stata un’occasione per fare il punto sulle possibilità di sviluppo economico fra il Paese africano e l’Europa.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itCarlo Costa, vice presidente di Cesena Fiera, porta i saluti dell’ente
“Penso che si tratti di un evento molto importante – ha affermato Peter Lawrance Msoffe, vice segretario permanente del Ministero dell’Agricoltura della Tanzania – L’intera iniziativa rappresenta un ottimo investimento sia per l’Unione europea sia per la Tanzania, perché siamo interdipendenti l’uno dall’altra. Da un lato, l’Unione europea è molto avanzata in termini di capacità tecniche, manodopera qualificata, ma la Tanzania ha un grande potenziale per la produzione di prodotti molto nutrienti e di alta qualità che possono rifornire l’Unione europea. Quindi, se si combinano le competenze tecniche del nord con le risorse e il potenziale ancora poco sfruttato della Tanzania, entrambe le parti ne trarranno enormi benefici”.

Il potenziale produttivo del Paese africano è enorme. “La Tanzania – prosegue Msoffe – è benedetta dal clima, un clima tropicale, e abbiamo sovrabbondanza di ogni tipo di frutta, ma attualmente quella che sta davvero facendo scalpore è l’avocado. Questo è uno dei frutti che stiamo pianificando di espandere. Si tratta di produzione per l’esportazione, perché gradualmente abbiamo iniziato a raggiungere mercati al di fuori della Tanzania. Stiamo raggiungendo il mercato asiatico; stiamo entrando nel mercato europeo; ci stiamo espandendo negli Stati Uniti e in Australia. Quindi, è un frutto che sta davvero facendo passi da gigante per la Tanzania”.

L’organizzazione della produzione e delle esportazioni è agevolata da un ente pubblico chiamato TPHA (Tanzania Plant Health and Quarantine Authority), l’Autorità per la salute delle piante e la quarantena, che ha il compito di garantire che qualsiasi prodotto agricolo esportato all’estero soddisfi gli standard di qualità del paese di destinazione. Quindi, ad esempio, per l’Unione Europea, gli standard fissati devono essere rispettati da qualsiasi azienda che voglia esportare qui. La mia visione è che, grazie a questa collaborazione tra l’UE e la Tanzania, nei prossimi anni arriveranno sempre più avocado in Europa”.

La coltivazione è in grande espansione perché non manca acqua, sia superficiale, sia di falda. “Grazie ad eventi come questo, mettiamo in contatto aziende europee con le nostre al fine di avere tecnologie adatte all’irrigazione. Uno degli scopi di questo road show è quello di invitare gli investitori a portare la tecnologia necessaria per costruire le infrastrutture, in modo da poter aumentare la superficie coltivabile e irrigata dagli attuali 900.000 ettari fino a 5 milioni di ettari nei prossimi 10 anni”, ha concluso Msoffe.
55 milioni per lo sviluppo
“Penso che la Tanzania sia in una posizione ottimale, come stiamo vedendo oggi: il contesto favorevole c’è e credo che la partnership con l’Europa possa essere ulteriormente rafforzata; ed è proprio per questo che, insieme all’Unione Europea, avvieremo un programma da 55 milioni di euro per favorire e sostenere gli investimenti nelle filiere agroalimentari ortofrutticole”. Lo ha detto Silvia Sala Giner (Delegazione dell’Unione europea in Tanzania e nella Comunità dell’Africa orientale) a margine dell’evento.

“Le aziende europee possono aiutare quelle della Tanzania. Ed è proprio questo che stiamo valutando: partnership, joint venture ecc., affinché possano apportare non solo know-how in termini di miglioramento della gestione, ma anche molta tecnologia; come possiamo avere un settore molto più digitalizzato, ad esempio. Quindi qui si crea il nesso: è necessaria la tracciabilità, allora come possiamo assicurarci di sapere da dove proviene cibo qui in Italia, e come può essere tracciabile fino all’agricoltore in Tanzania? Per fare questo dobbiamo integrare tecnologia, meccanizzazione, infrastrutture, irrigazione, e anche trasporti. Dobbiamo realizzare i corridoi necessari affinché il prodotto possa essere esportato, consumato localmente o anche esportato interamente nella regione. Si possono anche avere prodotti italiani che arrivano a Dar es Salaam e poi vengono esportati fino all’Africa orientale. Quindi è, direi, una vera e propria porta d’accesso in Africa, dato che è ben posizionato”.
E ha concluso: “In questo momento in cui la situazione logistica non è molto facile nel mondo. Si stanno valutando nuove rotte e la Tanzania, in effetti, è in una posizione tale da consentire di passare attraverso corridoi alternativi, senza subire l’impatto di ciò che sta accadendo in Medio Oriente”.
La presenza di imprese italiane
In occasione della tappa italiana del Roadshow dell’EU–Tanzania Business & Investment Forum, svoltasi a Cesena, il Consorzio CERMAC ha avuto diversi incontri con la delegazione istituzionale e imprenditoriale della Tanzania.

“Gli incontri – ha sottolineato Enrico Turoni, presidente del Cermac – hanno permesso di approfondire le opportunità di collaborazione nel settore agricolo e agroindustriale, con particolare attenzione a produzione ortofrutticola, irrigazione, tecnologie post-raccolta, packaging e trasformazione”.
“Cermac ha presentato le competenze e le tecnologie delle proprie aziende associate, evidenziando la possibilità di sviluppare progetti e partnership direttamente in Tanzania. Particolare interesse è emerso verso soluzioni capaci di aumentare produttività, qualità e valore aggiunto delle produzioni locali nelle future iniziative del Consorzio. È stato ribadito il ruolo di Cermac quale possibile punto di collegamento tra il sistema produttivo italiano e il settore agroalimentare tanzaniano”, ha concluso Turoni.
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