Nel nuovo episodio di Two Humans in the Loop, il podcast di Tom’s Hardware dedicato all’intelligenza artificiale e al suo impatto sul lavoro, Valerio Porcu e Fabrizio Degni hanno commentato l’enciclica Magnifica Humanitas, prima enciclica di Leone XIV sull’AI. Il sottotitolo del documento parla di custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, e i conduttori partono proprio da quel verbo. Custodire implica che qualcosa sia sotto minaccia, e l’enciclica indica esplicitamente cosa.
La parola chiave dell’episodio è disarmare. Disarmare un’AI non significa solo togliere le applicazioni militari. Significa governare gli sbilanciamenti economici e cognitivi, regolare l’uso oracolare dei modelli, fermare la concentrazione del potere narrativo nelle mani di chi controlla algoritmi e data center. L’unico modo per disarmare è governare, anche se governare significa rallentare, e questo è il prezzo politico che il documento chiede di accettare.
Il disarmo come scelta politica, non come pacifismo
I conduttori sottolineano che il termine ha un peso preciso. Disarmare presuppone che esistano armi, e l’enciclica le elenca con cura. La prima e più ovvia è il dominio militare, ma il documento si concentra sulle armi meno visibili: la concentrazione del capitale, la cattura del lavoro intellettuale, il controllo della narrazione pubblica. Il vero terreno del disarmo è economico e culturale, prima che bellico.
Porcu osserva che governare è sinonimo di rallentare, e che nessuna delle grandi case AI accetta esplicitamente questo costo. Degni ribalta la prospettiva: “Quello che fai adesso a una velocità più lenta, poi eviti di farlo stando fermo”. Rallentare non significa fermare, significa darsi il tempo di costruire i controlli che oggi mancano. La fretta del settore, in questa lettura, è il vero rischio sistemico.
Disarmare non vuol dire fermare. Vuol dire governare con calma quello che oggi corre senza guida.
Le quattro disuguaglianze al centro dell’enciclica
Il podcast riprende e approfondisce quattro nodi specifici dell’analisi pontificia.
- Disuguaglianza economica: chi controlla l’AI accumula ricchezza, chi non vi accede resta indietro. Il Papa parla esplicitamente di una classe media che si assottiglia, dei ricchi che diventano più ricchi e dei poveri più poveri. Il fenomeno è già in atto e accelera con la diffusione dei modelli generativi nei flussi di lavoro;
- Disuguaglianza cognitiva: più deleghiamo all’AI la spiegazione del mondo, più chi controlla l’AI controlla la narrazione collettiva. Il concetto è vicino a quello di stupidità funzionale già trattato da Degni: il pensiero critico smette di essere praticato perché c’è un oracolo a portata di prompt;
- Impatto ambientale: punto su cui l’enciclica è secondo i conduttori troppo timida. I data center consumano acqua, suolo ed energia in proporzioni che ridisegnano i territori. In Irlanda le bollette elettriche sono cresciute proprio per la concentrazione di server. Negli Stati Uniti alcune comunità sono rimaste senza acqua corrente perché i sistemi di raffreddamento dei vicini data center la prelevano in massa;
- Crisi occupazionale: l’erosione del lavoro sarà lenta ma reale. Il reddito di base universale resta una risposta parziale a un problema culturale più profondo, quello dell’identità oltre il lavoro. Porcu è favorevole all’idea di un livello minimo dignitoso garantito a tutti per il solo fatto di esistere, ma osserva che il vero salto culturale è smettere di definirsi attraverso quello che si produce.
Se l’AI ci toglie il lavoro, dobbiamo prima cambiare come definiamo noi stessi.
Il caso Amazon e la matematica del rimpiazzo
Nel podcast viene citato un esempio concreto che condensa il problema economico. Amazon ha continuato a licenziare personale presentando i tagli come cost saving, ma nello stesso periodo ha speso circa 300 milioni di dollari in token AI. La cifra basta a pagare lo stipendio di migliaia di lavoratori per anni interi. Il calcolo non torna nemmeno con la logica della pura sostituzione efficiente: l’AI viene comprata mentre il lavoro umano viene espulso, ma il risparmio dichiarato non si traduce in margine, si traduce in spesa di compute.
Il caso illustra il meccanismo che l’enciclica denuncia. Il taglio del personale è raccontato come ineluttabilità tecnologica, mentre nasconde una scelta industriale precisa: dove vanno i fondi liberati dai salari, chi guadagna sull’inferenza pagata, quale parte della catena del valore diventa più ricca. Il discorso del progresso copre una redistribuzione che andrebbe discussa esplicitamente.
Il rapporto con Anthropic e il silenzio dei Big Tech
Alla presentazione dell’enciclica, in Sala Stampa Vaticana, erano presenti Dario Amodei e Chris Olah, i due cofondatori di Anthropic. Olah era addirittura sul palco accanto al Papa. La scelta dice molto della direzione che il laboratorio vuole prendere, e arriva pochi giorni dopo che Anthropic ha chiesto una pausa globale per i rischi di auto-miglioramento ricorsivo. Anthropic si posiziona come il laboratorio AI che dialoga con i poteri tradizionali, religiosi inclusi, e che accetta pubblicamente vincoli che i concorrenti rifiutano.
Dall’altro lato, il silenzio. Altman, Pichai, Nadella, Zuckerberg, Musk, Hassabis, Suleyman: nessuno dei grandi nomi della Big Tech AI ha commentato pubblicamente l’enciclica. Il silenzio è una posizione, e dice molto. I conduttori notano che ignorare deliberatamente un documento di tale portata richiede uno sforzo attivo, in un settore che vive di dichiarazioni e di posizionamento etico continuo. Quando le altre dichiarazioni del Papa su tecnologia hanno generato risposte dai vendor, questa è stata accolta con un mutismo sospetto.
Sette CEO interpellati dalla cronaca, nessun commento. Anche il silenzio firma una posizione.
La questione linguistica e il cliffhanger sulla traduzione
Un dettaglio chiude l’episodio aprendo il prossimo. L’enciclica esce in sette lingue, ma le versioni non sono semplici traduzioni, sono adattamenti. Il testo italiano usa verbi netti e imperativi diretti; le versioni in inglese smussano spesso le formule, trasformando esortazioni in suggerimenti, comandi in indicazioni di prudenza. La sfumatura linguistica diventa scelta politica, e modifica il peso che il documento esercita su pubblici diversi.
I conduttori invitano gli ascoltatori a fare la verifica a casa: prendere il testo italiano, prendere il testo inglese, confrontare frase per frase i punti chiave. Il prossimo episodio approfondirà questo lavoro di analisi linguistica con l’aiuto, sperano, di un linguista o di una linguista esperti del Vaticano. Porcu cita esplicitamente un vecchio saggio di Umberto Eco sulla traduzione, da rispolverare per costruire la lente con cui leggere le sette versioni.
Tradurre non è mai trasferire parole. È sempre scegliere quale messaggio mandare a chi.
L’argomento controfattuale
Si potrebbe obiettare che un’enciclica papale ha poco impatto pratico sulle scelte tecnologiche delle aziende e dei governi. L’obiezione regge per chi pensa che la regolamentazione AI si decida solo nei parlamenti e nei consigli di amministrazione, ma sottovaluta il peso simbolico e culturale dei documenti che danno linguaggio a paure diffuse ma inarticolate. La parola disarmare entrerà nei dibattiti parlamentari, nei discorsi politici, nelle dichiarazioni dei vendor che vogliono apparire responsabili. Il vocabolario delle scelte tecnologiche viene anche dai documenti che apparentemente non hanno potere esecutivo.
Una seconda obiezione è più sottile. Si potrebbe dire che la chiesa cattolica non è il soggetto più credibile per discutere governance tecnologica, considerata la sua storia di rapporti complicati con la scienza moderna. Anche questa preoccupazione ha qualche fondamento, ma trascura un fatto pratico. Per parlare di limiti alla tecnologia oggi servono attori che non dipendano economicamente dai vendor AI, e la chiesa cattolica è uno dei pochi soggetti istituzionali che può esprimere posizioni senza temere ritorsioni di mercato. L’indipendenza economica diventa una condizione di credibilità, anche per chi viene da tradizioni intellettuali distanti da quelle del Vaticano.
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Valerio Porcu
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