Pensione dal 1° settembre 2027: la domanda scade il 21 ottobre e chi sbaglia resta in cattedra un altro anno

Con il decreto n. 193 e la circolare n. 24818 il Ministero ha aperto la finestra delle cessazioni: docenti, educatori e ATA hanno meno di un mese per presentare l’istanza su POLIS. Requisiti aggiornati, la doppia domanda all’INPS, i nuovi tempi del TFS e una revisione dei conti da fare prima di firmare.

Redazione – La Tecnica della Scuola | 1 ottobre 2026

Nelle sale docenti di questi giorni gira una domanda che non riguarda i libri di testo né gli orari provvisori: “Ma tu quest’anno la fai?”. La domanda, quella di cessazione dal servizio, perché il calendario corre. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha firmato il 23 settembre il decreto n. 193 e il giorno dopo, d’intesa con l’INPS, la circolare prot. n. 24818 che detta le istruzioni operative. La piattaforma POLIS – Istanze online è aperta dal 25 settembre e chiude il 21 ottobre 2026. Chi vuole lasciare la scuola dal 1° settembre 2027 deve muoversi adesso, perché la nota ministeriale è esplicita: non potranno essere disposte cessazioni sulla base di domande presentate dopo quella data. Chi arriva al 22 ottobre resta in servizio un altro anno scolastico intero.

Chi deve presentare la domanda e chi no

La finestra riguarda il personale di ruolo: docenti, compresi gli insegnanti di religione cattolica, personale educativo e ATA. I dirigenti scolastici seguono un calendario a parte e hanno tempo fino al 1° marzo 2027, perché il 28 febbraio cade di domenica. Entro il 21 ottobre passano su POLIS anche le istanze collegate: la richiesta di permanenza in servizio per raggiungere il minimo contributivo, la trasformazione del rapporto a tempo parziale con contestuale pensione e la revoca di una domanda già inviata, che resta possibile fino allo stesso giorno. Fa eccezione soltanto la domanda di trattenimento in servizio, che va presentata in forma cartacea o digitale fuori dalla piattaforma, sempre entro il 21 ottobre.

C’è poi chi non deve fare nulla: chi compie 67 anni e 1 mese entro il 31 agosto 2027 e ha almeno vent’anni di contributi viene collocato a riposo d’ufficio. Vale la pena però controllare che la scuola abbia avviato la pratica.

I requisiti per il 2027, numero per numero

La tabella riepilogativa allegata alla circolare fotografa i requisiti validi per le cessazioni del prossimo anno. La pensione di vecchiaia resta a 67 anni e 1 mese con 20 anni di contributi: chi matura l’età entro il 31 agosto 2027 esce d’ufficio, chi la compie tra settembre e dicembre 2027 può chiedere di uscire comunque il 1° settembre, a domanda. La pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, da maturare entro il 31 dicembre 2027. Un mese in meno per chi ha svolto attività gravose, categoria in cui la normativa include i docenti della scuola dell’infanzia.

Accanto a queste restano le uscite riservate a chi ha già perfezionato i requisiti nelle finestre passate: Quota 103 per chi aveva 62 anni e 41 di contributi al 31 dicembre 2023, Opzione donna per chi aveva 61 anni e 35 di contributi al 31 dicembre 2024 nelle condizioni previste dalla legge, Quota 100 e Quota 102 per chi aveva maturato i requisiti rispettivamente entro il 2021 e il 2022. Per i lavoratori precoci servono 41 anni e 1 mese di contributi, 41 anni in caso di mansioni gravose. L’APE sociale e la pensione dei precoci seguono invece un percorso diverso: la domanda di cessazione può arrivare fino al 31 agosto 2027, ma i trent’anni di anzianità contributiva richiesti devono risultare maturati entro quella data.

Le istanze disponibili su POLIS sono sette, una per ciascuna tipologia, e chi ne presenta più di una deve sapere che il Ministero le tratta in subordine alla domanda di pensione anticipata ordinaria.

La seconda domanda, quella che molti dimenticano

Qui si annida l’errore più frequente. La domanda su POLIS serve al Ministero per chiudere il rapporto di lavoro. La pensione, però, la paga l’INPS, e all’INPS va presentata una domanda separata, con SPID, carta d’identità elettronica o CNS, tramite il contact center oppure attraverso un patronato. Senza quella seconda istanza il 1° settembre 2027 si esce dalla scuola e non si entra in pensione. La circolare fissa anche il calendario dell’istruttoria: entro l’11 gennaio 2027 le scuole e gli uffici territoriali devono sistemare i conti assicurativi, definire le domande di ricongiunzione, riscatto e computo ancora pendenti e i periodi pre-ruolo; entro il 21 aprile 2027 l’INPS accerta il diritto a pensione e lo comunica al Ministero, che convalida le cessazioni al SIDI. Chi ha un riscatto di laurea in sospeso o un servizio pre-ruolo mai riconosciuto ha quindi tre mesi, non di più, per far quadrare il proprio estratto conto.

TFS: dal 2027 nove mesi invece di dodici

C’è una novità buona per chi esce per limiti di età. La legge di bilancio 2026 ha ridotto da dodici a nove mesi il tempo di attesa per la prima rata del trattamento di fine servizio di chi matura i requisiti di vecchiaia dal 1° gennaio 2027, e l’INPS ha dato le istruzioni con la circolare n. 30 del 27 marzo 2026. Restano invece fermi i 24 mesi per chi lascia con la pensione anticipata o per dimissioni volontarie, e resta la rateizzazione: fino a 50.000 euro in un’unica soluzione, due rate annuali tra 50.000 e 100.000 euro, tre oltre i 100.000. Per la scuola vale la consueta particolarità della cessazione al 31 agosto, anche quando il requisito si perfeziona entro dicembre. Chi non vuole aspettare può chiedere l’anticipo del TFS fino a 45.000 euro presso le banche aderenti all’accordo quadro, con garanzia dello Stato, come previsto dall’articolo 23 del decreto-legge n. 4 del 2019.

Prima di firmare, un giro di conti

Una domanda di pensione non è solo un atto amministrativo: è il momento in cui il cedolino NoiPA smette di essere la bussola del bilancio familiare e viene sostituito, dopo qualche mese di vuoto, da un assegno quasi sempre più basso. Per questo chi presenta l’istanza entro il 21 ottobre farebbe bene a mettere in fila, nello stesso mese, l’estratto conto contributivo, la simulazione dell’assegno con un patronato e lo stato dei finanziamenti in corso. Chi ha una cessione del quinto attiva deve sapere che il pensionamento non la cancella: la rata viene regolata secondo quanto previsto dal contratto, e conviene leggere con attenzione le clausole sull’estinzione anticipata e sul conteggio del residuo prima di decidere.

Per chi invece resta in servizio, e sono la maggioranza di chi legge, il discorso si rovescia: la busta paga NoiPA continua ad arrivare il 23 di ogni mese, con gli importi di ottobre già visibili nell’area riservata dal 26 settembre, e proprio la stabilità di quel cedolino è ciò che rende il personale scolastico uno dei profili più richiesti dal credito. Gli strumenti sono quelli consueti, a partire dalla cessione del quinto, con la rata trattenuta direttamente dall’amministrazione, la durata fino a 120 mesi e la copertura assicurativa compresa. Chi vuole capire come funziona nel dettaglio per docenti e ATA, con esempi di TAN e TAEG e i documenti di trasparenza, trova una scheda sulla cessione del quinto per insegnanti e dipendenti con busta paga NoiPA curata da Gruppo Santamaria S.p.A., agente in attività finanziaria iscritto all’OAM (n. A107). Le regole restano le stesse per tutti, a dieci anni dalla pensione come a trenta: si confrontano più proposte, si legge il TAEG e non il solo TAN, e si firma soltanto se la rata sta comoda dentro il netto mensile, oggi e negli anni in cui lo stipendio diventerà pensione. Per i precari il punto di partenza è diverso: la cessione di norma richiede il contratto a tempo indeterminato, mentre per le supplenze annuali al 30 giugno o al 31 agosto la valutazione è caso per caso.

Il 21 ottobre, in ogni caso, non aspetta nessuno. Chi ha i numeri per uscire ha tre settimane per deciderlo. Chi non li ha ancora, ha lo stesso tempo per capire quanto manca.

Contenuto realizzato in collaborazione con Gruppo Santamaria S.p.A. Le informazioni sulla cessione del quinto hanno finalità promozionale; per le condizioni contrattuali ed economiche fanno fede i documenti di trasparenza disponibili sul sito del proponente.

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