Fili, lamiere e licenze d’armi: cosa c’è dietro il business della difesa nel Comasco
A Erba, un’azienda tessile iscritta al Registro Nazionale delle Imprese (RNI) per l’export di materiale d’armamento dichiara, nel 2024, tre autorizzazioni all’esportazione, circa 10,7 milioni di euro di export verso la Germania e un fatturato di 12,35 milioni. A Turate, una società di componenti aeronautici passa da 40,55 a 46,39 milioni di fatturato in tre anni, con 178 dipendenti e 33 autorizzazioni export attive verso i paesi NATO, oltre a Qatar, Algeria, Filippine, Australia e Svizzera. I dati provengono dai registri RNI e dalle relazioni annuali previste dalla legge 185 sul controllo dell’export di materiale d’armamento, la norma che disciplina, sul piano formale, tanto la vendita di sottomarini quanto quella di tessuto stampato.
Questa analisi verifica se la domanda militare stia trasformando un ecosistema manifatturiero tradizionale – tessile, meccanico, chimico – in un ecosistema di materiali e tecnologie avanzate, incrociando dati di bilancio, registri delle autorizzazioni export e testimonianze raccolte presso le aziende del territorio comasco.
Il tessile che non sapeva di essere “difesa”
Manifatture Italiane Scudieri (MSI), con sede a Erba, fa parte del gruppo Adler-HP Pelzer, controllato dalla famiglia Scudieri. Nata dall’acquisizione di Mectex e Tessitura Santi, produce tessuti e filati tecnici ad alta densità: impermeabili, idrorepellenti, fotoluminescenti, con proprietà batteriostatiche e antistatiche. Si è iscritta al RNI nel 2023 per esportare in Germania tessuti stampati mimetici con trattamento infrarosso. Il fatturato è passato da 9,38 milioni nel 2022 a 12,35 milioni nel 2024, a fronte di 48 dipendenti stabili, con circa 11 milioni di export dichiarati verso la sola Germania.
Nicola Gallino, procuratore dell’azienda, delimita con precisione il perimetro di questa classificazione: “Nella pratica Manifatture Italiane Scudieri è un’azienda tessile”, sottolinea, pur riconoscendo che la licenza detenuta dal 2023 è formalmente denominata di “esportazione di materiale d’armamento”. Il punto sollevato riguarda l’equiparazione normativa tra prodotti di natura molto diversa: “È un po’ paradossale, ma dal punto di vista formale siamo equiparati a un’azienda che costruisce sommergibili”.
Saati: tessuti tecnici per uso balistico
Saati, con sede a Appiano Gentile, ha un fatturato di 170 milioni di euro, 900 dipendenti e nove stabilimenti tra Italia, Stati Uniti, Francia, Germania, Cina e Corea. Fondata nel 1935 per la serigrafia, produce oggi tessuti compositi fibrorinforzati per filtrazione, aerospazio, protezione personale e componentistica elettronica, inclusi i microfoni di smartphone. È tra le imprese della filiera che collaborano con Leonardo sul programma dell’elicottero NEES. Il rapporto “Made in Italy per l’industria del genocidio”, curato da People for Embargo, Palestinian Youth Movement, Giovani Palestinesi Italiani (GPI) e The Weapon Watch, attribuisce all’azienda l’esportazione di fibra di vetro e poliestere monofilamento verso due società israeliane del settore difesa, Orlite Industries e Fibrotex Technologies.
Il distretto tessile comasco: fashion e tecnico come segmenti distinti
Allargando l’analisi al distretto comasco nel suo complesso, Paolo Canonico, dirigente Saati e presidente del Gruppo Filiera Tessile in Confindustria Como distingue nettamente il tessile “moda” dal tessile “tecnico”, sottolineando come siano due segmenti con logiche produttive incompatibili. “Il fashion deve dimostrare di essere fatto bene e di essere bello: contano il gusto e la manualità. Il tessuto tecnico, invece, deve funzionare: risponde alle prestazioni richieste”. A conferma della difficoltà di conversione tra i due segmenti, ricorda un precedente storico: “Durante la prima grande crisi del tessile, circa vent’anni fa, in alcuni Paesi europei si tentò di passare dai tessuti per abbigliamento ai tessuti tecnici. Fu un fallimento collettivo”, poiché – precisa – chi lavora nel fashion ragiona per obiettivi qualitativi e non per obiettivi prestazionali, e il cambiamento richiede “uno sforzo culturale più che economico”.
Sull’opportunità rappresentata da aerospazio e difesa per il distretto, Canonico distingue i due ambiti: l’aerospazio resta un mercato di dimensioni contenute, ma dove chi innova per primo mantiene un vantaggio duraturo grazie alla proprietà intellettuale; la difesa è invece un settore storico che sta modificando i propri requisiti in ragione dell’evoluzione degli scenari operativi: “Prima la guerra si combatteva con le armi, oggi si combatte con i droni: anche l’abbigliamento tecnico per i militari deve cambiare di conseguenza”. La condizione per cogliere questa evoluzione, secondo Canonico, è l’aggregazione di competenze – tessuto, trattamenti, ibridazione dei materiali, nanotecnologie, intelligenza artificiale applicata ai processi – unita a una riduzione dei tempi decisionali: “Chi arriva prima vince”, sintetizza, richiamando la necessità per l’industria europea di agire con una velocità finora estranea alle proprie abitudini.
Meccanica di precisione e schermature elettromagnetiche
Il fenomeno non è circoscritto al tessile. Soliani EMC, con sede a Como, produce schermature per interferenze elettromagnetiche — camere anecoiche, guarnizioni conduttive, sigillanti — per applicazioni aerospaziali e di difesa. Il fatturato è cresciuto in modo pressoché costante dal 2017 a oggi: 4,79 milioni nel 2017, 6,52 nel 2019, 8,91 nel 2022 (il picco), 7,62 nel 2023 e 7,99 nel 2024, con un organico stabile tra 13 e 16 dipendenti. Nel 2024 ha ottenuto 1’autorizzazione all’esportazione, per un valore dichiarato di 180 mila euro; Secondo il rapporto GPI, tra agosto e ottobre 2024 avrebbe fornito a Elbit Systems tecnologia di isolamento elettromagnetico, nel dettaglio una guarnizione solida non conduttiva, lamiere e nastri, e due forniture di sistemi di protezione da interferenze elettromagnetiche. L’azienda è stata coinvolta nel 6° Programma Quadro europeo LIDWINE e ha fornito clienti come Agusta Westland, Airbus (per il programma A400M), Aermacchi (M346), Sukhoi (modello 100) ed Embraer; risulta inoltre nella filiera Leonardo per il programma dell’elicottero NEES. Nel 2024 ha annunciato una fornitura di soluzioni ingegneristiche e materiale schermante al cantiere ligure Baglietto, oltre a una commessa della Marina Militare per due imbarcazioni.
Ceratizit Como, con sede a Alserio, filiale italiana del gruppo lussemburghese specializzato in materiali duri da usura, produce utensili per forgiatura e stampaggio. Nel 2024 ha ottenuto sei autorizzazioni all’esportazione, per un valore dichiarato di circa 466 mila euro; nel 2025 le autorizzazioni scendono a cinque, per circa 41 mila euro. Le relazioni annuali indicano destinazioni specifiche: utensili di stampaggio venduti a Sellier & Bellot, in Repubblica Ceca, per munizioni calibro 7,62×51; a Romarm, in Romania, per munizioni calibro 12,7x108mm; a Nammo Sweden per munizioni calibro 7,62mm. Il fatturato è sceso da 21,59 milioni nel 2023 a 15,2 milioni nel 2024, in un contesto di crisi del settore automotive che ha già portato il gruppo ad annunciare la chiusura di due stabilimenti in Germania.
Aerea Spa, a Turate, produce piloni, sistemi di rilascio carichi e componenti strutturali certificati su piattaforme quali F-35, Eurofighter, M346, NH90, oltre ad affusti per mitragliatrici, apparecchiature di lancio per missili e bombe e modelli in legno (simulacri) forniti ai clienti per la realizzazione di stampi propri. Le autorizzazioni occupano diverse pagine nelle relazioni annuali: 25 nel 2023, con 7,17 milioni di export e un fatturato di 40,3 milioni, fino alle 33 del 2024 già citate in apertura, a fronte di 178 dipendenti; nel 2025 il numero resta a 33, ma il valore dichiarato di export scende a circa 5,36 milioni. Negli anni l’organico ha oscillato tra 150 e 187 dipendenti, il fatturato tra 28 e 54 milioni. I destinatari 2025 comprendono tutti i paesi NATO, oltre a Qatar, Algeria, Filippine, Australia e Svizzera; l’azienda importa temporaneamente componenti da Regno Unito, Taiwan, Israele e India.
Interforgia, a Erba, con nove dipendenti e 3,27 milioni di fatturato nel 2024, produce componenti forgiati per culatte di mitragliatrici FN MAG calibro 7,62, inserendosi come fornitore di secondo livello in una filiera che arriva a sistemi d’arma di scala internazionale. Nel 2024 ha ottenuto 8 autorizzazioni all’esportazione, per un valore dichiarato di circa 200 mila euro; nel 2025 le autorizzazioni salgono a 15, per un valore di circa 330 mila euro.
Crescita reale o narrazione
Carlo Tombola, fondatore di The Weapon Watch, fonte di buona parte dei dati utilizzati in questa analisi, ridimensiona la narrazione di un settore in espansione generalizzata: “a quanto emerge dai dati in nostro possesso non sembra affatto che le aziende convertite alla difesa costituiscano un settore in crescita: molte non hanno ancora nemmeno recuperato i fatturati pre-covid”. Secondo Tombola, quindi, parlare di difesa come di opportunità, o ancora più nettamente, di scelta dovuta per salvare business e posti di lavoro, è scorretto. È un messaggio fuorviante e senza dati robusti a supporto ma solo una narrativa diffusa, mentre la spesa militare resta concentrata sui grandi player, Leonardo in primis, senza un travaso significativo verso i terzisti.
Più che una trasformazione sistemica dell’ecosistema comasco, la domanda di difesa sta generando un’illusione d’ottica.
Le eccellenze esistono – nei tessuti balistici, nelle schermature ad alta frequenza o nella meccanica di precisione per munizioni -, ma restano isole in un mare manifatturiero che ragiona ancora con metriche tradizionali. Il travaso di competenze tra civile e militare richiede uno sforzo culturale prima che economico, che i bilanci attuali non sembrano né premiare né finanziare su larga scala. Tra le maglie strette della Legge 185 e i grandi budget che restano saldamente in mano ai giganti nazionali, per le PMI del territorio la “svolta bellica” rischia di rimanere un’etichetta burocratica, più che una vera ancora di salvezza.
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