Guerra in Ucraina, tensioni a Hormuz, energia e grano sotto pressione. Il presidente del Consorzio Pasta di Gragnano Igp e ad di Garofalo: «I prezzi agricoli stanno risalendo, ma è prematuro parlare di aumenti della pasta»
Le tensioni geopolitiche, l’aumento del costo dell’energia e la volatilità dei mercati agricoli continuano a preoccupare l’industria alimentare. Ma per la pasta è ancora presto per parlare di nuovi aumenti al consumo (ne avevamo scritto anche nel 2022 quando scoppiò la guerra in Ucraina). A sostenerlo è Massimo Menna, presidente del Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano Igp e amministratore delegato di Pasta Garofalo. «Stiamo vivendo un periodo difficile dal punto di vista generale», spiega Menna. «I mercati dei cereali sono interconnessi e quando vengono meno esportazioni importanti, come può accadere per effetto delle tensioni tra Russia e Ucraina, i prezzi tendono inevitabilmente a salire».
Il rialzo delle quotazioni
Nelle ultime settimane si è registrata una nuova fase di rialzo delle quotazioni agricole, un fenomeno che il settore osserva con attenzione. «C’è stato un certo aumento dei prezzi e questo ovviamente ci preoccupa», sottolinea il manager. «Speriamo sempre che prevalga il buon senso e che le tensioni internazionali possano ridursi». Oltre al grano, a pesare sui costi delle aziende sono energia, carburanti e costo del denaro. La crisi mediorientale e le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz mantengono alta la pressione sulle quotazioni di petrolio e gas, mentre il rialzo dei tassi continua a incidere sugli investimenti industriali.
Poche previsioni
Nonostante questo scenario, Menna evita di fare previsioni allarmistiche sui prezzi della pasta nel 2027. «Ogni azienda decide autonomamente la propria politica commerciale», osserva. «In questo momento non ci sono elementi per indicare quale potrà essere il prezzo di un pacco di pasta tra qualche mese». Secondo il numero uno di Garofalo, la pasta mantiene una caratteristica che la rende relativamente resiliente nei momenti di difficoltà economica. «È un prodotto che rimane accessibile e che fa parte delle abitudini alimentari delle famiglie», afferma. «Anche nei periodi di crisi non abbiamo visto spostamenti improvvisi dei consumi. Anzi, in alcune fasi particolari i consumatori hanno percepito pasta e farina come beni rassicuranti e di sicurezza».
L’osservatorio del Consorzio
Menna osserva il mercato anche dalla prospettiva del Consorzio di tutela della Pasta di Gragnano Igp, realtà che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare. Il marchio Igp identifica una produzione concentrata nell’area storica di Gragnano, in provincia di Napoli, dove la lavorazione della pasta affonda le proprie radici in una tradizione secolare e dove oggi operano alcune delle aziende più note del comparto. «La Pasta di Gragnano Igp rappresenta un segmento di qualità che continua a essere apprezzato sia in Italia sia all’estero», spiega Menna. «Parliamo di un prodotto fortemente legato al territorio e a un disciplinare rigoroso che tutela origine, processo produttivo e caratteristiche finali della pasta». Le esportazioni continuano a rappresentare una componente importante per i produttori del distretto, con Stati Uniti ed Europa che restano tra i mercati più rilevanti.
La filiera e l’Igp
Secondo il presidente del Consorzio, tuttavia, anche le aziende della filiera di Gragnano devono confrontarsi con le stesse criticità che interessano l’intero settore agroalimentare: volatilità delle quotazioni del grano duro, aumento dei costi energetici, rincaro dei trasporti e incertezza geopolitica. «Quando i prezzi dei cereali aumentano oltre determinati livelli, gli effetti si propagano lungo tutta la filiera», osserva Menna. «Per questo guardiamo con attenzione all’evoluzione dei mercati internazionali, pur mantenendo fiducia nella capacità delle imprese italiane di continuare a investire su qualità, innovazione e sostenibilità». Negli ultimi anni il Consorzio ha inoltre intensificato le attività di promozione all’estero, facendo leva sulla crescente attenzione dei consumatori verso i prodotti certificati e tracciabili. Una strategia che punta a differenziare la Pasta di Gragnano Igp dalla concorrenza internazionale attraverso elementi distintivi come la provenienza, il metodo produttivo e la reputazione costruita nel tempo dal distretto campano.
L’approvvigionamento
Sul fronte dell’approvvigionamento, Menna ricorda che la materia prima utilizzata da Garofalo proviene prevalentemente dall’Italia, integrata da importazioni provenienti da Stati Uniti e Australia. «La quota maggiore resta quella italiana», precisa. L’azienda continua inoltre a investire per ridurre il peso dei costi energetici. Dopo aver installato anni fa un impianto di trigenerazione, Garofalo sta completando un nuovo sistema di maggiore capacità e ampliando gli impianti fotovoltaici. «Vogliamo arrivare a circa un megawatt e mezzo di potenza installata», spiega Menna. «Il problema sono soprattutto i tempi autorizzativi, che restano molto lunghi».
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