La macchinetta del caffè ancora sul piano cottura. Le tracce di sangue sul pavimento, nel corridoio e nel bagno. I fori dei proiettili sulla porta della stanza dove il boss foggiano Antonello Francavilla cercò riparo. I bossoli calibro 380 sparsi nell’appartamento.

Sono le immagini della scena del crimine di Nettuno, provincia di Roma, finora rimaste nei faldoni investigativi e ora pubblicate da l’Immediato, a restituire in maniera plastica la violenza dell’agguato del 2 marzo 2022 contro uno dei principali esponenti della batteria Sinesi-Francavilla e contro suo figlio all’epoca minorenne.

Per quel duplice tentato omicidio, il Tribunale di Velletri ha condannato a 18 anni di reclusione Antonio Fratianni, imprenditore edile foggiano. I giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa, mentre la ricostruzione accusatoria ha collocato l’episodio all’interno di un durissimo contrasto economico con il gruppo criminale, legato a una somma di circa 600mila euro investita in operazioni immobiliari.

Le nuove carte permettono però di entrare dentro quella casa e di ricostruire, passaggio dopo passaggio, cosa sarebbe accaduto quella mattina.

“Dovevano uccidere Fratianni”

Negli atti viene valorizzato il racconto di un dipendente di Fratianni, che avrebbe riferito di avere appreso direttamente da Emiliano Francavilla e da Michele Ragno, indicato come uomo di fiducia dello stesso Emiliano, chi fosse l’autore materiale dell’agguato e come si fossero svolte le fasi dell’azione.

Secondo quanto riportato nelle carte, il dipendente sarebbe stato prelevato e condotto nella villa di Emiliano Francavilla. Lì quest’ultimo gli avrebbe detto che bisognava uccidere Fratianni perché il 2 marzo si era introdotto nell’abitazione di Antonello Francavilla, a Nettuno dove si trovava ai domiciliari, e aveva sparato contro di lui e contro il figlio definito negli atti “incolpevole testimone”.

Le stesse carte ricordano che Fratianni, quando denunciò i fatti alla Dia di Foggia, aveva dichiarato di essersi recato almeno due volte nell’abitazione di Antonello Francavilla. Una circostanza che, secondo gli investigatori, dimostrerebbe come l’imprenditore avesse libero accesso all’appartamento.

Antonello e Emiliano Francavilla

La richiesta del caffè prima degli spari

Uno dei dettagli più significativi riguarda proprio l’inizio dell’agguato.

Secondo il racconto attribuito a Solazzo, Fratianni sarebbe entrato nell’abitazione e avrebbe chiesto ad Antonello Francavilla di preparargli un caffè. Una richiesta che avrebbe avuto lo scopo di distrarlo.

Mentre Francavilla era impegnato in cucina, Fratianni avrebbe improvvisamente iniziato a sparare, colpendolo più volte.

Il riscontro fotografico contenuto negli atti è particolarmente suggestivo: sul piano cottura della cucina la polizia scientifica trovò effettivamente una macchinetta del caffè.

Non è un dettaglio isolato. Gli investigatori sottolineano che i rilievi della Scientifica e i referti del pronto soccorso degli ospedali riuniti Anzio-Nettuno avrebbero fornito riscontri “precisi e concordanti” alla ricostruzione.

Antonello Francavilla colpito e barricato in una stanza

Dopo i primi colpi, Antonello Francavilla avrebbe cercato di proteggersi il volto con il braccio.

Fu raggiunto da un proiettile all’avambraccio destro, con una ferita d’ingresso che provocò la frattura spiroidale dell’ulna.

A quel punto sarebbe riuscito a rifugiarsi in un’altra camera dell’appartamento, tentando di bloccare la porta con un oggetto. Ma Fratianni, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe continuato a sparare anche attraverso la porta.

Le fotografie della Scientifica mostrano chiaramente diversi fori d’arma da fuoco sulla porta della stanza dove Francavilla si sarebbe messo al riparo.

Sul pavimento della cucina e lungo il corridoio che conduce alle camere da letto e al bagno sono invece visibili numerose tracce ematiche, immortalate accanto ai contrassegni numerati degli investigatori.

Il figlio esce dalla doccia e viene colpito

È durante queste concitate fasi che entra nella scena anche il figlio di Antonello Francavilla.

Secondo quanto Michele Ragno avrebbe raccontato al dipendente, il ragazzo uscì dalla doccia proprio mentre l’agguato era ancora in corso. Fratianni, accortosi della presenza del minorenne, avrebbe rivolto l’arma contro di lui e sparato.

Le foto allegate agli atti mostrano anche le tracce di sangue nel bagno, indicato dagli investigatori come il luogo nel quale il figlio del boss venne ferito.

Il ragazzo fu raggiunto anche alla testa. La sua presenza, secondo quanto ricostruito successivamente nei procedimenti giudiziari, divenne uno dei motivi principali della vendetta progettata dal fratello di Antonello, Emiliano Francavilla.

Bossoli Fiocchi calibro 380 in tutta la casa

Sul luogo dell’agguato la polizia scientifica repertò numerosi bossoli calibro 380, equivalenti al 9 corto, marca Fiocchi.

Un elemento che gli investigatori ritennero particolarmente rilevante anche per un successivo accertamento.

Il 12 aprile 2022, durante un ritiro amministrativo di armi e munizioni ad Antonio Fratianni e al figlio, la Divisione Anticrimine della Questura di Foggia accertò che quest’ultimo possedeva una Beretta calibro 9 modello 84 FS e 50 proiettili calibro 9-380 Auto, sempre marca Fiocchi.

Nelle carte si precisa che l’arma era compatibile con quella utilizzata nell’agguato e che le munizioni avevano non soltanto lo stesso calibro, ma anche la stessa marca dei bossoli ritrovati nell’appartamento.

Si tratta di un passaggio inserito dagli investigatori nel capitolo dedicato ai “gravi indizi di colpevolezza”.

La vendetta organizzata da Emiliano Francavilla

La storia non finì quella mattina a Nettuno.

Pochi mesi dopo, il gruppo guidato da Emiliano Francavilla mise in piedi un piano per eliminare Fratianni. L’imprenditore avrebbe dovuto essere ucciso il 26 giugno 2022 nei pressi del casello autostradale di Foggia, ma la squadra mobile riuscì a intervenire prima che il commando entrasse in azione.

Nel primo grado celebrato con rito abbreviato furono inflitti complessivamente quasi 50 anni di carcere. Emiliano Francavilla venne condannato a 12 anni, Giuseppe Sonnino a 10 anni e 8 mesi, Giovanni Consalvo e Antonio Lanza a 8 anni e 8 mesi ciascuno, Mario Lanza a 7 anni. Michele Ragno venne invece assolto.

In appello le pene furono rideterminate: 8 anni e 8 mesi a Emiliano Francavilla, 6 anni e 8 mesi a Sonnino, 5 anni e 2 mesi a Consalvo, 5 anni ad Antonio Lanza e 4 anni e 6 mesi a Mario Lanza.

Le condanne ormai definitive

Nel luglio scorso la Cassazione ha reso definitive le responsabilità per il tentato omicidio di Fratianni.

Per quattro imputati la Suprema Corte è intervenuta esclusivamente sul trattamento sanzionatorio: Giuseppe Sonnino deve scontare 6 anni, 7 mesi e 10 giorni; Giovanni Consalvo 5 anni, un mese e 10 giorni; Antonio Lanza 4 anni, 9 mesi e 10 giorni; Mario Lanza 4 anni, 5 mesi e 10 giorni.

Resta definitiva anche la condanna di Emiliano Francavilla nell’ambito del procedimento.

Nel corso del processo, lo stesso Emiliano Francavilla aveva ammesso di avere progettato l’omicidio dell’imprenditore spiegando di voler vendicare il ferimento del nipote.

La vicenda rappresenta uno degli episodi più emblematici degli ultimi anni della Società foggiana: affari immobiliari, rapporti tra imprenditoria e clan, centinaia di migliaia di euro in ballo e infine una spirale di sangue.

Prima l’agguato dentro l’appartamento di Nettuno contro Antonello Francavilla e il figlio. Poi la risposta organizzata dal fratello Emiliano. In mezzo, quelle immagini oggi emerse dai faldoni: il caffè sul fornello, il sangue sul pavimento e una porta crivellata di colpi.

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Francesco Pesante

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