Le città italiane stanno affrontando una profonda metamorfosi demografica, caratterizzata da una complessa dinamica migratoria a doppia velocità. Da un lato si assiste a una progressiva perdita di residenti nei grandi capoluoghi a favore dei territori provinciali limitrofi, dall’altro l’arrivo di nuovi abitanti dall’estero e da altre regioni compensa ampiamente le uscite, garantendo la tenuta del saldo finale. I dati Istat relativi ai trasferimenti di residenza per il 2025, integrati con l’analisi del triennio 2023-2025 rielaborata dal Sole 24 Ore, confermano in modo inequivocabile questo andamento.
La mobilità interna: la fuga verso la provincia e l’hinterland
Nel complesso, il fenomeno della “fuga dalle città” da parte dei residenti storici mostra un’evidente accelerazione. Nel triennio 2023-2025, i 106 capoluoghi di provincia italiani hanno perso complessivamente 97mila abitanti, i quali si sono trasferiti principalmente nei Comuni della stessa provincia, preferendo le cinture urbane e i centri minori “satellite”. Si tratta di un esodo di dimensioni considerevoli, equivalente alla perdita netta dell’intera popolazione di un capoluogo come Pisa. Questa perdita, tuttavia, viene parzialmente mitigata dagli scambi con le altre regioni, che hanno portato nei capoluoghi un incremento di 49.621 residenti. Nel complesso, tenendo conto anche dei 9mila trasferimenti verso altri Comuni della stessa regione, il bilancio finale degli scambi interni per i capoluoghi si attesta su un passivo di 56.402 residenti.
Il bilanciamento dei flussi internazionali
A colmare questo deficit demografico e a ribaltare l’esito complessivo intervengono in modo decisivo le iscrizioni anagrafiche dall’estero. Tra il 2023 e il 2025, il saldo migratorio con l’estero nei capoluoghi è stato positivo per ben 328.363 unità, una cifra che supera di quasi sei volte le perdite registrate nei movimenti interni. Grazie a questo forte afflusso internazionale, il saldo migratorio totale dei Comuni capoluogo chiude in attivo con un incremento netto di 271.961 persone. In termini proporzionali, ogni 100 residenti persi nei flussi interni, i capoluoghi ne guadagnano circa 582 da oltreconfine. Questo divario tende peraltro ad accentuarsi: mentre il deficit della mobilità interna si aggrava anno dopo anno (passando da -8.472 nel 2023, a -23.381 nel 2024, fino a -24.549 nel 2025), il saldo con l’estero si mantiene stabilmente positivo, registrando rispettivamente +111.086, +101.673 e +115.604 iscritti nei singoli anni.
La spaccatura nazionale: il Mezzogiorno escluso dal recupero
L’analisi territoriale rivela una spaccatura geografica netta e speculare tra i capoluoghi italiani. Nel triennio considerato, esattamente 53 città su 106 chiudono il saldo interno in attivo, mentre le restanti 53 lo chiudono in negativo. In 38 dei 53 casi in perdita, l’apporto dei flussi esteri riesce a compensare il deficit e a ribaltare il saldo finale in positivo.
Al contrario, 15 capoluoghi rimangono in perdita demografica complessiva anche dopo il conteggio dei flussi internazionali. Questo gruppo in sofferenza comprende esclusivamente centri del Mezzogiorno: Napoli, Palermo, Catanzaro, Catania, Reggio Calabria, Brindisi, Nuoro, Trapani, Crotone, Carbonia, Caltanissetta, Enna, Taranto, Vibo Valentia e Benevento. In queste aree, l’immigrazione dall’estero non è sufficiente a compensare la fuga interna.
I casi simbolo: l’attrattività polarizzata di Milano e lo svuotamento di Napoli
Le due facce di questo andamento demografico trovano la loro massima espressione nel confronto tra Milano e Napoli. Milano registra il record negativo assoluto per perdite interne, con un saldo di -22.099 residenti nel triennio. Questa perdita è dovuta in larga parte a 28.262 persone che hanno scelto di trasferirsi nei Comuni della stessa area metropolitana, compensata solo parzialmente da un afflusso di 18.824 persone da altre regioni italiane. Ciononostante, Milano mantiene un’altissima attrattività internazionale, registrando il saldo con l’estero più elevato d’Italia con +45.662 nuovi residenti, che le consente di chiudere il bilancio migratorio finale in attivo. Misurando i dati sui flussi di popolazione, Milano mostra un’incidenza elevatissima sia nelle perdite interne (-16,3 per mille) sia nell’attrazione dall’estero (+33,6 per mille).
Napoli, al contrario, presenta il secondo peggior saldo interno in termini assoluti (-14.229) proprio dopo ilo capoluogo lombardo ma con dinamiche differenti. Le partenze si dirigono principalmente fuori dalla regione Campania (8.751 persone) anziché verso l’hinterland metropolitano (3.543 persone) o verso il resto della regione (1.935 persone). Il saldo positivo con l’estero (+9.692) recupera solo i due terzi delle perdite totali, lasciando il capoluogo campano con il peggior bilancio migratorio complessivo del Paese, pari a una perdita netta di 4.537 persone e un’incidenza interna del -15,5 per mille.
La geografia dell’attrattività: il primato di Mantova e Pavia
Esaminando l’impatto demografico proporzionale alla dimensione dei residenti, emergono graduatorie inattese. Per quanto riguarda il saldo migratorio interno, sostiene l’approfondimento del quotidiano economico, il primato spetta a Mantova con un tasso di +21,4 residenti ogni mille abitanti, seguita da Sondrio (+16,9 per mille), Lodi (+15,1 per mille), Aosta (+14,5 per mille) e Biella (+13,8 per mille).
Sul fronte della capacità di attrazione dall’estero, invece, la vetta è occupata da Pavia (+35,7 per mille), seguita da Alessandria (+35,3 per mille), Vercelli (+33,7 per mille), Milano (+33,6 per mille) e Ancona (+33,5 per mille), con ottime posizioni anche per Pisa, Novara, Mantova, Ragusa e Prato. In questa articolata mappa demografica, Mantova si distingue per un’eccellente capacità attrattiva su entrambi i fronti, mentre Milano spicca per una forte contrapposizione tra perdita interna ed elevata immigrazione internazionale.
Le provenienze dei flussi esteri
Nel solo anno 2025, i flussi internazionali verso l’Italia hanno registrato l’iscrizione di 439mila nuovi residenti dall’estero. Di questi, la quota principale proviene da Paesi europei (135mila), seguiti da Asia (118mila), Africa (114mila) e continente americano (72mila complessivi tra Sud e Nord ). L’analisi per singole nazionalità evidenzia un vero e proprio boom di arrivi dal Bangladesh (oltre 37mila) e dal Marocco (oltre 36mila). Seguono in graduatoria gli ingressi da Albania (quasi 27mila), Pakistan (25mila), Egitto (22mila), India (17mila), Tunisia (17mila), Romania (16mila), Brasile (13mila), Germania (12mila), Argentina (9mila) e Stati Uniti (6mila).
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Carmelo Idà
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