L’avvocato è indicato da settimane tra i possibili candidati per raccogliere l’eredità parlamentare del sindaco della città dello Stretto. La nuova Forza Italia passa dalla Calabria
Per decenni la politica calabrese è salita a Roma con il cappello in mano, cercando una candidatura, un posto nelle liste, un incarico, una sponda nazionale capace di aprire porte che sul territorio rimanevano inevitabilmente chiuse. Oggi quella strada potrebbe essere percorsa nella direzione opposta: è il centro nazionale che guarda alla Calabria, ai suoi voti, alla sua organizzazione e soprattutto alla capacità di trasformare il consenso in potere politico, mentre attorno alla possibile candidatura di Fabio Roscioli alle suppletive di Reggio Calabria prende forma un’operazione che vale molto più di un seggio alla Camera e racconta quanto siano cambiati gli equilibri dentro Forza Italia.
Roscioli non è un nome qualsiasi. Avvocato legato professionalmente al mondo Fininvest, amministratore nazionale di Forza Italia e soprattutto uomo che gode della fiducia della famiglia Berlusconi, è indicato da settimane tra i possibili candidati per raccogliere l’eredità parlamentare di Francesco Cannizzaro, dopo l’elezione di quest’ultimo a sindaco di Reggio Calabria. Se l’operazione dovesse concretizzarsi, la domanda politicamente interessante non sarebbe soltanto chi occuperà quel seggio, ma perché uno degli uomini più vicini al cuore del sistema berlusconiano dovrebbe entrare in Parlamento proprio dalla Calabria.
La risposta conduce inevitabilmente a Cannizzaro e alla macchina politica costruita negli ultimi anni nel Reggino. I numeri raccontano soltanto una parte della storia: la sua forza non consiste più semplicemente nella capacità di raccogliere preferenze, ma nell’organizzare il consenso, costruire coalizioni, individuare candidature e trasferire consenso su altri candidati.
L’elezione europea di Giusy Princi, arrivata nel 2024 a quasi 87mila preferenze, aveva già mostrato quanto quella macchina fosse capace di spingersi oltre il voto personale; la vittoria di Cannizzaro alle comunali di Reggio, con oltre il 65 per cento, ha certificato definitivamente l’esistenza di un sistema politico capace di aggregare molto oltre i confini tradizionali di Forza Italia.
È probabilmente questa capacità, ancora prima dei voti, a rendere Cannizzaro interessante negli equilibri nazionali: perché i voti si possono contare la sera delle elezioni, mentre il potere di costruire consenso, organizzarlo e orientarlo rappresenta un capitale politico molto più raro. E se la famiglia Berlusconi sta realmente lavorando a una nuova fase di Forza Italia, rafforzando progressivamente uomini di propria fiducia dentro la struttura del partito, poter contare su un territorio nel quale il consenso azzurro raggiunge percentuali difficilmente replicabili altrove diventa strategico.
Accanto a Cannizzaro c’è poi Roberto Occhiuto, che negli ultimi anni ha progressivamente trasformato la presidenza della Regione in una piattaforma politica nazionale, conquistando spazio negli equilibri di Forza Italia e del centrodestra e dando alla Calabria una rappresentanza che non si esaurisce più nei confini regionali. Sono due funzioni diverse ma complementari: Occhiuto rappresenta il governo, l’istituzione e la proiezione nazionale; Cannizzaro il territorio, l’organizzazione e la capacità di produrre consenso. In mezzo potrebbe arrivare Roscioli, creando un collegamento diretto con il nucleo più vicino alla famiglia che porta il nome e custodisce l’eredità politica del fondatore di Forza Italia.
È qui che la vicenda delle suppletive smette di essere una storia reggina e diventa una questione nazionale. La Calabria potrebbe trasformarsi da periferia del sistema politico a laboratorio della nuova Forza Italia, perché proprio da uno dei territori nei quali il partito è più forte potrebbe partire l’ingresso in Parlamento di una figura centrale negli equilibri berlusconiani.
Per la Calabria sarebbe un cambiamento tutt’altro che simbolico. Una regione pesa realmente nella politica nazionale non quando riesce semplicemente a ottenere qualche candidatura, ma quando diventa necessaria alla costruzione degli equilibri: quando possiede voti, amministratori, organizzazione e leadership sufficienti per partecipare alle decisioni anziché limitarsi ad attenderle. Ed essere più vicini ai luoghi nei quali vengono definite strategie, candidature e priorità significa inevitabilmente aumentare anche la propria capacità negoziale sui grandi dossier che riguardano il territorio, dalle infrastrutture agli investimenti, dalle risorse nazionali ed europee alla rappresentanza nelle istituzioni.
Nessun automatismo, naturalmente: una maggiore forza politica non significa automaticamente più finanziamenti e sarebbe semplicistico sostenerlo. Ma significa qualcosa di probabilmente ancora più importante: avere voce quando si decide, perché nella politica nazionale il vero potere non consiste soltanto nell’ottenere risorse dopo che le scelte sono state compiute, ma nel trovarsi nella stanza mentre quelle scelte vengono costruite.
Ed è forse questo il cambiamento più profondo prodotto negli ultimi anni dall’asse politico Occhiuto-Cannizzaro. Dopo decenni nei quali troppa classe dirigente calabrese ha cercato legittimazione nei palazzi romani, aspettando una candidatura o uno spazio deciso altrove, oggi il rapporto sembra cominciare a rovesciarsi. La possibile operazione Roscioli ne sarebbe un’immagine quasi plastica: non il politico calabrese che va a Roma cercando un seggio, ma uno degli uomini più vicini ai Berlusconi che guarda alla Calabria e al collegio costruito politicamente da Cannizzaro per entrare nel Parlamento della Repubblica.
Non è soltanto una questione di orgoglio territoriale e non dovrebbe diventarlo. È una questione di peso politico. Perché una Calabria più forte dentro uno dei partiti della maggioranza dispone potenzialmente di maggiori strumenti per difendere i propri interessi e per portare le proprie priorità dentro il processo decisionale nazionale.
Per troppo tempo la Calabria ha avuto bisogno del centro del potere. La vera novità politica è che, questa volta, potrebbe essere il centro del potere ad avere bisogno della Calabria.
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