La vendita di Easyjet, la crisi Air Baltic, la situazione di Lufthansa e KLM e Ita in negativo. Che cosa succede nel mercato europeo delle compagnie aeree

Domanda di posti e costi del carburante in rialzo, quote green estese all’Asia e sistema d’ingresso dei passeggeri nella Ue al debutto. Il settore aereo dell’Unione tra novità e strategie. Intanto EasyJet diventerà americana.

Nel settore dell’aviazione civile europea una delle notizie più importanti dell’estate è certamente l’accordo di acquisizione di EasyJet da parte della società statunitense Apollo Global Management. Di conseguenza, ci si chiede che cosa potrà accadere dove il vettore inglese ha come concorrente Ryanair e in misura minore compagnie come WizzAir e AirBaltic. Proprio quest’ultima sta riducendo la sua flotta ed è alla ricerca di finanziamenti, ma in generale i principali gruppi europei del trasporto aereo stanno frenando i loro piani di aumento della capacità a causa degli elevati costi del carburante dovuti alla crisi in Medio Oriente. E per non farci mancare nulla la Commissione europea ha proposto di estendere il suo sistema di scambio di quote di emissioni a un maggior numero di voli internazionali, sempre con lo scopo di mostrarsi green a tutti i (nostri) costi.

Nuovi assetti proprietari e il valore strategico degli slot

Oggi EasyJet ha una flotta di quasi 360 aeromobili e copre circa 1.200 rotte, dunque si tratta di una compagnia aerea di dimensioni considerevoli. Apollo GM ha presentato un’offerta diretta di sette sterline e 15 dollari per azione e l’acquisizione dovrebbe concludersi entro marzo 2027 anche se restano diversi ostacoli normativi da superare. Per esempio, entro la fine dell’anno entreranno in vigore le nuove regole sulla proprietà delle compagnie aeree. EasyJet è un marchio forte, possiede slot preziosi in aeroporti con scarsa disponibilità di voli e un consistente portafoglio ordini in Airbus, ma le sue azioni hanno reso poco e i suoi costi rimangono più alti rispetto a compagnie come Ryanair. Del resto, EasyJet ha adottato un modello di business diverso, puntando a servire aeroporti più centrali e offrendo voli più regolari. Operare dagli aeroporti principali comporta costi più elevati, ma ci sono anche altre voci di spesa importanti e sarà interessante capire che cosa farà la nuova proprietà, ma difficilmente il vettore di Luton rinuncerà ad aeroporti primari come Amsterdam, Orly e Gatwick, ma anche Linate.

AirBaltic, la compagnia lettone, è la più grande della regione baltica e fino a poco tempo fa stava seguendo una strategia di crescita ambiziosa in vista dell’entrata in borsa. L’obiettivo era avere cento aeromobili entro il 2030, ma ora ha ridimensionato i piani e intenderebbe ridurre la flotta da 54 a 36 aerei entro la fine di quest’anno. Sotto la guida dell’ex Ad, Martin Gauss, la flotta era composta da diversi tipi di aeromobili, ma Gauss l’aveva uniformata con gli Airbus 220-300. L’obiettivo era quindi l’efficienza e Gauss si rese conto che la compagnia doveva crescere per essere sostenibile e ridurre i costi, fece quindi un piano per espandersi fino a raggiungere cento A220-300 entro il 2030. Il piano includeva sia i voli di linea, sia servizi di manutenzione e riparazione per altre compagnie. Ma passando a una flotta monotipo si è creata una dipendenza da essa e quando c’è un problema, tutta la flotta ne risente, come nel caso dei problemi dati dai motori Pratt & Whitney.

Un altro fattore negativo è il conflitto in Ucraina e, più recentemente, ci sono state le tensioni in Medio Oriente, con un impatto negativo sui profitti. Poi Gauss se n’è andato e i manager hanno rivisto i programmi concentrandosi maggiormente sull’hub di Riga, ridimensionando alcuni mercati come Estonia, Lituania e Finlandia.

La frenata dei grandi gruppi tra rincari e utili compressi

Guardando ad altre compagnie europee, Lufthansa ha abbandonato i piani per aumentare la capacità fino al 2% quest’anno e sta valutando ulteriori tagli al corto raggio. Anche Iag (Britich Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus e Level), è passata da una crescita alla stabilità. Air France-Klm ha abbassato le previsioni di crescita, ma in generale il settore aeronautico europeo è solido: negli ultimi due mesi i voli sono stati quasi sempre al completo con tariffe aumentate in media del 20% rispetto a quelle dell’anno scorso. C’è a una forte domanda e salgono i ricavi. I risultati di Air France-Klm, di Lufthansa e di Iag sono probabilmente quelli che tutti si aspettavano, mentre le grandi compagnie aeree come Emirates e Qatar Airways stanno ricostruendo le loro reti quasi ai livelli pre-crisi. Questo avrà un impatto maggiore sulle compagnie aeree europee nella seconda metà dell’anno.

Lufthansa ha chiuso il secondo trimestre di quest’anno con un utile operativo di 383 milioni di euro, in calo rispetto al 2025. Del gruppo fa parte Ita Airways per il 41%. I ricavi del gruppo sono in crescita, +8% a 11,1 miliardi, ma l’aumento dei costi del Jet-A1, circa 750 milioni di euro rispetto al 2025, e gli scioperi (almeno 150 milioni di euro di impatto) hanno abbassato i margini e l’utile netto è a 123 milioni di euro contro quasi un miliardo del giugno 2025. Carsten Spohr, Ceo di Lufthansa, ha recentemente dichiarato che non sono riusciti a compensare completamente l’incremento dei costi del carburante, ma che la domanda globale resta forte soprattutto nelle classi premium.

Ita Airways ha vissuto il secondo trimestre in rosso per poco più di 28 milioni di euro, che porta il dato semestrale a -140 milioni, pagando le passività di leasing per -78 milioni nel 2025 erano positive a 305 milioni), ma l’Ebit (guadagno prima di tasse e interessi sui debiti), è stato positivo, a 37 milioni nel secondo trimestre e per 4 milioni nel semestre. Ad andare bene sono invece Lufthansa Technik e Lufthansa Cargo, che già durante la kermesse Ila di Berlino avevano mostrato un miglioramento dei risultati.

Frontiere digitali e l’impatto dei nuovi vincoli ambientali

Sul fronte dei passeggeri, questa estate essi hanno sperimentato il nuovo sistema d’ingresso e uscita dall’Unione, lo “Ees”, che sostituisce il timbro sul passaporto per i visitatori di breve durata provenienti da paesi extra-Ue inclusi Regno Unito e Usa. Si registrano episodi di lunghe code ma anche situazioni positive, quindi il sistema dovrebbe stabilizzarsi entro qualche mese.

Più preoccupante è il sistema di scambio di quote di emissioni proposto dall’Ue, che rappresenta un problema di costi e concorrenza a lungo termine per le compagnie. Dal 2029 Bruxelles propone di estendere il sistema di scambio di quote di emissioni, al momento limitato a quelle comunitarie, includendo i voli in partenza entro un raggio di 5.000 chilometri dal centro dell’Unione, ovvero l’aeroporto di Francoforte. Significa che i voli verso il Medio Oriente, come Dubai e Doha, saranno inclusi nell’Ets come la Turchia. Un altro aspetto è che le compagnie aeree che utilizzano carburanti sostenibili (Saf) hanno potuto richiedere crediti Ets per compensare l’aumento dei costi del carburante. L’entità del sostegno offerto, pur con l’aumento complessivo dei fondi disponibili, è destinata a rendere il sistema accessibile anche alle compagnie aeree mediorientali. Il Consiglio e il Parlamento europeo finalizzeranno le proposte entro la fine dell’anno.


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Sergio Barlocchetti

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