Il suo nome è improvvisamente entrato nel caso Ranucci-Lavitola, ma Sergio Cola non è certo un nuovo arrivato nella storia giudiziaria di Valter Lavitola. Penalista napoletano di grande esperienza, 84 anni, ex deputato di Alleanza nazionale, assiste da undici anni l’ex direttore dell’Avanti! e lo ha seguito in alcune delle vicende giudiziarie più importanti che lo hanno coinvolto.
È un particolare fondamentale perché intorno alla figura dell’avvocato si è aperta una questione politica: come mai Lavitola è difeso da un uomo storicamente appartenente alla destra e ancora vicino ad ambienti di Fratelli d’Italia, proprio mentre il partito di Giorgia Meloni è tra quelli che più duramente attaccano Sigfrido Ranucci?
La risposta di Cola è semplice: il rapporto professionale con Lavitola precede di molti anni l’attuale vicenda.
Sergio Cola e Lavitola, un rapporto iniziato undici anni fa
Cola ha assistito Lavitola nel processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori, vicenda legata alla caduta nel 2008 del secondo governo Prodi e nella quale venne coinvolto anche Silvio Berlusconi.
Il rapporto professionale è proseguito successivamente in altre vicende giudiziarie, dalla tentata estorsione a Impregilo al caso Tarantini, fino all’inchiesta che oggi coinvolge Lavitola per l’attentato contro Ranucci.
Non si tratta quindi di un legale arrivato quando il caso è diventato politicamente esplosivo. Una circostanza sottolineata dallo stesso Cola per rispondere alle insinuazioni nate nelle ultime settimane.
Rimane però la sua storia personale e politica, interamente collocata nell’area della destra italiana.
Dal Parlamento con An alla professione di penalista
Nato a San Giuseppe Vesuviano, Cola è stato deputato di Alleanza nazionale dal 1994 al 2006, attraversando tre legislature. Durante l’esperienza parlamentare ha ricoperto anche l’incarico di vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere e ha scritto occasionalmente sul Secolo d’Italia, storico quotidiano della destra.
Nel 2002 fece discutere una sua proposta per dimezzare le pene previste per la bancarotta fraudolenta. Ma chi ne ricorda l’attività parlamentare descrive una figura lontana dagli eccessi e dalle battaglie più rumorose: «Ha fatto l’avvocato da avvocato, e il parlamentare da parlamentare», è il giudizio riportato da Repubblica.
La professione forense è sempre rimasta centrale. Cola è un penalista di lunga esperienza che nel corso della carriera ha difeso anche personaggi di primo piano della criminalità organizzata. Oggi lavora al caso Lavitola insieme al figlio Arturo Cola, codifensore dell’ex direttore dell’Avanti!.
I rapporti di Cola con il mondo di Fratelli d’Italia
Terminata l’esperienza parlamentare, Sergio Cola non ha però reciso i rapporti con il mondo politico della destra. Negli ultimi anni ha partecipato a diverse iniziative riconducibili a Fratelli d’Italia, soprattutto tra Napoli e San Giuseppe Vesuviano.
Un legame che ha anche radici familiari. La sezione di Fratelli d’Italia di San Giuseppe Vesuviano è stata intitolata al padre del penalista, Arturo Cola, e Sergio era presente alla cerimonia di inaugurazione.
Nel gennaio 2025 partecipò inoltre alla presentazione napoletana del libro La rivincita di Trump di Gennaro Sangiuliano, alla quale era presente anche Arianna Meloni. Cola è intervenuto anche ad Aura Neapolis, festa di Fratelli d’Italia, partecipando a un dibattito sulla giustizia insieme ad Andrea Delmastro, e ha fatto campagna per il sì al referendum sulla giustizia.
C’è poi un altro legame: Cola è sposato con la sorella del prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo Meloni alla guida dell’Anas.
Elementi che non dimostrano naturalmente alcun collegamento tra la sua attività professionale e le posizioni politiche di Fratelli d’Italia, ma che inevitabilmente hanno attirato l’attenzione nel momento in cui il caso Lavitola è diventato anche un caso Ranucci.
Le dichiarazioni che hanno riacceso il caso Ranucci
A rendere ancora più delicata la posizione mediatica dei legali di Lavitola sono state alcune dichiarazioni rilasciate dopo gli ultimi interrogatori.
Il figlio Arturo ha riferito ai giornalisti che Ranucci sarebbe stato informato da Lavitola già il 7 settembre 2025, circa un mese prima dell’attentato, dell’esistenza di un possibile rischio di agguato.
Un elemento che ha immediatamente aperto nuovi interrogativi su quanto sapesse il giornalista prima dell’esplosione davanti alla sua abitazione.
A provocare altre interpretazioni è stato poi Sergio Cola. Alla domanda se Ranucci sapesse che dietro l’attentato ci fosse proprio Lavitola, il penalista ha scelto di rispondere con un «no comment».
Una mancata risposta che ha inevitabilmente alimentato le polemiche, anche se non può essere trasformata nella conferma di una circostanza che dovrà eventualmente essere accertata dagli investigatori.
Perché il nome di Cola pesa nel giallo Lavitola-Ranucci
Il punto resta quindi la singolare sovrapposizione tra due piani distinti. Da una parte c’è l’avvocato Sergio Cola, che difende Lavitola da undici anni e il cui mandato professionale precede largamente l’attuale caso. Dall’altra c’è l’ex parlamentare di Alleanza nazionale, rimasto negli anni vicino agli ambienti della destra e presente anche a iniziative di Fratelli d’Italia.
Proprio questa coincidenza ha alimentato le domande nel momento in cui le dichiarazioni di Lavitola hanno messo sotto pressione Sigfrido Ranucci, mentre contemporaneamente in Rai si discute persino dell’ipotesi di sospendere il giornalista dalla conduzione di Report.
Non c’è, allo stato, alcun elemento che consenta di collegare le due circostanze. Ma nel caso più discusso dell’estate, ormai diventato un intreccio di attentati, rapporti personali, politica e televisione pubblica, anche la biografia dell’avvocato di Lavitola è inevitabilmente finita sotto i riflettori.
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Luca Arnau
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