Uva da tavola, l’Italia accelera sui mercati esteri


Nel 2025, l’esportazione di uva da tavola made in Italy ha toccato il record storico di 973 milioni di euro su un volume di 436.860 tonnellate, confermandosi uno dei principali asset strategici della bilancia agrifood nazionale. L’ossatura produttiva e l’orientamento all’export rimangono fortemente radicati nel Mezzogiorno: la Puglia si conferma hub leader indiscusso, generando 600 milioni di euro di valore all’esportazione, affiancata dalla Sicilia con un contributo di circa 200 milioni di euro. Tale assetto consente all’Italia di consolidare la terza posizione nel ranking mondiale degli esportatori, attestandosi su una quota di mercato in valore pari al 9,8%. È quanto si legge nel report Ismea, curato da Mario Schiano Lo Moriello per la fiera LUV, che attesta la straordinaria maturità commerciale raggiunta dal comparto.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

L’andamento osservato nella prima fase della campagna 2026 conferma una profonda evoluzione strutturale nei modelli di consumo e nelle strategie commerciali degli operatori. La domanda globale e domestica è trainata dal rapido apprezzamento per le uve apirene (senza semi), il cui ingresso massiccio sul mercato ha impresso, a partire dal 2022, un duraturo spostamento verso l’alto delle curve dei prezzi medi mensili.

Contestualmente, si assiste a una marcata destagionalizzazione dei consumi, testimoniata dal +24% di acquisti fuori stagione registrato nel primo semestre del 2026 e dal raddoppio della quota di mercato dell’uva di controstagione sui consumi italiani (dal 6% del 2023 all’11% del 2025). Sotto il profilo geopolitico-commerciale, se da un lato la Germania ribadisce la propria centralità strutturale quale primo cliente (con il 32% dei volumi totali), dall’altro si intensifica il ruolo delle imprese italiane come fruit desk internazionali, capaci di attivare complesse triangolazioni commerciali e riesportare verso il mercato Ue uve originarie di Paesi terzi.

In questo scenario di trasformazione, la filiera fissa quattro obiettivi strategici di breve periodo:

  1. il superamento della soglia di 1 miliardo di euro di valore export. Mantenere la crescita ponderata dei volumi esportati unitamente alla stabilizzazione dei prezzi medi unitari sopra la soglia di 2,20 €/kg, al fine di guidare il valore delle vendite estere e l’attivo della bilancia commerciale al di sopra del tetto storico di 1 miliardo di euro;
  2. la conquista del primato nell’ortofrutta fresca nazionale, effettuando il definitivo sorpasso sulle mele;
  3. una decisa diversificazione geografica extra-Ue verso mercati ad alto valore aggiunto. Sviluppare accordi bilaterali e corridoi fitosanitari per penetrare sbocchi commerciali ad alto potenziale di consumo, abbattendo la dipendenza dal mercato comunitario tramite l’espansione in Sudafrica, Sudamerica, Canada, Medio Oriente e Asia;
  4. il raggiungimento del 2° posto globale nel ranking degli esportatori. Consolidare l’andamento delle vendite in valore per superare i Paesi Bassi (attualmente secondi con il 9,9% del mercato) e posizionare l’Italia immediatamente alle spalle del Perù, prima nazione produttrice ed esportatrice al mondo.

© ISMEA

Vendite al dettaglio e fattori di traino
Nei primi nove mesi del 2026, le vendite al dettaglio di uva confezionata nel canale domestico segnalano un solido incremento del 7,6% in quantità e del 5,2% in spesa rispetto allo stesso periodo del 2025. I fattori guida della campagna 2026 sono:

  • effetto premiumness delle apirene. L’introduzione strutturale di varietà apirene ha provocato dal 2022 uno spostamento verso l’alto dei listini medi mensili, incrementando il valore medio della categoria;
  • destagionalizzazione spinta. Nel 1° semestre 2026 gli acquisti in controstagione sono cresciuti del 24% rispetto all’anno precedente. La quota dell’uva consumata fuori stagione è raddoppiata, passando dal 6% del 2023 all’11% del 2025;
  • consuntivo gennaio-settembre 2026. A fronte di volumi in aumento del 7,6%, si è registrata una lieve flessione del 2,2% nel prezzo medio al dettaglio, stimolando la rotazione del prodotto a scaffale.

Flussi di importazione e riesportazioni (gen-lug 2026 vs 2024)
Nel periodo cumulato gennaio-luglio 2026, l’importazione totale di uva in Italia è salita a 70,7 milioni di euro (+80% su base annua rispetto ai 39,2 milioni di euro del 2024) per 26.000 tonnellate (+82%), con un prezzo medio d’importazione di 2,72 €/kg (-1%).

Sul fronte dei Paesi fornitori, l’Egitto si è affermato come principale mercato di approvvigionamento, con un valore di 23,3 milioni di euro, in crescita del 361% rispetto ai 5,1 milioni del 2024. Un incremento particolarmente significativo, accompagnato da un aumento del 296% dei volumi, che hanno raggiunto 9.000 tonnellate, e da un rialzo del 16% del prezzo medio, attestatosi a 2,59 euro/kg. Al secondo posto si collocano i Paesi Bassi, con 21,3 milioni di euro (+16%) e 7.400 tonnellate (+23%), a fronte di un prezzo medio di 2,87 euro/kg, in calo del 5%.

Seguono la Germania, che ha più che raddoppiato il valore delle forniture raggiungendo i 7 milioni di euro (+117%), con 2.300 tonnellate (+113%) e un prezzo medio di 3,01 euro/kg (+2%), e il Perù, protagonista di una crescita altrettanto sostenuta, con 6,6 milioni di euro (+132%) e 2.700 tonnellate (+103%), a un prezzo medio di 2,42 euro/kg (+14%). In forte espansione anche la Spagna, che ha raggiunto i 5,3 milioni di euro (+52%) e 1.800 tonnellate (+99%), beneficiando di una riduzione del 23% del prezzo medio, sceso a 2,99 euro/kg.

In controtendenza il Cile, che ha registrato una flessione del 21% in valore, fermandosi a 2,6 milioni di euro, e del 14% in volume, con 1.100 tonnellate, mentre il prezzo medio è diminuito dell’8%, a 2,35 euro/kg.

Particolarmente evidente, seppure su valori assoluti più contenuti, è stata la crescita della Slovenia, le cui forniture sono balzate a 2,1 milioni di euro (+1.814%), con volumi in aumento del 917% a 500 tonnellate e un prezzo medio salito dell’88%, a 3,94 euro/kg, il più elevato tra i principali fornitori. Più contenuto il contributo della Francia, che ha raggiunto 900mila euro (+21%) e 300 tonnellate (+31%), con un prezzo medio di 3,23 euro/kg (-8%). In calo, invece, il Sudafrica, con 700mila euro (-37%) e 300 tonnellate (-45%), nonostante un aumento del 15% del prezzo medio, arrivato a 2,33 euro/kg. Chiude il quadro Cipro, con forniture per circa 100mila euro e 300 tonnellate, caratterizzate da un prezzo medio particolarmente basso, pari a 0,28 euro/kg.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it

Flussi di esportazione (gen-lug 2026 vs 2024)
Nella prima fase del 2026 (gennaio-luglio), le esportazioni italiane hanno raggiunto 176,7 milioni di euro (+21% rispetto ai 146,5 milioni di euro del 2024) per un totale di 68.200 tonnellate (+7%), con un valore unitario medio salito a 2,59 €/kg (+12%).

Sul fronte dei mercati di destinazione, la Germania si conferma il principale sbocco commerciale, con un valore delle esportazioni che, nel periodo gennaio-luglio 2026, ha raggiunto i 52,9 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto al 2024. I volumi si sono attestati a 19.000 tonnellate (+3%), mentre il prezzo medio è salito del 12%, raggiungendo i 2,78 euro/kg. Al secondo posto si colloca la Francia, con 25,8 milioni di euro (+20%) e 11.200 tonnellate (+12%), a fronte di un prezzo medio di 2,30 euro/kg (+7%). Segue la Polonia, che ha registrato un incremento del 33% in valore, raggiungendo i 20,2 milioni di euro, e del 17% in volume, con 9.300 tonnellate, mentre il prezzo medio è aumentato del 13%, attestandosi a 2,17 euro/kg.

Particolarmente significativa la performance dei Paesi Bassi, dove le esportazioni sono balzate a 13,5 milioni di euro (+246%), accompagnate da un aumento del 194% dei quantitativi, saliti a 4.800 tonnellate, e da un rincaro del 18% del prezzo medio, arrivato a 2,83 euro/kg. In crescita anche la Svizzera, con 9,3 milioni di euro (+19%) e 2.800 tonnellate (+2%), sostenuta soprattutto dall’aumento del prezzo medio, salito del 16% a 3,29 euro/kg, il più elevato tra i principali mercati di destinazione. Andamento differente per l’Austria, che ha registrato una lieve flessione del 3% in valore, fermandosi a 7,1 milioni di euro, e una contrazione del 16% dei volumi, scesi a 2.200 tonnellate, nonostante un incremento del 15% del prezzo medio, attestatosi a 3,22 euro/kg.

La Repubblica Ceca ha invece raggiunto i 6,6 milioni di euro (+13%), pur a fronte di una riduzione dell’11% dei quantitativi, pari a 3.000 tonnellate, grazie a un aumento del 26% del prezzo medio, salito a 2,19 euro/kg. Tra i mercati più dinamici spicca l’Ungheria, con esportazioni cresciute del 184% in valore, fino a 5,5 milioni di euro, e del 120% in volume, a 2.000 tonnellate, mentre il prezzo medio ha segnato un rialzo del 29%, raggiungendo i 2,75 euro/kg. Più moderata la crescita del Belgio, che ha totalizzato 5,3 milioni di euro (+8%), nonostante una flessione del 7% dei volumi, scesi a 1.600 tonnellate, compensata dall’aumento del 16% del prezzo medio, pari a 3,23 euro/kg. Chiude il quadro la Spagna, con 4,8 milioni di euro (+19%) e 1.800 tonnellate (+4%), a un prezzo medio di 2,73 euro/kg (+15%).

Per maggiori informazioni:
www.ismea.it


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