La gratuità non è soltanto il principio alla base della donazione di sangue e plasma, ma un valore che prende forma nelle relazioni, nella partecipazione e nella capacità di prendersi cura delle comunità. È questo il filo conduttore della Conferenza Programmatica di AVIS Nazionale, che lo scorso weekend ha riunito a Bussolengo, in provincia di Verona dirigenti e volontari da tutta Italia per confrontarsi sul presente e sul futuro dell’associazione, sotto il tema “Il valore ci unisce. Il futuro ci impegna”.
Ad aprire i lavori è stato il presidente di AVIS Nazionale, Oscar Bianchi, che ha richiamato la necessità di dare una direzione comune alla rete associativa e di trasformare la ricchezza delle esperienze territoriali in una capacità condivisa di azione. Ha sottolineato, in particolare, «l’importanza di costruire coerenza all’interno dell’associazione per rafforzarne l’autorevolezza all’esterno e di portare la voce dei donatori, dei volontari e delle comunità nel dialogo con le istituzioni, contribuendo alle politiche sanitarie e sociali senza rinunciare alla propria autonomia».
Al centro dell’intervento anche la tutela del modello italiano del dono: volontario, anonimo, periodico, associato e gratuito. «Un patrimonio da custodire – ha aggiunto – anche attraverso l’impegno per l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti, la crescita della raccolta di plasma e il coinvolgimento di nuovi donatori». La Conferenza, infatti, è stata pensata proprio come un’occasione per tradurre queste responsabilità in proposte e linee di lavoro condivise, destinate a trovare continuità anche nell’attività delle dodici commissioni nazionali.
Il valore della gratuità nella comunità
La giornata di sabato si è aperta anche con i saluti istituzionali. Sono intervenuti Gino Gerosa, assessore alla Sanità e alla Programmazione sanitaria della Regione del Veneto, che ha richiamato il ruolo della prevenzione e di AVIS come veicolo di sussidiarietà; Luca Marcon, presidente di AVIS Regionale Veneto; Germano Silvestri, presidente di AVIS Comunale Bussolengo; e Chiara Tommasini, presidente di CSVnet. È stato inoltre letto, dal segretario generale di AVIS Nazionale Ingrid Bredy, un messaggio di saluto del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato il valore della donazione gratuita come espressione di responsabilità verso la collettività, richiamando l’impegno per l’autosufficienza e l’importanza di trasmettere questi valori alle nuove generazioni.
Il tema della gratuità è stato approfondito attraverso contributi che ne hanno esplorato le dimensioni sociali, giuridiche, economiche e inclusive. Lucia Boccacin, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha posto l’accento sul valore delle relazioni e delle reti associative: la presenza del volontariato contribuisce a rendere le comunità più ricche e coese, rafforzando legami e risposte ai bisogni dei territori.
Sul piano giuridico, Antonio Fici, avvocato e docente di Diritto privato all’Università di Roma Tor Vergata, ha richiamato la specificità del dono del sangue, che non può essere ricondotto a una logica di mercato. La gratuità, in questo ambito, non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per tutelare il valore umano della donazione.
Sabrina Bonomi, cofondatrice della Scuola di Economia civile, ha affrontato il contributo delle organizzazioni civili alla costruzione di un’economia attenta alle persone e alle comunità. Carolina Mudan Marelli, docente di Sociologia delle migrazioni all’Università di Bologna, ha invece approfondito le questioni legate all’integrazione e all’inclusione, mettendo al centro la necessità di costruire contesti nei quali ciascuno possa sentirsi parte attiva della comunità.
Dai gruppi di lavoro alle proposte per AVIS
Nel pomeriggio di sabato, i partecipanti si sono suddivisi in quattro gruppi di lavoro dedicati ad altrettante dimensioni della gratuità: sociale, giuridica, economia civile, integrazione e inclusione. L’obiettivo era mettere in relazione le riflessioni emerse con le esperienze quotidiane dell’associazione, individuando questioni aperte e possibili linee di sviluppo.
La restituzione dei lavori, presentata nella mattinata di domenica, ha evidenziato alcuni punti comuni. Sul versante giuridico, è emersa l’esigenza di rafforzare il dialogo con la pubblica amministrazione e semplificare gli adempimenti, così da ridurre il carico burocratico sulle sedi territoriali e consentire loro di concentrarsi maggiormente sulle attività associative. È stata inoltre richiamata la necessità di ripensare gli strumenti di coinvolgimento e riconoscimento dei volontari, in particolare delle generazioni più giovani.
Il gruppo dedicato alla dimensione sociale ha sottolineato il ruolo di AVIS nella costruzione di comunità e relazioni di prossimità. Per rendere effettiva la partecipazione giovanile non basta promuoverla: occorre dare ai giovani la possibilità di incidere sulle scelte dell’associazione, favorendo un coinvolgimento continuativo e una reale condivisione delle responsabilità.
Sul tema dell’integrazione e dell’inclusione, il confronto ha posto l’accento sulla differenza tra agire per le persone e costruire percorsi con loro. Accogliere significa prima di tutto ascoltare, comprendere i bisogni e riconoscere gli ostacoli alla partecipazione, a partire anche dal linguaggio utilizzato. Una comunità inclusiva è uno spazio aperto, capace di mettersi in discussione e cambiare per permettere a tutti di contribuire.
La riflessione sull’economia civile ha infine richiamato la responsabilità delle organizzazioni nel prendersi cura delle questioni del presente. Fiducia, gratuità e tempo sono elementi centrali di questo percorso: la rete consente di superare una visione individualistica del dono, mettendo in comune esperienze e valori e trasformandoli in una risorsa collettiva.
Giovani, partecipazione e corresponsabilità
La Conferenza ha dedicato attenzione anche al contributo delle nuove generazioni, chiamate a essere parte attiva nella costruzione del futuro associativo. Nella restituzione del gruppo giovani sono emersi temi strettamente legati al percorso complessivo: accessibilità, inclusione, partecipazione, ascolto e corresponsabilità.
«L’accessibilità non riguarda soltanto il superamento delle barriere fisiche – ha spiegato la coordinatrice della Consulta Giovani di AVIS, Giada Lampis – ma anche quelle mentali e culturali. Allo stesso modo, includere non significa semplicemente essere presenti, ma poter prendere parte alla vita della comunità, esprimere idee e talenti e contribuire alle decisioni. Per farlo è necessario ascoltare senza pregiudizi, riconoscere ciò che non funziona e creare occasioni di dialogo tra generazioni. La partecipazione richiede tempo, apertura e disponibilità a mettersi in discussione. Non può esserci un percorso di inclusione completo se qualcuno resta escluso dalla possibilità di contribuire».
Da qui l’importanza di promuovere il confronto nei territori, coinvolgere i giovani nella vita associativa e valorizzare il ruolo delle Consulte Giovani regionali.
Una rete che guarda al futuro
Nelle conclusioni, Oscar Bianchi ha invitato AVIS a interrogarsi sulla propria identità e sulla direzione da intraprendere, valorizzando la condivisione di esperienze e sensibilità anche attraverso un cambiamento dei linguaggi. Il confronto e l’approfondimento sono strumenti essenziali per costruire una visione comune, così come lo è la capacità di utilizzare al meglio il tempo, una risorsa preziosa per ogni organizzazione di volontariato. Bianchi ha infine richiamato il ruolo di «AVIS come interlocutore delle istituzioni: una fiducia che non si acquisisce una volta per tutte, ma si conquista ogni giorno attraverso il lavoro svolto nei diversi ambiti in cui l’associazione è presente. Il percorso della Conferenza si inserisce anche nel cammino verso il Centenario del 2027. Un traguardo che invita a mettere la nostra storia al servizio delle scelte future, per consegnare alle nuove generazioni un’associazione autorevole, aperta e capace di innovare, senza perdere di vista i valori che ne definiscono l’identità».
La gratuità, al centro delle riflessioni di Bussolengo, si conferma così non soltanto un principio da difendere, ma una responsabilità da tradurre ogni giorno in partecipazione, relazioni e impegno concreto.
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