BRINDISI – L’industria nautica italiana continua a crescere, consolida la propria leadership internazionale e guarda al Mezzogiorno come a un territorio strategico per lo sviluppo della piccola e media nautica. È questo il quadro emerso a Brindisi, in occasione dell’inaugurazione della ventiduesima edizione dello SNIM, Salone Nautico di Puglia, che dal 22 al 26 ottobre 2026 trasforma il porto turistico della città adriatica in un punto d’incontro tra imprese, istituzioni e operatori della blue economy.
A delineare le dimensioni economiche del comparto è stato Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, che ha presentato i risultati dell’industria nautica nazionale relativi al 2025: 8,72 miliardi di euro di fatturato, con una crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente, e un nuovo primato delle esportazioni della cantieristica, arrivate a 4,4 miliardi di euro.
Numeri che confermano il peso di un settore capace di competere sui mercati mondiali, ma che raccontano soltanto una parte di un sistema produttivo molto più ampio, fatto di cantieri, componentistica, artigianato specializzato, manutenzione, portualità turistica e servizi.
Proprio questa dimensione diffusa della nautica rappresenta una delle principali opportunità per la Puglia e per le regioni meridionali, chiamate a trasformare la propria vocazione marittima in investimenti, occupazione qualificata e nuove prospettive industriali.
Un’industria da 8,72 miliardi: i numeri della nautica italiana
I dati illustrati dal presidente di Confindustria Nautica restituiscono l’immagine di un comparto che, pur confrontandosi con un contesto economico internazionale complesso, mantiene un ruolo di primo piano nel sistema manifatturiero italiano.
Nel 2025 il fatturato dell’industria nautica ha raggiunto 8,72 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1,4% rispetto al 2024.
Particolarmente significativo il risultato delle esportazioni della cantieristica, che hanno toccato quota 4,4 miliardi di euro, confermando la capacità delle imprese italiane di intercettare la domanda internazionale.
Anche l’occupazione presenta un andamento positivo. Gli addetti diretti sono saliti a 32.420 unità, con un aumento del 3%, mentre considerando l’intera filiera il settore coinvolge circa 170mila lavoratori.
Fonte: dati Confindustria Nautica illustrati da Piero Formenti all’inaugurazione dello SNIM 2026.
Il dato più interessante non riguarda soltanto la crescita del fatturato, ma anche la capacità della nautica di generare attività economiche in numerosi settori collegati.
Secondo lo studio realizzato da Confindustria Nautica e Fondazione Symbola, richiamato da Formenti, per ogni euro di valore aggiunto prodotto dai cantieri si attivano complessivamente 5,2 euro lungo la filiera.
Un effetto moltiplicatore che evidenzia quanto la costruzione di un’imbarcazione coinvolga un sistema articolato di fornitori, tecnici, artigiani, progettisti e operatori dei servizi.
L’Italia domina il mercato dei superyacht, ma il futuro passa anche dalle piccole imbarcazioni
La leadership italiana nella nautica internazionale trova una delle sue espressioni più evidenti nel mercato dei superyacht. Secondo i dati comunicati a Brindisi, l’Italia detiene il 52% degli ordini mondiali di superyacht, con 568 unità.
Un risultato che testimonia la competitività della cantieristica nazionale nei segmenti di fascia alta, dove qualità delle lavorazioni, capacità progettuale e personalizzazione delle imbarcazioni rappresentano fattori determinanti. Tuttavia, la forza dell’industria nautica italiana non può essere ricondotta esclusivamente alle grandi imbarcazioni.
«La nautica italiana non è solo superyacht: c’è tutta una filiera. Ci sono i servizi, i porti, le reti di vendita. Abbiamo il charter, che è in enorme crescita, e un altro comparto importantissimo anche in Puglia: quello dell’accessoristica e della componentistica», ha sottolineato Piero Formenti. È proprio in questa articolazione produttiva che il Mezzogiorno può trovare nuove possibilità di crescita. La piccola e media nautica coinvolge infatti attività industriali e artigianali spesso radicate nei territori, con competenze che spaziano dalla lavorazione dei materiali compositi all’impiantistica, dalla meccanica alla manutenzione specializzata.
Formenti: «Il Sud è l’area più vocata alla piccola e media nautica»
L’intervento del presidente di Confindustria Nautica ha posto particolare attenzione al ruolo che le regioni meridionali possono svolgere nello sviluppo del comparto. «Il Sud, in generale, è l’area più vocata alla piccola e media nautica. È questa l’industria che va spinta nei territori e un salone come lo SNIM di Brindisi è particolarmente vocato a farlo».
Le parole di Formenti individuano una prospettiva industriale che va oltre la semplice promozione del turismo nautico. Per le regioni del Sud, il mare può diventare un elemento di specializzazione produttiva, valorizzando competenze esistenti e favorendo la nascita di nuove imprese. La Puglia, in particolare, dispone di una posizione geografica strategica nel Mediterraneo e di un sistema di porti e approdi che può sostenere lo sviluppo dei servizi legati alla navigazione da diporto.
La crescita della nautica richiede però investimenti nelle infrastrutture, nella formazione e nella capacità delle imprese di collaborare. In questo scenario, manifestazioni come lo SNIM possono svolgere un ruolo importante nel mettere in relazione aziende, istituzioni e potenziali partner commerciali.
Il viceministro Rixi: «La nautica è un’eccellenza del Made in Italy»
A confermare il peso strategico del comparto è intervenuto anche Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso un messaggio inviato in occasione dell’inaugurazione del Salone. «La nautica da diporto e la cantieristica rappresentano un’eccellenza del Made in Italy, capace di coniugare capacità industriale, innovazione tecnologica, competenze specialistiche e proiezione internazionale».
Il viceministro ha richiamato i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, secondo i quali nel 2025 la produzione della cantieristica nautica italiana ha raggiunto 5,5 miliardi di euro, con un impatto economico complessivo stimato in 8,6 miliardi e una filiera che coinvolge circa 170mila lavoratori.
Le cifre ministeriali e quelle illustrate da Confindustria Nautica fanno riferimento a perimetri economici differenti e non devono essere considerate misure direttamente equivalenti. Per Rixi, il consolidamento della leadership italiana deve accompagnarsi a un’attenzione specifica verso le difficoltà che interessano le imprese della piccola nautica. «Questa leadership va consolidata, tutelando l’intera filiera e prestando attenzione anche alle difficoltà della nautica da diporto di dimensioni minori, che risente delle incertezze economiche e dell’aumento dei costi». Da qui la necessità di intervenire sulla semplificazione amministrativa, sul sostegno alle aziende e sulla competitività complessiva del sistema produttivo.
Porti, servizi e charter: la sfida della Puglia nel Mediterraneo
Il futuro della nautica pugliese non dipende soltanto dalla produzione e dalla vendita di imbarcazioni, ma anche dalla capacità di costruire un sistema integrato di servizi. Porti turistici efficienti, strutture per la manutenzione, assistenza tecnica, reti commerciali e operatori del charter costituiscono elementi fondamentali per rafforzare l’attrattività del territorio.
La posizione della Puglia, affacciata su due mari e collocata lungo importanti direttrici di navigazione del Mediterraneo, rappresenta un’opportunità da valorizzare attraverso investimenti e programmazione.
Il comparto del charter, richiamato da Formenti tra quelli in forte crescita, può inoltre favorire nuove forme di turismo, collegando l’esperienza della navigazione alla scoperta delle destinazioni costiere e dell’entroterra.
Anche territori non direttamente affacciati sul mare, come parte della Valle d’Itria, possono beneficiare dello sviluppo di un sistema nautico regionale più competitivo, attraverso ricettività, ristorazione, produzioni artigianali e servizi turistici.
Il punto centrale sarà trasformare la crescita del comparto in opportunità economiche distribuite, evitando che i benefici rimangano concentrati esclusivamente nelle principali località portuali.
Lo SNIM come piattaforma per le imprese del Mezzogiorno
La ventiduesima edizione del Salone Nautico di Puglia, ospitata al Marina di Brindisi, riunisce 180 espositori e oltre 300 imbarcazioni su una superficie espositiva di circa 20mila metri quadrati.
Tra gli appuntamenti più significativi figura il primo Forum delle Imprese Nautiche del Mezzogiorno, in programma il 23 ottobre, con il coinvolgimento di aziende provenienti da Puglia, Campania, Calabria, Basilicata e Sicilia.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di favorire il confronto tra le realtà produttive meridionali e individuare possibili percorsi comuni di crescita. Accanto al tema industriale, il programma dedica spazio alla formazione, all’innovazione e all’internazionalizzazione, con incontri tra imprese, istituzioni, studenti e operatori economici. Si tratta di aspetti strettamente collegati: senza competenze professionali adeguate, infrastrutture efficienti e capacità di accedere ai mercati internazionali, la crescita del settore rischia di incontrare limiti strutturali.
Dal primato industriale alle opportunità per i territori
I dati presentati a Brindisi confermano che la nautica italiana rappresenta un comparto di rilevanza internazionale, capace di generare valore economico e occupazione.
La crescita del fatturato, il record delle esportazioni e il primato nel mercato dei superyacht mostrano la solidità di una parte importante del Made in Italy. Ma le prospettive per il Mezzogiorno si giocano soprattutto nella capacità di sostenere le piccole e medie imprese, rafforzare la componentistica, sviluppare i servizi portuali e formare nuove figure professionali. È su questi temi che la Puglia può costruire un ruolo sempre più importante nel sistema nautico nazionale.
Nel suo messaggio allo SNIM, Edoardo Rixi ha sintetizzato questa prospettiva: «Valorizzare la nautica significa investire in competitività, lavoro, infrastrutture e attrattività turistica, rafforzando il legame tra il sistema produttivo e il mare».
La sfida che parte da Brindisi è dunque trasformare una leadership industriale già riconosciuta a livello mondiale in una crescita capace di coinvolgere l’intera filiera, creando nuove opportunità anche per le economie locali del Mezzogiorno.
Un dato in più: l’economia del mare in Puglia
Secondo Unioncamere Puglia, l’economia del mare regionale conta quasi 20mila imprese, oltre 77mila occupati e un valore complessivo di 10,4 miliardi di euro, considerando anche l’indotto. Sono inoltre previsti allo SNIM 145 incontri d’affari con operatori provenienti da 20 Paesi, un’occasione concreta di internazionalizzazione per le aziende pugliesi.
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