21/10/2026
L’export italiano ha chiuso il 2025 a quota 643 miliardi di euro. Ad agosto 2026, secondo l’Istat, le vendite verso i Paesi extra UE sono aumentate del 16,1% rispetto all’anno precedente. Per le imprese, tuttavia, operare sui mercati internazionali è diventato più complicato: cambiano le destinazioni commerciali, le condizioni di accesso e le catene di approvvigionamento. Questo è il quadro emerso a Milano a ‘Let’s Go Trade!’, iniziativa promossa da DHL Express Italy con il sostegno di Confindustria e il patrocinio di Assolombarda.
Il punto di partenza è che la globalizzazione non si è fermata. Il DHL Globalization Tracker, realizzato con la Stern School of Business della New York University e pubblicato alla vigilia dell’evento, registra per il 2025 un nuovo massimo dell’indice di globalizzazione, pari al 25,8% su una scala che misura l’intensità dei collegamenti oltreconfine. Nella prima metà del 2026 gli scambi mondiali di merci hanno continuato a crescere, sostenuti soprattutto dalla domanda di tecnologie per l’intelligenza artificiale. La tenuta dei flussi globali, però, non elimina i rischi per le singole filiere. Su questo aspetto si è concentrato Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo. Nella sua lettura, la competizione geopolitica spinge le aziende verso catene di fornitura più regionali e differenziate, pur senza segnare la fine della globalizzazione. Un’indagine dell’ufficio studi da lui illustrata durante l’evento indica che il 68% delle imprese interpellate punta a diversificare i fornitori e il 61% ad aumentare le scorte. Si tratta di misure utili a proteggere la produzione dagli shock, ma che comportano anche costi aggiuntivi.
Il tema è particolarmente rilevante per un Paese trasformatore come l’Italia, che importa una parte consistente delle materie prime, dell’energia e dei beni intermedi necessari a produrre. Deandreis ha ricordato il caso delle argille ucraine dirette al distretto ceramico emiliano attraverso il porto di Ravenna: l’invasione russa ha interrotto forniture essenziali, costringendo le imprese a cercare nuovi approvvigionamenti. Una vicenda documentata anche dall’Autorità portuale. In questo scenario, la logistica non è soltanto una voce di costo: rappresenta un elemento della resilienza industriale.
Lo ha sottolineato anche Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria con delega a trasporti, logistica e industria del turismo, chiedendo che il settore sia considerato parte integrante della politica industriale. Tra le priorità indicate figurano infrastrutture, intermodalità e maggiore controllo della distribuzione. Destro ha richiamato una stima secondo cui circa il 70% delle aziende italiane esporta con resa “franco fabbrica”, affidando al compratore l’organizzazione del trasporto. Una scelta che, a suo giudizio, fa perdere alle imprese italiane il controllo su una parte della filiera logistica.
La risposta all’incertezza non può tuttavia limitarsi a una strategia difensiva. Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria con delega all’export e all’attrazione degli investimenti, ha insistito sull’uso dei dati per scegliere dove e come crescere. ExPAnD, la piattaforma presentata dall’associazione, stima un potenziale di esportazioni ancora inesplorato di 565 miliardi di euro nel lungo periodo, di cui 97 miliardi attivabili nel breve. Secondo i dati diffusi in occasione dell’evento, lo strumento analizza circa 5.000 prodotti in oltre 200 mercati.
Le destinazioni esaminate durante la mattinata vanno dalla Cina all’India, dall’America Latina ai Paesi del Golfo. Francesco Boggio Ferraris, direttore Academy e Marketing della Fondazione Italia Cina, ha richiamato le opportunità offerte dall’evoluzione della domanda cinese e, al tempo stesso, la spinta del Paese verso una maggiore autonomia tecnologica. Claudio Maffioletti, CEO e segretario generale della Camera di Commercio indo-italiana, ha ricordato quanto contino i rapporti diretti per operare in India: l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea, i cui negoziati si sono conclusi a gennaio, offre nuove prospettive, ma non è ancora entrato in vigore.
In America Latina, Barbara Cimmino ha invitato a ragionare su orizzonti pluriennali. L’accordo commerciale interinale tra UE e Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio, apre nuove possibilità, che richiedono però investimenti e una presenza stabile. Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, ha ricordato la crescita del 9,9% dell’export del Quadrilatero di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia nel secondo trimestre 2026, sottolineando il ruolo delle associazioni nell’accompagnare le PMI sui mercati esteri. Carolina Lonetti, direttrice Export e Finanza agevolata di SIMEST, ha richiamato l’importanza degli strumenti finanziari a supporto delle commesse internazionali.
Il riscontro arriva anche dall’operatività. Secondo i dati diffusi da DHL, ad agosto le spedizioni in entrata e in uscita attraverso l’hub di Malpensa sono cresciute sulle direttrici con l’India (+13,3%), gli Emirati Arabi Uniti (+11,2%), il Brasile (+9,2%) e la Cina (+8,3%). Si tratta di flussi del network aziendale, non dell’intero export nazionale. Tra i settori in crescita figurano i componenti elettronici (+8,2%) e l’high tech (+3,4%). Sul palco, UpSurgeOn, sviluppatrice di simulatori per la formazione chirurgica, e ILPRA, produttrice di tecnologie per il confezionamento, hanno raccontato l’importanza di consegne e assistenza nei mercati lontani. Ne emerge una questione che va oltre la ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Se gli scambi internazionali continuano a crescere, per sfruttarne le opportunità non basta individuare dove vendere. Occorre anche assicurarsi di poter produrre, ricevere ciò che serve e consegnare con continuità. In un sistema più esposto agli shock, la competitività dipende sempre più dalla capacità di governare l’intera catena del valore.
Di Michele Marelli
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