Un investimento complessivo di 50,4 milioni di euro per riqualificare lo stadio Erasmo Iacovone, il Pala Ricciardi, il Parco Salinella (queste ultime due strutture a quanto pare “suggerite” dallo stesso Comune, ndr) e gli spazi di collegamento tra gli impianti, con l’obiettivo di trasformare l’area in un distretto sportivo, commerciale e ricreativo attivo durante tutto l’anno.
È questa la proposta che la S.S.D. Taranto 2025 torna a difendere nella scheda informativa per la stampa del 15 ottobre, illustrando i numeri del Piano economico-finanziario (PEF) e del Progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) trasmessi al Comune.
La società contesta la decisione della Giunta di respingere il progetto e sostiene che l’ultima versione dell’iniziativa sia diversa dalle precedenti, soprattutto sul piano degli oneri richiesti all’amministrazione.
La richiesta iniziale di un contributo di 550.000 euro all’anno per trent’anni, pari a 16,5 milioni complessivi, sarebbe stata ritirata. Nella configurazione più recente, il promotore chiede un contributo una tantum di 500.000 euro per l’efficientamento energetico dello stadio, dichiarando di non prevedere né un canone di disponibilità né spese correnti a carico del Comune.
Sono le condizioni sulle quali la società fonda la propria richiesta di riaprire il confronto.
Un investimento da 50,4 milioni, con i parcheggi come voce principale
Il quadro economico presentato dal promotore prevede opere per 45,32 milioni di euro e un investimento complessivo, comprensivo di progettazione, sicurezza, imprevisti e altre spese, pari a 50.414.089 euro.
La componente più consistente riguarda i due parcheggi interrati previsti nelle aree di piazza Garibaldi e dell’hub Archita: circa 37,18 milioni di euro per una capacità complessiva dichiarata di 1.800 posti auto. Il progetto comprende inoltre interventi sullo Iacovone per 3,25 milioni, sul Pala Ricciardi per 2,15 milioni e sugli spazi esterni di collegamento per 1,1 milioni. Sono previsti anche una struttura ricettiva da venti camere e interventi nel Parco Salinella e nel Campo B.
A questo investimento si aggiungerebbe “L’Edicola Village”, un’iniziativa distinta dal quadro economico del partenariato, che il promotore quantifica in circa 32 milioni di euro interamente a proprio carico. Il progetto comprende spazi commerciali, ospitalità e strutture destinate alla formazione e alle attività legate al settore giovanile e alla ricerca.
La distinzione è rilevante: i 32 milioni dell’Edicola Village non fanno parte dei 50,4 milioni del PPP, anche se, secondo il PEF illustrato dalla società, le attività commerciali contribuiscono all’equilibrio economico dell’intera operazione.
La sostenibilità economica: il nodo è l’integrazione delle attività
La società sostiene che il progetto non possa reggersi sulla sola gestione sportiva dello stadio. Secondo i numeri riportati nella scheda, i ricavi annui della gestione sportiva ammonterebbero a circa 786.000 euro, a fronte di costi complessivi stimati in circa 875.000 euro. Il risultato operativo sarebbe quindi negativo per circa 89.000 euro all’anno, prima di considerare manutenzioni straordinarie e rate del finanziamento relativo agli investimenti.
Il modello proposto punta perciò sull’integrazione tra sport, concerti, ospitalità, attività commerciali e parcheggi. Il margine operativo lordo a regime, previsto per il 2030, sarebbe pari a 4,54 milioni di euro annui: circa 2,47 milioni dai parcheggi, 1,2 milioni dal contributo delle attività del promotore nell’area commerciale e 870.000 euro dalla gestione dello stadio e degli altri impianti, al netto delle componenti considerate nel PEF.
Il piano indica un rendimento interno del progetto del 6,32%, un rendimento finanziario per i soci del 7,93% e un indice minimo di copertura del servizio del debito pari a 1,52. Il finanziamento sarebbe composto da circa 30 milioni di capitale proprio e 20 milioni di debito, con un costo medio del debito stimato al 5,24%.

Il rapporto con il Comune e le criticità contestate
Uno dei punti più controversi riguarda la distribuzione dei rischi e degli oneri tra pubblico e privato. La società afferma che, nella versione aggiornata, il rischio di costruzione e quello legato alla domanda ricadrebbero sul concessionario, senza un canone di disponibilità periodico a carico del Comune.
Resta però da chiarire nel dettaglio il regime della manutenzione straordinaria. Secondo la scheda, la manutenzione degli impianti sarebbe a carico della società senza un limite esplicito, mentre per gli interventi strutturali sarebbe previsto un tetto di 65.000 euro annui, pari a 1,95 milioni nell’arco di trent’anni. Per eventuali costi eccedenti e per le circostanze eccezionali, il quadro dipenderebbe dalle condizioni della convenzione e dalle relative clausole.
Il promotore contesta inoltre le valutazioni comunali sui parcheggi, sostenendo che i ricavi non possano essere esaminati senza considerare gli ingenti investimenti necessari per realizzarli. La società richiama anche le esigenze di mobilità connesse agli eventi sportivi e di spettacolo e le modifiche alla disponibilità di posti auto determinate dagli interventi sul trasporto pubblico.
Un altro punto riguarda il canone previsto per l’utilizzo dello stadio da parte del Taranto Calcio. La società afferma che non si tratterebbe di un affitto fisso, ma di una quota pari al 5% degli incassi da biglietteria.
Il progetto ambientale e la riqualificazione urbana
Oltre agli impianti sportivi, la proposta comprende una serie di interventi destinati a migliorare la fruibilità dell’area. Il promotore indica almeno 15.000 metri quadrati di verde fruibile, percorsi pedonali e ciclabili di collegamento, campi da calcio a cinque, illuminazione a LED, colonnine di ricarica elettrica e sistemi di recupero delle acque.
Nel distretto sarebbe installata una potenza fotovoltaica complessiva di 2,5 MW, con una riduzione delle emissioni di CO₂ stimata in circa 1.000 tonnellate all’anno. Il piano prevede inoltre che almeno il 40% degli accessi agli eventi avvenga attraverso modalità sostenibili e che almeno metà del fabbisogno irriguo sia coperto con acqua recuperata.
Il cronoprogramma indicato dal promotore prevede una durata complessiva di 24 mesi. Dopo la fase iniziale dedicata alla progettazione esecutiva e alle autorizzazioni, i lavori per i parcheggi si svilupperebbero tra il quarto e il diciottesimo mese, mentre gli interventi sullo stadio, sul Pala Ricciardi e sulle aree esterne si concentrerebbero prevalentemente tra il sesto e il diciannovesimo mese. Collaudi e messa in esercizio sono previsti tra il ventunesimo e il ventiquattresimo mese. Le tempistiche restano subordinate alle autorizzazioni e alle condizioni necessarie per l’avvio dei lavori.

La questione giuridica: accesso agli atti e richiesta di riesame
La S.S.D. Taranto 2025 richiama il quadro normativo del partenariato pubblico-privato e della finanza di progetto, sostenendo che la proposta avrebbe dovuto essere valutata nella sua configurazione aggiornata e che eventuali criticità avrebbero potuto essere affrontate anche attraverso modifiche o uno stralcio di singole componenti.
La società richiama in particolare il Codice dei contratti pubblici, la disciplina della motivazione dei provvedimenti amministrativi e i principi di collaborazione e buona fede nei rapporti tra amministrazione e operatori economici. Da qui la richiesta di ottenere copia integrale della deliberazione e degli atti istruttori, avviare un confronto tecnico e chiedere il riesame della decisione.
Questa è la posizione del promotore.
La richiesta: riaprire il confronto sui numeri
La società conclude chiedendo che il progetto venga discusso sulla base della documentazione depositata e non di configurazioni precedenti. Si dichiara inoltre disponibile a modificare, ridurre o stralciare alcune componenti, qualora emergano criticità tecniche o amministrative.
La questione resta aperta su più fronti: la sostenibilità del piano economico-finanziario, la corretta ripartizione dei rischi, il regime della manutenzione, il valore pubblico degli interventi e la compatibilità con le procedure di affidamento degli altri impianti.
La riqualificazione dello Iacovone e dell’intero distretto della Salinella rappresenta una partita importante per Taranto. Perché il confronto sia utile alla città, sarebbe neccessario un contraddittorio pubblico al quale i fratelli Vito e Sebastiano Ladisa hanno nei giorni scorsi dichiarato di non volersi sottrarre.
A questo punto la palla passa al Comune di Taranto che sinora si è rapportata attraverso comunicazioni scritte ufficiali.
*Sull’argomento: Projet financing dei Ladisa respinto: la spiegazione punto per punto
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