Basilicata e Moldova, l’agroindustria apre una nuova frontiera di scambi commerciali



Palazzo Italia Bucarest presenta al sindaco di Chișinău, Alexandru Botnari, il progetto di un Parco logistico e produttivo agroindustriale di 30 ettari. Il presidente Giovanni Baldantoni: «Un’opportunità concreta per le imprese lucane e italiane, anche in prospettiva della futura ricostruzione dell’Ucraina». Cooperazione economica, turismo e cultura al centro delle relazioni bilaterali.

L’agroindustria come motore di nuovi scambi commerciali tra Basilicata, Italia e Repubblica Moldova. È questa la prospettiva al centro del progetto per la realizzazione di un grande Parco logistico e produttivo agroindustriale di 30 ettari, a circa 30 chilometri da Chișinău, capitale moldava. L’iniziativa è stata presentata da Giovanni Baldantoni, presidente di Palazzo Italia Bucarest, incubatore di imprese e centro per l’import-export nei Paesi dell’Est Europa, nonché presidente dell’Associazione Lucani nei Balcani, al sindaco di Chișinău, Alexandru Botnari. All’incontro ha partecipato anche Mircea Cosma.

Il progetto punta a creare un’infrastruttura capace di mettere in relazione produzione agricola, trasformazione industriale, logistica e distribuzione, favorendo l’ingresso delle imprese italiane in un mercato che guarda sempre più all’integrazione europea e al rafforzamento dei rapporti economici con l’Unione.

«L’agroindustria può diventare una nuova frontiera di cooperazione tra la Basilicata, il sistema produttivo italiano e la Repubblica Moldova – sottolinea Giovanni Baldantoni –. Il Parco che proponiamo non deve essere considerato soltanto un’infrastruttura logistica, ma una piattaforma per creare opportunità di investimento, favorire partenariati industriali e accompagnare le imprese interessate a sviluppare nuovi mercati. Per le aziende lucane, che dispongono di competenze e produzioni di qualità nel settore agroalimentare, può rappresentare un punto di riferimento strategico per costruire relazioni commerciali durature nell’area dell’Est Europa».

Una piattaforma verso l’Europa orientale

La localizzazione del Parco rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa. La vicinanza alla capitale moldava, i collegamenti stradali e la collocazione geografica tra Romania, Ucraina e area del Mar Nero possono favorire l’organizzazione dei flussi commerciali e la distribuzione delle merci verso mercati differenti. Una posizione che assume particolare rilevanza anche in prospettiva della futura ricostruzione ucraina, quando potranno aprirsi nuovi spazi per le imprese impegnate nelle filiere agroalimentari, nella trasformazione dei prodotti, nei servizi logistici e nelle forniture industriali.

«La posizione baricentrica della Moldova – aggiunge Baldantoni – può offrire alle imprese lucane e italiane un accesso più agevole ai mercati dell’Europa orientale. Guardiamo anche all’Ucraina e alle opportunità che potranno svilupparsi con la ricostruzione, senza trascurare le esigenze attuali di un’area che ha una forte vocazione agricola. Vogliamo lavorare affinché le aziende non si limitino a esportare prodotti, ma possano costruire collaborazioni, investimenti e rapporti produttivi stabili».

L’obiettivo è trasformare una posizione geografica favorevole in un vantaggio economico concreto, attraverso servizi logistici, strutture produttive e relazioni istituzionali in grado di accompagnare gli operatori italiani nelle fasi di ingresso e consolidamento sui mercati locali.

Scambi commerciali in crescita

I dati dell’interscambio confermano le potenzialità del rapporto economico tra Italia e Repubblica Moldova. Nel 2025 il volume complessivo degli scambi commerciali bilaterali ha raggiunto 881,22 milioni di dollari, rispetto ai 716,31 milioni del 2024, con un incremento del 23,02%.

L’Italia si colloca tra i principali partner commerciali della Moldova, al sesto posto a livello globale e al terzo tra i Paesi dell’Unione europea, con una quota del 5,9% del commercio estero moldavo. Un rapporto sostenuto anche dall’attività di accompagnamento alle imprese svolta dall’Agenzia ICE e dal percorso di avvicinamento del Paese agli standard comunitari.

L’agroalimentare costituisce uno dei pilastri dell’economia moldava: il settore rappresenta circa il 12% del prodotto interno lordo, quota che sale al 18% considerando anche la trasformazione industriale, e contribuisce per circa il 45% alle esportazioni complessive del Paese. L’agricoltura occupa inoltre una parte significativa della forza lavoro nazionale.

Tra i prodotti esportati dalla Moldova verso l’Italia figurano tessili, abbigliamento, olio di girasole, grano e cavi. Un quadro che evidenzia la presenza di filiere diverse e lascia intravedere spazi per nuove collaborazioni, soprattutto nella trasformazione delle materie prime, nella valorizzazione delle produzioni agricole e nello sviluppo di reti commerciali integrate.

Per la Basilicata, il progetto può diventare un’occasione per rafforzare la proiezione internazionale delle imprese agroalimentari, mettere in relazione produttori e operatori logistici e individuare nuovi canali di commercializzazione. La prospettiva riguarda anche lo scambio di competenze e tecnologie, con particolare attenzione ai processi di trasformazione, alla qualità delle produzioni e alla formazione professionale.

L’integrazione europea come occasione di sviluppo

Il percorso europeo della Repubblica Moldova costituisce un ulteriore elemento di interesse. Il Programma nazionale di adesione all’Unione europea 2025-2029, approvato nel maggio 2025, definisce le riforme e gli adeguamenti normativi necessari per avvicinare il Paese alla legislazione comunitaria. Il processo di integrazione rappresenta una prospettiva di cambiamento per il sistema produttivo moldavo e può offrire nuove opportunità agli operatori italiani, chiamati a confrontarsi con standard, procedure e mercati in evoluzione.

«L’avvicinamento della Moldova all’Unione europea – evidenzia Baldantoni – rende ancora più importante costruire relazioni economiche basate sulla conoscenza reciproca, sulla qualità e sulla capacità di collaborare. Palazzo Italia intende svolgere una funzione di collegamento tra istituzioni e imprese, aiutando gli operatori lucani e italiani a individuare interlocutori affidabili e progetti sostenibili. L’internazionalizzazione non può essere affidata soltanto alle iniziative individuali: servono reti, presenza territoriale e una visione di lungo periodo».

Cultura, turismo e radici comuni

Nel corso degli incontri con le autorità moldave, svoltisi anche nell’ambito delle celebrazioni per i 590 anni di autonomia della città di Chișinău, sono stati affrontati temi che vanno oltre la cooperazione economica. Al centro del confronto anche le prospettive di collaborazione culturale, gli scambi turistici e la valorizzazione dei legami storici tra Romania, Moldova e Basilicata.

Tra le iniziative richiamate figura la promozione di percorsi dedicati ai personaggi e alle vicende storiche che collegano l’Europa orientale alla Lucania. In questo contesto viene indicato il Museo di Palazzo Glinni ad Acerenza, legato alla memoria storica della famiglia Ferillo e di Maria Balsa, figura attorno alla quale si intrecciano racconti e ricostruzioni storiche che richiedono un’attenta valorizzazione documentale.

Un altro ambito di collaborazione riguarda il trasferimento di buone pratiche nella formazione e nell’educazione alimentare, attività alle quali Palazzo Italia guarda come strumenti per favorire la conoscenza delle produzioni, promuovere stili di consumo consapevoli e rafforzare le competenze locali.

«Le relazioni tra i nostri territori non devono fermarsi agli scambi commerciali – conclude Baldantoni –. Economia, cultura, turismo e formazione possono alimentarsi reciprocamente. Vogliamo contribuire a costruire rapporti istituzionali e imprenditoriali capaci di avvicinare la Basilicata, l’Italia e i Paesi dell’Europa orientale, valorizzando le rispettive identità e creando occasioni concrete di sviluppo. In una futura Europa fondata su valori condivisi e sulla cooperazione tra i popoli, Palazzo Italia intende continuare a svolgere il proprio ruolo di collegamento tra comunità, imprese e istituzioni».

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