Economia, il Friuli Venezia Giulia cresce a sorpresa, ma il futuro è un’incognita


L’economia del Friuli Venezia Giulia crescerà più del previsto nel 2026, ma la ripresa resta fragile e l’anno prossimo si annuncia meno brillante. Le ultime stime elaborate dall’Ufficio studi di Confindustria Udine sulla base delle previsioni Prometeia aggiornate a ottobre indicano un aumento del Pil regionale dello 0,8%, contro il +0,5% previsto a luglio. Nel 2027, però, la crescita dovrebbe fermarsi allo 0,6%. La revisione al rialzo è legata soprattutto alla tenuta degli investimenti, sostenuti dal Pnrr e dagli incentivi alle imprese, oltre che a un andamento dell’economia migliore delle attese nella prima parte dell’anno. Un risultato positivo, che tuttavia non basta a dissipare le incertezze. Il caro energia, il costo del credito e la debolezza della domanda internazionale continuano a pesare sulle prospettive delle imprese e delle famiglie.

I rebus: inflazione ed energia

Il principale fattore di rischio resta il mercato energetico. A ottobre il petrolio è tornato intorno ai 105 dollari al barile, rispetto ai 60 dollari di inizio gennaio. Il prezzo del gas ha raggiunto gli 86 euro per megawattora, contro i 30 euro di marzo. Le tensioni legate alla guerra nei Paesi del Golfo e alla chiusura dello Stretto di Hormuz alimentano i timori sui costi di approvvigionamento, mentre gli stoccaggi europei risultano inferiori del 10% rispetto ai livelli considerati normali. Gli effetti si riflettono sui prezzi: a settembre l’inflazione ha raggiunto il 4,2% e la benzina è costata il 26% in più rispetto al minimo di gennaio. Per le famiglie significa una riduzione del potere d’acquisto, con possibili ripercussioni sui consumi nei prossimi mesi. Per le imprese, il problema riguarda anche la competitività. Nei primi nove mesi del 2026 l’elettricità in Italia è costata mediamente più che nei principali Paesi concorrenti, con un differenziale del 35% rispetto alla Germania. A settembre il prezzo ha toccato i 208 euro per megawattora, contro i 114 euro di febbraio. In sei anni, inoltre, il peso dell’energia sui costi totali è aumentato del 34,5%, con un incremento del 40% nel manifatturiero. A complicare il quadro si aggiunge il costo del denaro. Secondo le stime riportate da Confindustria Udine, dopo il rialzo dei tassi di settembre sono attesi ulteriori aumenti, con possibili effetti negativi sul credito e sulle decisioni di investimento. 

In calo consumi e investimenti

Nel 2026 la crescita regionale è sostenuta soprattutto dalla domanda interna. I consumi delle famiglie sono previsti in aumento dell’1,3%, mentre gli investimenti fissi lordi dovrebbero salire del 2,4%. A contribuire sono gli interventi legati al Pnrr, le costruzioni e gli incentivi destinati agli investimenti privati. Questa spinta è però destinata ad attenuarsi. Con la conclusione del Pnrr prevista nel 2026, nel prossimo anno i consumi dovrebbero crescere appena dello 0,5% e gli investimenti dello 0,4%. Il rallentamento riflette anche il maggiore costo della vita e del credito, oltre a un clima di incertezza che può indurre famiglie e imprese a rinviare le spese. Anche il commercio estero presenta luci e ombre. Dopo il balzo del 16,9% registrato nel 2025, le esportazioni regionali sono attese in calo del 3,7% nel 2026, prima di recuperare il 4,4% nel 2027. La flessione di quest’anno è legata soprattutto alle oscillazioni delle commesse della cantieristica navale, che possono incidere in modo significativo sui dati annuali. Il risultato, quindi, non indica necessariamente una crisi generalizzata dell’export regionale, anche se restano i rischi connessi al rallentamento degli scambi mondiali e ai costi di produzione.

Industria ancora in affanno

L’andamento dei diversi settori conferma un quadro disomogeneo. L’industria dovrebbe chiudere il 2026 con una contrazione del valore aggiunto dello 0,7%, dopo il -0,5% del 2025. Per il 2027 è atteso un ritorno in territorio positivo, ma limitato allo 0,5%. Le difficoltà della domanda estera e le pressioni sui costi energetici e finanziari continuano a condizionare il comparto. Le costruzioni restano invece tra i principali sostegni dell’economia regionale: dopo il +2,8% del 2025, il settore dovrebbe crescere del 2,4% nel 2026. Nel 2027, però, è prevista una contrazione dell’1,3%, anche per il venir meno della spinta legata agli interventi del Pnrr. Più regolare la dinamica dei servizi, con una crescita stimata dell’1% quest’anno e dello 0,8% il prossimo. Sul fronte occupazionale le previsioni sono più favorevoli. Il tasso di occupazione nella fascia tra 15 e 64 anni dovrebbe salire dal 69,5% del 2025 al 71,9% nel 2026, per raggiungere il 72,4% nel 2027. La disoccupazione è invece attesa in calo dal 4,6% al 4,2% quest’anno e al 3,9% il prossimo.

Pozzo: “Decisive innovazione, digitalizzazione ed energia”

Per il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, la revisione positiva delle stime rappresenta un segnale incoraggiante, ma non cambia la sostanza del quadro economico. “I rischi al ribasso restano significativi”, sottolinea, indicando tra le principali criticità il protrarsi delle tensioni energetiche, il costo di petrolio, gas ed elettricità, le condizioni finanziarie più rigide e la debolezza della domanda internazionale. Uno scenario migliore potrebbe arrivare dalla stabilizzazione dei mercati energetici, dalla ripresa dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz e dal rafforzamento degli investimenti privati. In questo contesto, osserva Pozzo, saranno decisive anche le scelte delle imprese in materia di innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico. La richiesta di Confindustria Udine è rivolta anche all’Europa: servono interventi strutturali di politica industriale per sostenere la competitività della manifattura. La crescita dello 0,8% prevista per il 2026 è dunque una buona notizia, ma il rallentamento atteso nel 2027 e le difficoltà dell’industria indicano che la ripresa del Friuli Venezia Giulia resta esposta a rischi esterni e ha ancora bisogno di basi più solide.


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