22^ SVF: territorio, credito e investimenti per affrontare le nuove sfide dell’economia


Una banca capace di essere profondamente radicata nel territorio e, allo stesso tempo, di accompagnare le imprese sui mercati internazionali. È questo uno dei punti emersi dall’incontro “Veneto protagonista del risparmio e degli investimenti” che ieri, giovedì 15 ottobre, ha riunito alle Cantine Bertani di Grezzana imprenditori, professionisti, rappresentanti delle associazioni di categoria e protagonisti del sistema economico veronese.

L’appuntamento, promosso dall’Associazione Verona Network insieme a BCC Veneta nell’ambito della 22ª Settimana Veneta della Finanza, ha messo al centro il rapporto tra risparmio, credito e investimenti in una fase segnata da forti tensioni geopolitiche, rincari energetici e trasformazioni dei mercati internazionali.

Ad aprire il confronto sono stati i saluti istituzionali dell’AD di Bertani Vini, Alberto Lusini, e del sindaco di Grezzana Arturo Alberti, che ha richiamato l’importanza della collaborazione tra istituzioni, imprese, famiglie e sistema bancario. «C’è necessità di stare insieme e convergere su alcuni progetti e sulle necessità del territorio – ha sottolineato – per riuscire a farlo crescere anche nei momenti di difficoltà».

Nord Est resiliente, ma lo scenario impone prudenza

A fornire la fotografia economica è stato Gianluca Toschi di Fondazione Nord Est, che è partito dallo scenario globale per arrivare alla situazione veronese. Nonostante aspettative iniziali molto più negative, i primi sei mesi del 2026 hanno mostrato una capacità di tenuta superiore alle previsioni. Resta però elevata l’incertezza, soprattutto per quanto riguarda energia, inflazione e commercio internazionale.

«Le nostre imprese hanno dato grandi segnali e registriamo una capacità continua di trovare nuovi mercati – ha spiegato Toschi –. La nostra economia ha mostrato segnali importanti di resilienza. Oggi l’aspetto da tenere maggiormente sotto controllo è l’inflazione, legata soprattutto ai rincari energetici».

Per Verona, fortemente orientata all’export, la capacità di diversificare i mercati diventa quindi decisiva, in particolare in una fase nella quale alcuni tradizionali partner commerciali europei mostrano segnali di debolezza.

Sul fronte manifatturiero, Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona, ha evidenziato le difficoltà che stanno affrontando le PMI, tra geopolitica, energia, dazi, burocrazia e carenza di personale qualificato. Accanto alle criticità, tuttavia, rimane forte la capacità di reazione del sistema produttivo veronese: «Le nostre aziende in questi anni si sono strutturate molto bene, hanno saputo reagire e recuperare mercati e competitività – ha dichiarato Cioetto –. Se siamo riusciti a reggere situazioni così difficili è perché abbiamo saputo innovare, cercare nuovi mercati e mettere la nostra capacità imprenditoriale al servizio del territorio e del Paese».

Tra le priorità indicate dal presidente di Confimi anche la necessità di ridurre gli ostacoli burocratici e di costruire un’Europa «più vicina alle aziende e all’imprenditoria». Centrale, inoltre, il tema della formazione: «In un momento in cui ogni giorno ci svegliamo con una novità, dobbiamo essere pronti ad affrontarla. E possiamo farlo solo investendo nella formazione degli imprenditori».

La necessità di rafforzare le reti territoriali è stata ribadita anche da Nicola Baldo, vicepresidente di Confcommercio Verona, che ha portato l’attenzione sulle difficoltà del terziario, del commercio di prossimità e delle micro e piccole imprese: «Si deve fare assolutamente squadra su tutto – ha sottolineato Baldo – perché rappresentiamo migliaia di micro, piccole e medie aziende». Aziende che, proprio per le loro dimensioni, spesso non dispongono delle strutture professionali delle realtà maggiori e hanno quindi bisogno del supporto delle associazioni e del sistema creditizio.

Sul fronte dell’accesso al credito Baldo ha ricordato l’esperienza di Confiditer, il confidi nato dall’unione delle realtà di Verona e Mantova, evidenziando la collaborazione con BCC Veneta. «Lavorare con una banca di territorio spesso è più facile che lavorare con una grande banca nazionale», ha osservato.

BCC Veneta, una banca locale con strumenti globali

Un approccio territoriale che non significa rinunciare a strumenti finanziari evoluti e alla dimensione internazionale. È quanto ha spiegato Nazario Soccio di BCC Veneta, illustrando le soluzioni dedicate alle imprese che esportano o intendono svilupparsi all’estero.

«Ci piace definirci una banca glocal: siamo una banca locale, ma siamo anche una banca globale. Aiutiamo le aziende a internazionalizzarsi e affianchiamo quelle che sono già presenti sui mercati internazionali», ha spiegato Soccio.

Tra gli strumenti presentati, le convenzioni con SACE, i finanziamenti e le agevolazioni legate a SIMEST, le garanzie bancarie internazionali e i finanziamenti Intercompany, che consentono di sostenere direttamente società estere controllate da aziende italiane. Un portafoglio di soluzioni rivolto non solo all’export, ma anche agli investimenti delle imprese nella transizione digitale ed ecologica, nell’innovazione e nell’ampliamento della capacità produttiva.

Il rapporto tra risparmio e investimenti è stato approfondito da Mirino Valle, responsabile Area Retail & Wealth Management di BCC Veneta, che ha proposto una lettura dei mercati finanziari partendo dalle numerose forze contrapposte che caratterizzano l’attuale scenario. Geopolitica, inflazione e politiche restrittive delle banche centrali rappresentano elementi di incertezza, ma accanto a questi rimangono solidi alcuni fondamentali dell’economia.

«Per l’azionario diciamo sempre ai nostri clienti di guardare oltre la nebbia di breve termine – ha spiegato Valle –. Le elezioni o gli eventi geopolitici possono dominare i giornali per alcuni mesi, ma la creazione di valore di un’azienda richiede anni. Un investitore deve quindi avere un orizzonte di lungo periodo».

Ampio spazio è stato dedicato anche al TFR e alla previdenza complementare, tema diventato ancora più centrale nel 2026 alla luce delle novità normative e delle prospettive del sistema pensionistico. Per imprese e lavoratori, ha sottolineato Valle, la previdenza complementare richiede sempre più consapevolezza, programmazione e una corretta educazione finanziaria.

A chiudere la serata è stato poi Flavio Piva, presidente di BCC Veneta, che ha riportato il confronto alla funzione di una banca cooperativa all’interno delle comunità in cui opera. Piva ha ricordato il percorso che, attraverso successive aggregazioni, ha portato alla nascita di una banca di respiro regionale mantenendo le caratteristiche originarie del credito cooperativo: «Non siamo soltanto una banca locale: siamo una banca di comunità – ha spiegato –. Una banca che reinveste il 95% di quello che raccoglie nel territorio».

Una presenza che assume un significato ancora maggiore nei comuni più piccoli. Piva ha ricordato come in numerose realtà italiane il credito cooperativo rappresenti ormai l’ultima presenza bancaria: «Quando una comunità perde la finanza, si impoverisce sotto ogni profilo».

Il presidente ha quindi evidenziato la capacità di tenuta e trasformazione delle imprese venete: aziende che negli ultimi anni si sono capitalizzate, hanno investito in innovazione, aumentato le competenze e diversificato mercati e produzioni.

In questo scenario, per Piva, la risposta alle grandi variabili internazionali passa proprio dalla capacità di agire localmente: «Non possiamo governare le variabili geopolitiche, ma possiamo lavorare molto nel micro, nei territori dove la banca è presente. È fondamentale la relazione diretta: conoscere le imprese, cogliere subito i segnali di preoccupazione e confrontarsi, perché se sei veloce a capire quello che sta succedendo sei veloce anche a reagire».

Una strategia che trova riscontro anche nei numeri: nel primo semestre del 2026 BCC Veneta ha registrato una crescita del 27% nell’erogazione di credito attraverso mutui alle imprese: «Nonostante la crescita della banca – ha aggiunto Piva – rimaniamo una banca di paese e di comunità, perché conosciamo le persone e le chiamiamo per nome».

Una vocazione che BCC Veneta intende rafforzare ulteriormente anche attraverso le iniziative sociali, culturali e a favore di giovani, sanità e sport. «L’essenza vera di una banca di credito cooperativo è che ci occupiamo delle persone – ha concluso Piva –. Ci sentiamo parte di un territorio e le cose le facciamo insieme».


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