A Roma ci sono circa 10.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica occupati abusivamente su un totale di circa 76.000 unità.
I dati ufficiali forniti da ATER Roma e dal Comune di Roma confermano la portata dell’emergenza abitativa nella Capitale: gli alloggi totali occupati abusivamente sono stimati complessiva attorno alle 10.000 unità su tutto il territorio romano.
La quota ATER: l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale (gestita dalla Regione) detiene la quota più cospicua delle occupazioni, pari a circa 7.700 appartamenti abusivi su un portafoglio di 45.000 case popolari complessive.
La quota del Comune di Roma: la restante parte (circa 2.300 unità) fa capo al patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) controllato direttamente dal Campidoglio.
A causa di questo blocco, aggravato da circa 1.100 alloggi che restano temporaneamente vuoti poiché necessitano di manutenzione, lo scorrimento delle graduatorie regolari è fortemente rallentato. A fronte delle occupazioni illegali, si contano infatti circa 13.000-16.000 famiglie in lista d’attesa formale che attendono l’assegnazione regolare di una casa popolare.
Il contesto delle occupazioni a Roma mette in luce una complessa spaccatura tra la vulnerabilità sociale e le infiltrazioni della criminalità organizzata, in particolare all’interno delle grandi periferie urbane.
La doppia faccia del fenomeno
Il disagio sociale e l’emergenza abitativa. Da un lato, il fenomeno è alimentato da famiglie in condizioni di povertà assoluta o con reddito zero. La gravissima carenza di alloggi popolari disponibili e la lentezza delle graduatorie spingono nuclei fragili, spesso con minori o anziani, a occupare per necessità immediata.
Il racket e la gestione criminale. Dall’altro lato, le indagini delle forze dell’ordine evidenziano una vera e propria regia criminale. Organizzazioni e clan locali gestiscono un mercato nero delle case popolari: scassinano gli alloggi vuoti (anche appena liberati o i cui assegnatari sono temporaneamente assenti), ne gestiscono le chiavi e li “vendono” o “affittano” abusivamente a chi è in cerca di un tetto.
Le basi dello spaccio. Nei casi più gravi, in quartieri come San Basilio, Tor Bella Monaca, Quarticciolo e Ostia, gli appartamenti ERP occupati vengono sottratti alla disponibilità pubblica per essere trasformati in vere e proprie basi logistiche per lo stoccaggio e lo spaccio di stupefacenti (in particolare cocaina e crack), blindando gli accessi per rallentare i controlli della polizia.
Questa situazione costringe le istituzioni a un delicato equilibrio: la necessità di contrastare con fermezza i clan e il racket delle chiavi, evitando al contempo di criminalizzare o lasciare in strada il puro disagio sociale, il quale richiederebbe soluzioni abitative strutturali e tutele sociali immediate.
La situazione degli sfratti a Roma rappresenta una delle criticità più acute della crisi abitativa cittadina, registrando numeri in costante aumento che colpiscono non solo le fasce tradizionalmente fragili, ma anche il ceto medio impoverito.
I numeri dell’emergenza a Roma
Sfratti quotidiani. Secondo i dati diffusi dai sindacati degli inquilini, a Roma si eseguono in media circa 10 sfratti al giorno. Le richieste complessive di esecuzione superano le 4.000 all’anno, con oltre 1.700 provvedimenti portati a compimento con la forza pubblica.
Morosità incolpevole. Circa 3 sfratti su 4 sono causati da morosità, molto spesso legata a ragioni “incolpevoli” come la perdita del lavoro, malattie o l’aumento insostenibile del costo della vita a fronte di stipendi rimasti fermi.
La lista d’attesa (ERP). A fronte di chi perde la casa, lo sbocco naturale dell’edilizia pubblica è completamente bloccato. Le famiglie regolarmente iscritte nella graduatoria per una casa popolare oscillano tra le 13.000 e le 17.000. Il tasso di assegnazione annuale da parte del Comune è bassissimo, storicamente inferiore all’1% delle richieste totali.
Le cause strutturali della crisi
Esplosione del mercato privato e “Turistificazione”: i canoni d’affitto privati a Roma hanno subìto rincari significativi negli ultimi anni. Moltissimi proprietari preferiscono ritirare gli immobili dalle locazioni a lungo termine per convertirli in affitti brevi ad uso turistico (tramite piattaforme come Airbnb), riducendo drasticamente l’offerta per i residenti.
Mancanza del “passaggio da casa a casa”. Le associazioni come l’Unione Inquilini denunciano l’assenza di un protocollo che garantisca alle famiglie sfrattate una transizione protetta verso un nuovo alloggio, portando molte di loro a finire per strada o in sistemazioni di fortuna (come i vecchi Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea – CAAT).
Taglio dei fondi pubblici. L’azzeramento dei contributi nazionali per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole ha privato i Comuni delle risorse economiche necessarie per tamponare le emergenze prima che si arrivi all’intervento dell’ufficiale giudiziario.
Il Piano Casa e le contromisure di Roma Capitale
Per tentare di invertire la rotta, il Comune di Roma ha varato un Piano Strategico per il Diritto all’Abitare con l’obiettivo di assegnare un alloggio a circa 3.000 famiglie entro la fine del 2026. Il piano prevede:
- l’acquisto straordinario di nuovi immobili (circa 1.000 appartamenti rilevati da enti previdenziali o grandi proprietà) per incrementare il patrimonio ERP;
- la ristrutturazione e il riatto degli alloggi popolari vuoti che necessitano di manutenzione per poter essere riassegnati legittimamente;
- l’istituzione di un’Agenzia Sociale per l’Abitare incaricata di fare da intermediaria tra la domanda e l’offerta privata a canoni concordati e calmierati.
Le azioni del Governo sullo spinoso tema
Per fronteggiare la crisi delle occupazioni abusive e sbloccare la situazione degli immobili, il Governo Meloni ha implementato una linea di interventi basata su due pilastri: un inasprimento delle sanzioni penali per colpire il racket e accelerare gli sgomberi, e un piano di investimenti pubblici per recuperare gli alloggi inagibili.
Le misure principali prevedono quanto segue:
- il reato di “Occupazione arbitraria di immobile” attraverso le riforme inserite nel pacchetto sicurezza (divenute legge con la normativa sulla tutela della casa), è stato introdotto nel codice penale l’articolo 634-bis c.p.;
- pene severe: chiunque occupi o detenga senza titolo un immobile altrui tramite violenza, minaccia o raggiri, o ne impedisca il rientro al legittimo proprietario, rischia la reclusione da 2 a 7 anni;
- estensione della tutela: la norma protegge non solo la prima casa, ma è stata estesa anche alle seconde case e a tutti gli immobili destinati a domicilio o alle loro pertinenze;
- aggravanti: sono previste sanzioni ulteriormente aumentate se il reato è commesso da gruppi organizzati (come le regie criminali del racket) o se vi sono danneggiamenti dell’immobile;
- sgomberi lampo e procedura d’urgenza per superare i lunghi tempi della burocrazia giudiziaria che paralizzavano i proprietari, sicché è stato introdotto l’articolo 321-bis c.p.p.
- rilascio immediato: la Polizia Giudiziaria, su denuncia del proprietario, può procedere direttamente all’immediato sgombero forzato dell’immobile e alla reintegrazione del proprietario, previa autorizzazione o nulla osta del Pubblico Ministero e successiva convalida del giudice.
- Priorità assoluta: la procedura d’urgenza viene applicata con priorità assoluta nei casi in cui l’immobile occupato rappresenti l’unica abitazione del denunciante.
Recupero delle case popolari vuote (Piano Casa) sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica (ERP), l’esecutivo ha varato misure urgenti collegate al nuovo Piano Casa.
Ristrutturazione dell’esistente. Invece di concentrarsi su nuove costruzioni, i fondi stanziati sono mirati al riatto e recupero di circa 60.000 alloggi Erp esistenti che risultano inutilizzati o inagibili. L’obiettivo è rimetterli rapidamente a disposizione dei Comuni per scorrere le regolari graduatorie degli aventi diritto.
Bilancio degli interventi. Secondo i dati diffusi dal Ministero, le operazioni interforze coordinate sul territorio nazionale hanno già portato alla liberazione e alla restituzione alla collettività di migliaia di alloggi di edilizia pubblica precedentemente sottratti alla legalità.
Riforma del rilascio degli immobili (Contrasto alla morosità) parallelamente alle occupazioni abusive. Il Governo ha introdotto un disegno di legge volto a velocizzare anche i tempi di rilascio degli immobili in caso di morosità o occupazione sine titulo contrattuale.
Decreti in 15 giorni. Si prevede che il giudice possa emettere l’ingiunzione di rilascio entro 15 giorni dal ricorso, fissando lo sgombero entro un massimo di 30-60 giorni.
Penali sui ritardi. È introdotta una penale giornaliera pari all’1% del canone mensile (o del valore di mercato) per ogni giorno di ritardo nel rilascio dell’immobile.
Tutele per i vulnerabili. Le esecuzioni possono essere differite (per un massimo di 180 giorni e per una sola volta) esclusivamente in presenza di soggetti con fragilità estreme, come anziani sopra i 75 anni, malati terminali o persone con disabilità gravi.
Di Antonio Speranza
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