In occasione del 4 ottobre – Giorno del Dono, per la prima volta il Rapporto analizza la relazione tra la propensione al dono e le caratteristiche dei territori. Nella mappa italiana della solidarietà la ricchezza conta, ma non basta:
dove cresce la disuguaglianza, donazioni e volontariato calano. I giovani donano meno denaro, ma partecipano di più. Record storico per i trapianti.
Genova, 1 ottobre 2026 – Dove e in quali condizioni si dona di più in Italia? È la domanda al centro della 9^ edizione di “Noi doniamo”, il rapporto sul dono in Italia realizzato dall’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (IID), presentato oggi a Genova nell’ambito di Liguria Capitale del Dono 2026.
L’appuntamento ospitato nella Sala Trasparenza del Palazzo della Regione Liguria, è stato moderato da Annamaria Baccarelli, Vicedirettrice di RAI Parlamento. RAI anche quest’anno è media partner del Giorno del Dono. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati della XXIV Indagine IID sull’andamento delle raccolte fondi degli enti non profit e il Rapporto 2026 sul dono in Italia. Il Rapporto analizza le tre dimensioni del dono – denaro, tempo e dono biologico – mettendo insieme dati, analisi e contributi dei soggetti partner dell’Osservatorio sul dono: ASSIF, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, CMW, Eumetra, Ipsos Doxa, Istat, Scuola di Fundraising di Roma, Università degli Studi dell’Insubria, Università LIUC e Walden Lab. Per il terzo anno consecutivo BPER sostiene il Giorno del Dono contribuendo alla realizzazione dell’Osservatorio sul dono, fonte di riferimento per la cultura e la pratica del dono in Italia.
L’edizione 2026 introduce una novità: per la prima volta la propensione al dono viene messa in relazione con alcuni indicatori economici e sociali dei territori italiani, per provare a comprendere non soltanto dove si dona di più, ma quali caratteristiche accomunano le regioni nelle quali donazione economica e volontariato sono maggiormente diffusi.
L’evento, che apre il mese del dono, si inserisce nel progetto culturale di respiro nazionale Giorno del Dono, nato nel 2015 per promuovere i valori della gratuità e del volontariato che sono la base per una vera e condivisa cultura del dono. L’Istituto – che da oltre vent’anni promuove trasparenza, credibilità e onestà nel Terzo settore – ha fortemente voluto la Legge 110/15 che ha istituito in Italia, primo e unico Paese al mondo, il 4 ottobre di ogni anno quale Giorno del Dono.
Il Rapporto analizza anzitutto il dono di denaro per buone cause, con particolare attenzione al Terzo Settore, utilizzando diverse fonti che consentono di osservare il fenomeno da due prospettive complementari: quella degli enti non profit e quella dei donatori, cittadini e imprese. Grazie all’Indagine IID sulle Raccolte Fondi dell’IID, arrivata alla sua XXIV edizione, viene scattata una fotografia dettagliata delle raccolte fondi del non profit, mentre il donatore è al centro dell’indagine Ipsos Doxa “Italiani solidali”, realizzata su un campione di 2000 individui. Il contesto di riferimento viene analizzato attraverso il contributo Istat “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) condotta su un campione di circa 20.000 famiglie e 50.000 individui. Infine, partendo dall’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine, “Noi doniamo” esplora il valore delle donazioni complessive da privati cittadini nell’ultimo anno fiscale disponibile, il 2023.
Ferro e Nicolò: il dono che rafforza le comunità
“Il dono è un valore che tiene insieme le persone e rafforza le comunità: non riguarda soltanto ciò che scegliamo di dare, ma il modo in cui ci sentiamo parte di una società e ci prendiamo cura degli altri. Per questo siamo particolarmente orgogliosi che la Liguria sia stata scelta come Capitale Italiana del Dono 2026 – dichiarano il vicepresidente di Regione Liguria con delega alla Scuola e alle Pari Opportunità Simona Ferro e l’assessore a Sanità, Politiche Sociosanitarie e Sociali e Terzo Settore Massimo Nicolò -. È un riconoscimento che valorizza il patrimonio di solidarietà, partecipazione e volontariato della nostra regione e, allo stesso tempo, rappresenta una grande responsabilità: quella di trasformare questo titolo in un’occasione concreta per far crescere la cultura del dono, coinvolgendo cittadini, giovani, istituzioni, Terzo Settore e imprese. Vogliamo che il 2026 sia un anno in cui il dono non sia soltanto celebrato, ma vissuto come una pratica quotidiana capace di generare fiducia, relazioni e bene comune”.
Rasconi: il dono non nasce mai nel vuoto
“Il dono è un gesto individuale che non nasce mai nel vuoto. Si alimenta delle relazioni, della fiducia, delle opportunità di partecipazione e delle condizioni economiche e sociali presenti nelle comunità in cui viviamo. La nuova analisi territoriale ci aiuta a comprendere che non conta soltanto quante risorse una comunità possiede, ma anche quanto le persone possono davvero sentirsi parte della vita collettiva e contribuire al bene comune” commenta Marco Rasconi, Presidente IID. “Questa è la prospettiva di lettura proposta del Rapporto di quest’anno: andare oltre la sola misurazione di quanto si dona per comprendere come, perché e in quali condizioni si sceglie di farlo”.
Donazioni e volontari continuano a crescere
Il 2025 mostra alcuni segnali positivi: secondo Istat, la quota di residenti in Italia (+14 anni) che dichiara di aver versato denaro a un’associazione sale dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, proseguendo il graduale recupero degli ultimi anni.
Più marcata la crescita del volontariato organizzato: la quota di persone che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato passa dall’8,4% al 9,2%. Cresce leggermente anche l’attività gratuita svolta in altre associazioni, dal 2,7% al 2,9%.
L’indagine Ipsos Doxa parte dall’analisi del trend delle donazioni informali, quelle che non transitano attraverso gli enti non profit. Il confronto tra i dati raccolti nell’edizione 2025 e quelli degli anni precedenti evidenzia una lieve flessione della quota di persone che, nei 12 mesi precedenti l’intervista, hanno effettuato almeno una donazione informale, scesa di un punto percentuale, dal 50% al 49%.
Sul fronte degli importi, nel 2025 la donazione media annuale destinata alle organizzazioni non profit diminuisce, attestandosi a 61€ (-7€ rispetto al 2024), un valore in linea con quello registrato nel 2021. Per le donazioni informali, invece, si conferma l’inversione di tendenza già osservata, con una significativa ripresa dell’importo medio, che raggiunge 37€, 16 € in più rispetto al 2023.
Ma il dato quantitativo racconta soltanto una parte del cambiamento. Il Rapporto evidenzia infatti una solidarietà che si sta trasformando: accanto alla donazione economica convivono volontariato, sostegno alle comunità, microdonazioni, acquisti solidali, crowdfunding e nuove forme di attivazione digitale.
Le regioni più solidali
Partendo dai dati Istat, a livello territoriale l’analisi delle correlazioni è stata effettuata su 19 regioni, escludendo il Trentino-Alto Adige (sempre primo sia per donazioni economiche che per volontari) per mantenere omogenea l’unità territoriale tra le diverse fonti, poiché alcuni indicatori sono disponibili separatamente per le Province autonome di Trento e Bolzano mentre altri sono disponibili per la regione nel suo complesso.
A guidare la classifica delle donazioni economiche ci sono Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con il 15,1% di persone che donano, seguite dalla Valle d’Aosta con il 15%: valori nettamente superiori alla media nazionale dell’11,9%. La geografia cambia se si guarda al volontariato: in testa si posiziona il Veneto, con il 14,1% di persone impegnate in attività di volontariato, seguito dalla Valle d’Aosta (11,7%) e da Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe all’11,6%, a fronte di una media italiana del 9,2%. I dati mostrano così come donare denaro e donare tempo disegnino geografie in parte differenti, pur facendo emergere alcuni territori caratterizzati da una partecipazione solidale particolarmente elevata in entrambe le dimensioni.
La nuova geografia del dono: la ricchezza conta, ma non basta
Quest’anno il Rapporto sposta lo sguardo dall’individuo al territorio, non limitandosi a osservare in quali regioni siano più diffuse la donazione economica e la partecipazione al volontariato, ma cercando di individuare quali caratteristiche economiche e sociali accomunino i territori nei quali queste forme di dono risultano maggiormente diffuse.
A questo scopo, i dati regionali Istat relativi alla quota di persone che versa denaro a un’associazione e che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato sono stati messi in relazione con quattro indicatori riferiti alle caratteristiche dei territori: reddito disponibile pro capite, livello di istruzione, disuguaglianza nella distribuzione del reddito e fiducia interpersonale.
La relazione più forte emerge tra reddito disponibile e donazione economica: nelle regioni con maggiori risorse economiche la quota di persone che dona denaro tende a essere sensibilmente più elevata. Anche il volontariato è positivamente associato al reddito, seppure con minore intensità.
Ma la disponibilità di risorse non è sufficiente a spiegare la geografia del dono. All’aumentare della disuguaglianza (indice di Gini), infatti, tendono a diminuire sia la donazione economica sia il volontariato. Un ruolo significativo è imputabile anche alla fiducia interpersonale, che risulta positivamente associata a entrambe le forme di partecipazione. Istat la misura chiedendo alle persone se ritengano che gran parte della gente sia degna di fiducia: un indicatore che consente di affiancare alle condizioni economiche una dimensione legata al capitale sociale e alla qualità delle relazioni.
L’analisi considera inoltre il livello di istruzione: la quota di popolazione con istruzione terziaria (universitaria o assimilabile) presenta una correlazione positiva particolarmente significativa con la donazione economica.
Ne emerge una geografia nella quale non conta soltanto quante risorse siano disponibili in un territorio, ma anche quanto siano distribuite in modo equo. Un risultato particolarmente interessante perché la disuguaglianza incide tanto nelle donazioni economiche quando nel volontariato.
Di Stasio: il dono, uno specchio per leggere la realtà
Dichiara Cinzia Di Stasio, Direttrice IID: “La natura multidimensionale del dono lo rende non soltanto un comportamento da osservare, ma anche una possibile chiave di lettura della società e dei territori. Se il dono incorpora dimensioni economiche, sociali, culturali e relazionali, osservare come si dona può aiutarci a comprendere meglio le caratteristiche di una comunità e il contesto in cui vive. È questo il cambio di prospettiva proposto dall’analisi territoriale di “Noi Doniamo” 2026: non soltanto leggere il dono attraverso i territori, ma leggere i territori attraverso il dono”.
Giovani: meno denaro, più partecipazione
Secondo dati Istat i giovani hanno un peso ancora contenuto nella donazione economica, ma diventano molto più presenti quando il dono passa attraverso tempo, impegno personale e partecipazione.
I 14-34enni rappresentano il 12,8% dei donatori di denaro, ma salgono al 23,8% dei volontarinelle associazioni di volontariato. Rappresentano inoltre il 24,6% (1 su 4) di chi svolge gratuitamente attività in altre associazioni e la stessa quota, il 24,6%, di chi partecipa ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace. La differenza è ancora più evidente tra i giovanissimi: i 14-19enni costituiscono appena l’1,2% dei donatori di denaro, ma il 6,4% dei volontari.
A completare il quadro, secondo la rilevazione Eumetra inserita nel Rapporto, la disponibilità ad aiutare non si esprime più soltanto attraverso le forme più consolidate, ma assume modalità diverse, più selettive e spesso più vicine ai contesti nei quali le persone si riconoscono. Nel 2026, infatti, la percentuale dei giovani che dichiara di aver dedicato denaro, beni o tempo alle esigenze del proprio gruppo o della propria comunità raggiunge il 47%, quasi uno su due, contro il 32% degli over 55.
Più che una minore disponibilità alla solidarietà, nelle le nuove generazioni emerge un modo diverso di vivere il dono, meno legato alla sola erogazione economica ma più vicino alla partecipazione diretta e alle cause percepite come rilevanti.
Il donatore cambia: più autonomo, mobile e selettivo
Cambia anche il rapporto tra cittadini e organizzazioni: sempre nella rilevazione Eumetra inserita nel Rapporto, nel 2026 solo il 45% dei donatori dichiara di continuare a sostenere le stesse organizzazioni, mentre la maggioranza modifica almeno in parte le proprie scelte. La causa acquista centralità rispetto all’ente, soprattutto per le nuove generazioni: il percorso verso il dono parte sempre più spesso da un problema o da un valore percepito come importante e solo successivamente porta alla ricerca dell’organizzazione da sostenere.
Il 47%, quasi uno italiano su due, dichiara di essersi attivato autonomamente per cercare informazioni sulla trasparenza e sull’impatto delle organizzazioni. La fiducia non viene meno, dunque, ma deve essere costruita attraverso informazioni accessibili, trasparenza e capacità di mostrare concretamente risultati e impatto. Proprio per questo dalla sua nascita IID lavora per promuovere fiducia e trasparenza nel non profit italiano.
Anche il digitale entra sempre più profondamente nell’ecosistema del dono: il 60% delle organizzazioni non profit intervistate utilizza strumenti digitali per la raccolta fondi e il 43% dichiara di aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, rispetto al 25% dell’anno precedente.
Raccolta fondi: cresce la polarizzazione tra le organizzazioni
La XXIV Indagine IID sull’andamento delle raccolte fondi, condotta su 344 organizzazioni non profit e realizzata in collaborazione con CSVnet – l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, restituisce un quadro articolato. Nel 2025, tra gli enti che fanno raccolta fondi, il 39% registra un aumento delle entrate da fundraising, (rispetto al 33% dell’anno precedente) e, parallelamente, sale dal 18% al 22% anche la quota di chi registra una diminuzione: un andamento che evidenzia una crescente polarizzazione tra le organizzazioni.
Tornano inoltre con forza gli strumenti in presenza analizzati nell’indagine IID: nel 2025 gli eventi di raccolta fondi – cene, spettacoli, concerti e iniziative analoghe – raggiungono il primo posto tra gli strumenti maggiormente utilizzati (50%), con un aumento di 20 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Continua parallelamente lo sviluppo dei canali digitali.
Belfiori: investire in competenze e strumenti per rafforzare il Terzo Settore
Sottolinea Elisa Belfiori, Responsabile Terzo Settore BPER: “L’evoluzione delle forme del dono e della partecipazione raccontata dal Rapporto dimostra come il Terzo Settore sia chiamato oggi a un salto di qualità organizzativo e culturale. Accanto a realtà in forte crescita, permangono infatti situazioni che richiedono un rafforzamento delle competenze e degli strumenti a disposizione degli enti. Per BPER sostenere la ricerca dell’Osservatorio consente di approfondire la conoscenza di un segmento strategico di economia civile e fornisce linee di indirizzo utili per continuare ad investire in iniziative di formazione, educazione finanziaria e accompagnamento organizzativo: vogliamo infatti contribuire alla crescita di un Terzo Settore capace di operare con efficacia, visione e sostenibilità, come protagonista dello sviluppo delle comunità e interlocutore sempre più qualificato per istituzioni, imprese e cittadini”.
Imprese: dalla filantropia alla creazione di valore condiviso
In base all’indagine IID si rafforza il rapporto con fondazioni e imprese: il 44% delle organizzazioni dichiara di aver ricevuto contributi da fondazioni, contro il 34% dell’anno precedente, mentre scende dal 63% al 49% la quota degli enti che non hanno avuto entrate da aziende. Queste organizzazioni lamentano per il 36% mancanza di tempo e risorse interne dedicate, per il 33% difficoltà ad instaurare il primo contatto con il mondo profit.
Quasi il 90% degli enti non ha mai avviato progetti di volontariato d’impresa o team building solidale, un dato che evidenzia quanto sia ancora ampio il potenziale di sviluppo della collaborazione tra imprese e Terzo Settore.
Anche dall’analisi condotta da Massimo Coen Cagli, Co-fondatore e direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma, si rafforza il rapporto tra imprese e Terzo settore: il corporate fundraising evolve dalla semplice ricerca di risorse alla costruzione di partnership strategiche, capaci di generare valore per l’impresa, per l’organizzazione e per la comunità. Sostenibilità, criteri ESG e valutazione degli impatti spingono le aziende a cercare non più soltanto una buona causa da finanziare, ma partner con cui condividere competenze, obiettivi e risultati misurabili. La domanda, dunque, non è più solo “quale causa sostenere?”, ma “quale valore possiamo generare insieme?”.
Il donatore, molto più di un finanziatore
In base al contributo Istat contenuto nel Rapporto che analizza la relazione tra donatori e istituzioni non profit, anche le organizzazioni stanno modificando il modo di rapportarsi con chi le sostiene: nel 2024 circa 41 mila istituzioni non profit, pari al 12,3% del totale, considerano i donatori stakeholder significativi.
Tra queste organizzazioni, il 44,1% consulta direttamente i donatori nella definizione delle attività, rispetto al 28,2% del 2015, mentre il 27,4% li coinvolge nella realizzazione dei progetti (contro il 19,5% del 2021) sia nella fase di progettazione che nella valutazione dei risultati.
Il donatore tende così a essere sempre meno soltanto una fonte di finanziamento e sempre più un soggetto coinvolto nella costruzione dell’intervento.
Donatori e non donatori: come cambia il modo di intendere la solidarietà
I dati Walden Lab contenuti nel Rapporto mettono a confronto le caratteristiche dei donatori con quelle dei non donatori, facendo emergere differenze che vanno oltre la disponibilità economica. Donatori e non donatori condividono una scala di valori simile: per entrambi la solidarietà si colloca al quarto posto tra i valori più importanti nella vita, dopo onestà, rispetto degli altri e famiglia. A riconoscerle un ruolo centrale è però il 28% dei donatori, contro il 22% dei non donatori.
La differenza più interessante riguarda soprattutto il modo in cui la solidarietà viene interpretata. Se per tutti il primo ambito nel quale si esprime è quello familiare e amicale, i donatori tendono ad allargarne maggiormente i confini: associano più spesso i comportamenti solidali alla propria comunità (29% contro 21%), alla città o al paese in cui vivono (26% contro 19%) e alla società italiana nel suo complesso (24% contro 19%).
Il dono sembra quindi accompagnarsi a una concezione più ampia della solidarietà, che dalla cerchia delle relazioni personali si estende progressivamente alla comunità e alla società, includendo anche persone con le quali non esiste un legame diretto.
Il 56% dei donatori dichiara inoltre di aver praticato o praticare volontariato, rispetto al 40% dei non donatori. A distinguere chi dona è anche un maggiore senso di efficacia personale, cioè la convinzione che il contributo del singolo possa concorrere concretamente a produrre un cambiamento positivo.
Dichiara Rasconi, Presidente IID: “I dati della ricerca Walden Lab ci consegnano un messaggio molto chiaro: sia i donatori sia i non donatori individuano nell’egoismo e nell’individualismo diffusi nella società uno dei principali ostacoli alla solidarietà. Questo ci ricorda che la sfida non è soltanto raccogliere più risorse, ma far crescere una cultura del dono. È proprio su questo terreno che IID lavora con il Giorno del Dono: creare occasioni per parlare di solidarietà, a partire dalle nuove generazioni, e mostrare che donare significa anche riconoscersi parte di una comunità. Promuovere la cultura del dono significa contribuire a costruire una società nella quale la responsabilità verso gli altri diventi sempre più parte della vita quotidiana”
Vent’anni di 5×1000
In base al contributo di ASSIF contenuto nel Rapporto, il 2026 è l’occasione per fare il punto sui primi vent’anni del 5×1000. Nel 2025 le destinazioni hanno superato per la prima volta 18,4 milioni di firme, con una crescita soprattutto delle preferenze nelle quali il contribuente indica direttamente il codice fiscale dell’ente.
Tuttavia il 5×1000 continua a vedere esprimersi solo il 40% dei potenziali contribuenti, mentre il tetto massimo delle risorse disponibili limita la piena traduzione delle scelte espresse dai cittadini in finanziamenti alle organizzazioni.
Donazioni biologiche: nel 2025 record storico dei trapianti
Segnali molto positivi dalle donazioni biologiche: il numero di donazioni di sangue rimane intorno ai 3 milioni grazie a circa 1,66 milioni di donatori, mentre la raccolta di plasma raggiunge 920 mila chilogrammi.
Per i trapianti di organi, il 2025 è il miglior anno di sempre, con 4.678 interventi. Crescono anche le donazioni di tessuti e le iscrizioni al Registro italiano dei donatori di midollo osseo, che raggiunge quota 525.682 persone.
Per la prima volta, grazie alla collaborazione con Università degli studi dell’Insubria e LIUC Università Cattaneo, il Rapporto si apre ad una nuova frontiera del dono biologico dedicando un approfondimento alla donazione del corpo post mortem per finalità di studio, formazione e ricerca scientifica, possibilità prevista dalla normativa italiana ma ancora poco conosciuta e praticata.
Noi doniamo – 9^ edizione
Il Rapporto completo è scaricabile qui e conta sulla collaborazione di diversi enti ed esperti sul tema. Gli approfondimenti tematici sono stati curati da: Valeria Reda – Senior Research Manager Ipsos Doxa, Resp. Italiani Solidali; Sabrina Stoppiello – Istat, Direzione centrale per le statistiche economiche; Paolo Anselmi – Managing Partner di Walden Lab; Barbara Martinelli – Research Director di Eumetra; Nicola Bedogni – Responsabile scientifico Osservatorio ASSIF sulla sussidiarietà fiscale; Massimo Coen Cagli – Co-fondatore e direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma; Patrizia Tettamanzi – Prof. Ordinario, LIUC Università Cattaneo, Dimitri Rabbiosi – MD, Prof. Associato, Università degli studi dell’Insubria, Mario Turri-Zanoni – MD, Prof. Associato, Università degli studi dell’Insubria, Valentina Minutiello – Ricercatrice, LIUC Università Cattaneo, Elena Zaccone – Assistente alla ricerca, LIUC Università Cattaneo.
Liguria Capitale Italiana del Dono 2026
Durante l’evento è stato presentato anche il programma delle iniziative Capitale Italiana del Dono 2026 che si svolgeranno in Liguria e sono realizzate in collaborazione con Regione Liguria, Comune di Genova, Comune di Savona, CELIVO – Centro di Servizio per il Volontariato di Genova, CSV POLIS Ponente Ligure Solidale, CSV Vivere Insieme La Spezia, Fondazione Comunitaria Savonese, BPER e molti altri partner.
Il Giorno del Dono promosso da IID, festa nazionale del dono e della donazione, dà appuntamento ai prossimi eventi in calendario targati #DonoDay2026:
- 6 ottobre, ore 9:30, Savona: Liguria Capitale del Dono 2026: il Giorno del Dono a Savona
- 6 ottobre, ore 15:30, Savona: Liguria Capitale del Dono 2026: il Giorno del Dono a Savona
- 13 ottobre, ore 9:30, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: Premiazione del Contest #DonareMiDona
- 14 ottobre, ore 15:00, Genova: Liguria Capitale del Dono 2026: La cultura del dono nei territori – Presentazione del 9° Rapporto sul dono con focus Liguria
- 16 ottobre, ore 10:00, Cuneo: Giovani che donano, comunità che includono – Giorno del Dono 2026
Tutte le informazioni su #DonoDay2026 sono disponibili su www.istitutoitalianodonazione.it.
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