Venti minuti per portare davanti al pubblico nazionale una vicenda che si racconta ormai da mesi. Il caso Maddalusa è finito a “Le Iene” con un lungo servizio dell’inviato Nicola Barraco che è entrato nelle case e nelle vite di chi da maggio non riceve più l’acqua con le autobotti. Ma il racconto andato in onda su Italia 1 è diventato inevitabilmente qualcosa di più: un viaggio dentro decenni di abusivismo edilizio, condoni mai perfezionati, demolizioni rimaste sulla carta, servizi pubblici arrivati a metà e responsabilità politiche che affondano le radici molto indietro nel tempo.
Ad accompagnare Barraco in numerosi passaggi c’è anche Giuseppe Caruana, giornalista-videomaker di AgrigentoNotizie, che ha seguito da vicino la vicenda e che nel servizio aiuta a ricostruire alcune delle tante contraddizioni che caratterizzano il quartiere. Il punto di partenza resta quello che ha alimentato proteste e manifestazioni negli ultimi mesi: dal 9 maggio le autobotti non possono più rifornire con le modalità precedenti gli immobili privi dei requisiti previsti, dopo la modifica del regolamento da parte dell’Ati idrico.
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Barraco incontra gli abitanti e non nasconde la questione di fondo. “Vi dovete pure un pò accollare il fatto che per la legge siete abusivi?”, domanda a uno di loro. “Ma questo lo sappiamo”, è la risposta. Dopo la frana del 1968 in molti erano rimasti senza casa e si cominciò a costruire senza che “nessun cornuto – riferisce uno degli intervistati – venisse qui a controllare e a chiederci: ma cosa state facendo?”. Un altro residente ammette di sapere che non avrebbe potuto costruire: “Sì, lo sapevo, ma negli anni Settanta tutti costruivano. Non interveniva nessuno. Perché non ci bloccavano allora? Perché proprio adesso?”. E quando l’inviato osserva che prima o poi l’abusivismo dovrà finire, arriva un’altra risposta destinata a riassumere una parte del sentimento del quartiere: “Ho sbagliato e chiedo perdono. Che devo fare?”.
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Il servizio torna così indietro fino alla nascita di Maddalusa e alla progressiva edificazione di un’area sottoposta a vincoli. I residenti mostrano ricevute e documenti relativi alle vecchie domande di sanatoria e raccontano di avere versato somme anche consistenti senza che le loro abitazioni venissero poi regolarizzate. Raccontano successioni, Tari, allacci elettrici e altri servizi. E Barraco si ferma davanti a uno dei paradossi più evidenti: nel quartiere è arrivata perfino la fibra ottica con gli scavi necessari alla posa, mentre la rete idrica non è mai stata realizzata.
Nel reportage trova spazio anche la posizione del procuratore di Agrigento Giovanni Di Leo. Il magistrato – come già raccontato da AgrigentoNotizie – contesta l’idea che si possa parlare indistintamente di abusivismo di necessità sostenendo che una parte rilevante degli immobili sarebbe costituita da seconde case e richiamando la presenza di ville con piscina. Barraco percorre quindi Maddalusa insieme ai residenti proprio alla ricerca delle piscine trovandone alcune e raccogliendo le contestazioni degli abitanti rispetto a una rappresentazione che ritengono generalizzata.
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C’è poi il capitolo del Coc, il Centro operativo comunale attivato per garantire l’approvvigionamento ai soggetti fragili. Al momento della realizzazione del servizio risultavano appena 15 richieste. Alcuni residenti spiegano di non avere utilizzato la procedura perché temevano che i controlli sull’immobile potessero portare, in presenza di problemi di abitabilità, allo sgombero. Poi però si entra anche nella casa di una famiglia che ha scelto di rivolgersi al Coc, con una bambina che ha una paralisi cerebrale e un anziano che necessita di un respiratore. “Io la mattina ho fatto richiesta e alle 14 è arrivata l’autobotte della Protezione civile”, racconta la madre della piccola.
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Il viaggio si allarga inevitabilmente alle demolizioni. Diverse abitazioni risultano destinatarie di ordinanze e il problema diventa anche quello di capire dove potrebbero andare le persone che vi abitano qualora gli abbattimenti venissero effettivamente eseguiti. Se non intervengono i proprietari dovrebbe procedere il Comune, con costi e conseguenze sociali tutt’altro che marginali. Barraco allarga quindi l’inquadratura ad altre aree della città segnate dall’abusivismo e arriva fino alla parrocchia di Santa Rosa al Villaggio Mosè, anch’essa indicata nel servizio fra gli immobili irregolari e rimasta senza rifornimento.
È a questo punto che davanti alle telecamere compare il sindaco Michele Sodano. “Secondo voi ci può essere davvero da parte mia la volontà politica di non dare l’acqua a delle persone o di non fare tutto quello che avrei potuto fare?”, dice il primo cittadino. Poi Barraco pone il problema delle conseguenze di un’eventuale demolizione generalizzata: “Se demoliamo domani queste case, che non so se manco se il Comune di Agrigento ha i soldi per farlo, dove va ’sta gente?”. Sodano, facendo presente che il Comune di Agrigento non ha neanche i soldi per gestire i bagni pubblici, riferisce di avere chiesto l’intervento della Regione per affrontare sia il problema abitativo sia quello delle eventuali demolizioni: “Da Palermo ci hanno risposto che forniranno al Comune gli strumenti per dare le case popolari e per abbattere, se è necessario abbattere”.
Il servizio cambia quindi scenario e arriva a Zingarello affrontando il caso della casa dell’allora vicesindaco Giovanni Crosta. Vengono ripercorse le contestazioni già emerse sull’immobile ereditato dal padre, sulla sua situazione urbanistica e sui lavori che sarebbero stati effettuati negli anni. “Le Iene” mostrano anche immagini dell’edificio risalenti al 2008 confrontandole con quelle più recenti e si soffermano sulla presenza di un contatore. Crosta non viene intervistato. Barraco ne parla allora con Sodano. Il sindaco difende la necessità di verificare le carte e afferma di non ritenere che il suo vicesindaco debba dimettersi. Poco dopo arriva Ismaele La Vardera, deputato regionale e leader di Controcorrente. La sua posizione è opposta: “Si deve dimettere, deve fare un passo indietro”. Ne nasce un confronto particolarmente acceso. Ed è durante quel faccia a faccia che viene pronunciata una delle frasi più nette di La Vardera: “Se noi avessimo saputo sin dall’inizio che aveva questo tipo di casa abusiva, ti posso garantire che noi non l’avremmo candidato”. La Vardera insiste sulla necessità del passo indietro, mentre il sindaco rivendica una linea diversa: “Credo che prendersi un momento in cui si analizzano le carte non sia chiudere gli occhi o agire negando i nostri valori”.
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Ovviamente la registrazione risale a prima delle dimissioni di Crosta. È la stessa trasmissione a ricordare, in chiusura, che pochi giorni dopo quell’incontro il vicesindaco ha lasciato l’incarico. Ma se quella vicenda politica nel frattempo ha avuto il suo epilogo, il problema dal quale erano partite le telecamere è rimasto. Quando il servizio è stato realizzato, il contatore della protesta a Maddalusa aveva raggiunto 138 giorni senza rifornimento di acqua.
E Barraco chiude riportando tutto al punto di partenza: le responsabilità urbanistiche e il diritto delle persone a un bene essenziale. “A prescindere dai titoli urbanistici – dice – la dignità umana viene prima di tutto”. Poi il paragone più duro: “È come se a un ergastolano condannato in via definitiva smettessi di dare da mangiare o da bere”.
Il servizio integrale de Le Iene è disponibile a questo link.
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