Il divieto per i Testimoni di Geova di donare e ricevere sangue è un precetto dalle conseguenze pratiche importanti sulla salute dei fedeli. Secondo quanto annunciato dall’organo direttivo del movimento cristiano, però, siamo davanti a una svolta epocale che consentirà ai Testimoni di Geova di ricevere e donare i principali componenti del sangue, e quindi globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma.
Si tratta di un cambiamento importantissimo perché permette di avere accesso a uno strumento di cura che in molti casi può determinare la sopravvivenza di una persona ed è proprio su questo senso di cura del prossimo che si fonda la scelta di apertura rispetto alle trasfusioni. Ma perché finora questo precetto è stato intoccabile? Quali sono le novità? Cosa cambia davvero?
Quali sono i precetti dei Testimoni di Geova?
I Testimoni di Geova sono un movimento religioso cristiano, teocratico e millenarista che è nato negli Stati Uniti – in Pennsylvania – verso la fine del XIX secolo. La loro dottrina si basa sulla lettura della Bibbia interpretata dal Corpo Direttivo, che è il loro organo centrale. Seguono gli insegnamenti di Gesù e per questo si considerano cristiani, ma rifiutano alcuni dei dogmi fondamentali come la Trinità o l’immortalità dell’anima e adorando esclusivamente Geova come Dio Onnipotente. Ad oggi il movimento conta oltre 9 milioni di membri attivi in tutto il mondo (di cui 252mila in Italia).
I loro precetti includono l’evangelizzazione e il proselitismo (si contraddistinguono per la predicazione porta a porta e agli angoli delle strade), una posizione di neutralità politica e militare che proibisce voto, candidatura, servizio civile e militare, il divieto di celebrare qualsiasi tipo di feste – religiose o civili che siano – eccetto la Commemorazione della morte di Gesù (il Memoriale), il divieto rispetto ai vizi come tabacco, droghe, gioco d’azzardo e rapporti sessuali fuori dal matrimonio, e appunto la controversa questione delle trasfusioni di sangue totalmente vietate sia in qualità di donanti che di riceventi.
Ogni settimana i Testimoni di Geova si incontrano nelle Sale del Regno e chi viola i precetti e non si pente può essere espulso. Si chiama dissociazione e consiste nella rottura dei legami sociali e comunicativi con gli altri membri della comunità, familiari inclusi.
Da dove nasce il divieto delle trasfusioni?
Le origini del divieto sulle trasfusioni per Testimoni di Geova nasce da ragioni prettamente religiose e si basa sull’interpretazione letterale di alcuni passi della Bibbia. Secondo il movimento il sangue rappresenterebbe la vita stessa e viene considerato un elemento sacro agli occhi di Dio che dà la vita. Vi sono due passi dell’Antico Testamento a sostegno di questa teoria, il primo è il comando a Noè, Dio gli permette di mangiare gli animali con una precisazione: “Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue”. Il secondo riprende la Legge di Mosè che ribadisce: “l’anima di ogni sorta di carne è il suo sangue“, chiunque lo consumi deve essere eliminato dalla comunità. Infine, nel Nuovo Testamento, gli apostoli scrissero ai fedeli di “astenersi dal sangue”. Poiché la Bibbia parla esplicitamente del divieto di mangiare o nutrirsi di sangue, i Testimoni di Geova per analogia sostengono che con la trasfusione si alimenta il corpo con sangue, perché lo si assume nel corpo che trae sostentamento dall’introduzione di tale sostanza. Il divieto fu formalizzato negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando le trasfusioni erano diventate – per ovvie ragioni – una pratica di massa fortemente diffusa negli ospedali.
Le tecniche alternative alle emotrasfusioni
Esistono però tecniche alternative alle trasfusioni, che oltre a rispettare i dettami religiosi dei Testimoni di Geova, riducono le complicanze post-operatorie, i tempi di degenza e i costi sanitari per qualsiasi tipo di paziente, perché puntano a portare il paziente in sala operatoria con i livelli massimi possibili di emoglobina e globuli rossi, in modo da tollerare meglio l’eventuale perdita di sangue. In fase pre-operatoria si prepara il paziente attraverso la stimolazione del midollo osseo, terapie marziali (a base di ferro) e vitaminiche e sospensione temporanea delle terapie a rischio. Durante l’intervento si utilizzano strategie mirate a minimizzare le perdite ematiche, grazie a un macchinario a circuito chiuso è possibile recuperare il sangue perso dal paziente, lavarlo, filtrarlo e lo reintegrarlo immediatamente, inoltre è possibile prelevare una parte del sangue che viene sostituita da liquidi non ematici – in questo modo il sangue perso durante l’intervento sarà più diluito e una volta terminato potrà essere reinfuso. La strumentazione chirurgica avanzata permette di tagliare e sigillare contemporaneamente, azzerando i rischi di sanguinamento. Anche dopo l’operazione il patrimonio ematico del paziente viene protetto con una serie di strategie mirate in continua evoluzione.
Cosa cambia con l’aggiornamento dottrinale sulle trasfusioni di sangue?
Con l’aggiornamento dottrinale comunicato dal Corpo Direttivo il 22 settembre 2026, ci troviamo davanti a un cambio radicale della posizione dei Testimoni di Geova rispetto alle trasfusioni di sangue. Dopo 80 anni di divieto permane il rifiuto assoluto di ricevere trasfusioni di sacche di sangue intero prelevato da un donante. Diventa ora scelta di coscienza decidere di ricevere trasfusioni delle quattro componenti principali del sangue: globuli rossi, globuli bianchi, plasma o piastrine, donare il sangue e la possibilità di procedere con l’autotrasfusione, farsi prelevare il proprio sangue e conservarlo per farselo reinfondere durante i trattamenti medici o chirurgici.
La scelta terapeutica spetta al singolo e potrà essere libera e anonima, senza rischio di emarginazione né dissociazione da parte della comunità. Per i medici si tratta di un cambio importante, perché non si troveranno davanti a situazioni dominate da precetti religiosi invalicabili ma in caso di rischio emergenze gravi potranno concordare l’uso di emocomponenti salvavita.
L’importanza delle trasfusioni salvavita e la complessità del biodiritto
Le trasfusioni di sangue rappresentano uno dei trattamenti salvavita più efficaci della medicina moderna. In caso di emorragie massive una trasfusione tempestiva aumenta ampiamente le possibilità di sopravvivenza, rappresenta infatti l’alternativa più efficace in casi clinici come emorragie post-parto, incidenti stradali, ferite da arma da fuoco o da taglio, chirurgie oncologiche complesse, trapianti d’organo, anemie severe e leucemie.
La conseguenza di tali premesse è che il rifiuto delle trasfusioni ha generato grandi perdite in termini di vite umane all’interno del movimento dei Testimoni di Geova, che è impossibile quantificare con esattezza per riservatezza dei dati sensibili da parte degli ospedali, ma che secondo le stime raggiunge cifre importanti. I casi di cronaca raccontano di una donne morta dopo il parto a causa di complicazioni legate al cesareo e al rifiuto della trasfusione, o di un giovane con leucemia acuta e un altro vittima di un grave incidente stradale che affermarono la loro opposizione al sangue per motivi religiosi decretando così la propria stessa morte.
La gestione medica – legale ed etica – dei minori è uno dei temi più complessi del biodiritto. Se il paziente adulto può rifiutare le cure per diritto costituzionale, per i minori vige il principio della preminenza del diritto alla vita e alla salute, che in alcuni casi può arrivare a limitare la potestà genitoriale se mette in pericolo la sopravvivenza del bambino. Nei casi di emergenza estrema in codice rosso i medici possono applicare lo stato di necessità per cui salvare la vita del minore supera qualsiasi altra considerazione religiosa o familiare e il medico procedeva d’ufficio alla trasfusione, poiché non farlo avrebbe configurato il reato di omicidio colposo per omissione. Ora lo scenario cambia completamente.
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