L’agroalimentare italiano vale 73 miliardi di euro di export, eppure sul web molti produttori faticano a farsi trovare dai clienti stranieri. Il problema riguarda anche la lingua: nel 95% dei casi, gli e-commerce delle aziende analizzate da ExportReady hanno soltanto l’italiano come lingua posizionata online.
La startup Tuduu ha sviluppato proprio ExportReady per aiutare le imprese del settore a rendere i propri cataloghi rintracciabili all’estero, con contenuti in 20 lingue e strumenti per gestire i contatti commerciali.
I limiti linguistici rischiano di frenare l’export dell’agroalimentare italiano
Secondo i dati ISMEA, nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha registrato una crescita del 5%, raggiungendo i 73 miliardi di euro. La domanda estera per i nostri prodotti sostiene dunque un comparto che, nelle vendite online, mostra ancora parecchio spazio da sfruttare: appena il 20% delle vendite B2C dell’enogastronomia online riguarda i mercati stranieri.
Anche nei rapporti commerciali tra aziende, il B2B, la ricerca di nuovi compratori si affida soprattutto a strumenti tradizionali, come le fiere di settore. A frenare lo sviluppo dei canali digitali contribuiscono la carenza di infrastrutture adeguate e la difficoltà di intercettare le ricerche dei potenziali clienti oltreconfine.
L’analisi di ExportReady aggiunge un dato piuttosto eloquente: circa il 12% dei produttori agroalimentari esporta senza avere alcuna vetrina digitale. Per le imprese che possiedono un e-commerce, invece, la presenza sul web resta spesso legata alle ricerche in italiano.
Il classico pulsante per tradurre il sito risolve solo una parte della questione. Aiuta il visitatore che ha già raggiunto una pagina a comprenderne il contenuto; la possibilità di trovare quella pagina attraverso una ricerca in lingua straniera richiede un lavoro diverso, sul posizionamento dei contenuti.
La distinzione pesa sulle abitudini d’acquisto. Un’indagine dell’Unione Europea indica che l’81% degli utenti preferisce navigare e cercare online nella propria lingua madre, anche quando cerca prodotti stranieri. Per un produttore italiano, quindi, la lingua del catalogo conta già prima della visita al sito, quando il potenziale cliente interroga un motore di ricerca o chiede un suggerimento a un agente AI.
Come funziona ExportReady, dai cataloghi ai preventivi
ExportReady si integra con l’infrastruttura digitale già utilizzata dall’azienda e consente di posizionare il catalogo in 20 lingue. Ogni nuova pagina dispone di URL nativi e di un’ottimizzazione SEO e GEO specifica per il mercato di riferimento, dedicata alla visibilità sui motori di ricerca e attraverso l’AI.
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Intorno ai prodotti, la piattaforma aggiunge contenuti come l’analisi nutrizionale, informazioni legate alle diverse esigenze alimentari e abbinamenti con le ricette, una tipologia di contenuto sempre più cercata online. Il catalogo può così intercettare anche ricerche che riguardano l’alimentazione e l’uso degli ingredienti in cucina.
Per il B2B, uno spazio dedicato permette al compratore di inviare una richiesta direttamente dalla piattaforma. L’azienda può quindi emettere un preventivo già tradotto nella lingua del cliente, gestendo il processo in un unico ambiente operativo. La stessa infrastruttura supporta l’integrazione dei canali di vendita diretta ai consumatori.
Marco Buscemi, CCO di ExportReady e COO di Tuduu, spiega:
“Oggi le aziende devono guardare con attenzione allo sviluppo dei canali digitali, sempre più rilevanti per la conquista di nuove quote di mercato. Un catalogo online esposto in italiano ed inglese non è più sufficiente: bisogna costruire intorno ai prodotti infrastruttura digitale, contenuti e percorsi di ricerca più completi, anche in vista dell’evoluzione verso l’agentic commerce. ExportReady nasce per rendere questo approccio facilmente accessibile anche alle PMI, con una soluzione pronta all’uso che si affianca alla struttura esistente e può andare online in 2-4 settimane. Oltre a semplificare i processi di vendita B2B in lingua straniera, consente di raggiungere in modo diretto mercati oggi non presidiati per la vendita diretta B2C”.
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