Export di formaggi italiani oltre 3 miliardi nel primo semestre 2026. Volumi a +3,4%, trainano Mozzarella, Provolone, Grana e Parmigiano. Il quadro di Assolatte.
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Per la prima volta le esportazioni di formaggi italiani superano i 3 miliardi di euro già a metà anno. Nel primo semestre del 2026 il comparto lattiero-caseario italiano ha messo a segno un nuovo record, confermando il ruolo dei prodotti caseari tra i principali ambasciatori del made in Italy agroalimentare nel mondo.
Export caseario in crescita: volumi e fatturato
Tra gennaio e giugno 2026 le esportazioni di formaggi e prodotti caseari italiani hanno sfiorato le 350.000 tonnellate, con un aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. In termini di volumi significa oltre 11.400 tonnellate in più immesse sui mercati internazionali.
Sul fronte del fatturato, le vendite all’estero hanno superato per la prima volta i 3 miliardi di euro già a metà anno. Si tratta di un traguardo che, dal punto di vista economico, certifica il peso crescente dell’export per l’intera filiera lattiero-casearia, che comprende allevatori, industrie di trasformazione e rete distributiva.
Il presidente di Assolatte – l’associazione che rappresenta le imprese del settore lattiero-caseario – Paolo Zanetti, sottolinea così il risultato: “Superare per la prima volta i 3 miliardi di euro di fatturato export già a metà anno e avvicinarsi alle 350.000 tonnellate esportate rappresenta un risultato di grande rilievo per il settore lattiero-caseario italiano”. Un esito che, aggiunge, “conferma la forza delle nostre imprese e l’apprezzamento internazionale per i formaggi italiani, ottenuto nonostante un contesto segnato da incertezza geopolitica, tensioni commerciali e costi logistici ancora elevati”.
In altre parole, il settore riesce a crescere all’estero pur operando in uno scenario globale complesso, con tensioni economiche e geopolitiche che impattano sui costi di trasporto, sulle catene di approvvigionamento e sulla domanda di molti mercati.
I formaggi che trainano la domanda estera
Guardando alle singole categorie di prodotto, l’andamento è diffuso ma con punte di particolare dinamismo in alcune tipologie di formaggi. Secondo i dati diffusi, risulta positivo il contributo di:
- Mozzarella, con volumi in aumento del 3%;
- altri formaggi freschi, in crescita del 7,3%;
- formaggi grattugiati, in rialzo del 2,4%;
- Grana Padano e Parmigiano Reggiano, due tra i principali formaggi DOP italiani a lunga stagionatura, in aumento del 3,5%;
- Provolone, che segna la performance più brillante con un +5,6%.
Questi dati confermano la forza commerciale dei grandi formaggi DOP italiani – come Grana Padano e Parmigiano Reggiano – ma anche il ruolo crescente dei prodotti freschi, come la mozzarella, che restano tra i più riconoscibili e apprezzati all’estero.
Dove crescono le esportazioni: Ue in prima linea
La spinta principale è arrivata dai mercati dell’Unione europea, dove i volumi esportati di formaggi italiani sono aumentati del 4,4%. L’Unione europea rappresenta, per prossimità geografica e integrazione normativa, il primo sbocco naturale per molte aziende agroalimentari italiane.
All’interno dell’area Ue, Assolatte segnala performance particolarmente dinamiche in diversi Paesi, con crescite a doppia cifra in:
- Belgio;
- Austria;
- Paesi Bassi;
- Polonia.
Risultati significativi arrivano anche da mercati più maturi per i formaggi italiani, come:
- Francia, con volumi in crescita del 2,8%;
- Germania, a +4,1%;
- Spagna, in aumento del 4,6%;
- Grecia (dato positivo, senza specifica percentuale dettaglia nella nota).
Questi numeri indicano che sia i mercati dell’Europa centrale e settentrionale, sia quelli dell’Europa mediterranea continuano ad assorbire crescenti quantità di formaggi made in Italy, confermando la diversificazione geografica della domanda.
La sfida dei margini e della concorrenza internazionale
Accanto ai risultati record, Assolatte richiama però l’attenzione sulle difficoltà che molte aziende stanno affrontando dal punto di vista reddituale. “Questa crescita non è arrivata senza sacrifici” puntualizza il presidente Zanetti. “Per sostenere la presenza sui mercati internazionali e difendere le quote conquistate, molte aziende hanno lavorato sui propri margini, come dimostra la riduzione del valore medio esportato”.
In termini economico-finanziari, questo significa che, pur aumentando i volumi venduti all’estero, il prezzo medio per tonnellata risulta in calo, segnale di una pressione competitiva che costringe le imprese a ridurre i margini per restare sul mercato.
Un ulteriore elemento di attenzione arriva dai mercati extra-Ue. Assolatte evidenzia che “il fatto che l’Italia sia scesa al secondo posto nell’export di formaggi verso i mercati extra-UE, alle spalle della Germania, è un segnale che non va sottovalutato: la concorrenza internazionale si fa sempre più intensa e richiede politiche che sostengano la competitività delle nostre produzioni”.
La perdita della prima posizione nell’export di formaggi verso i Paesi extra-europei, a vantaggio della Germania, mostra come altri grandi produttori europei stiano rafforzando la propria presenza fuori dall’Unione. Per il settore italiano questo si traduce nella necessità di strategie di sostegno alla competitività, che possono includere – come suggerito da Assolatte – interventi di policy a supporto delle imprese, oltre allo sforzo industriale e commerciale messo in campo dai singoli operatori.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un export caseario in espansione nei volumi e nei valori complessivi, ma con margini sotto pressione e una competizione globale sempre più serrata, che rende decisivo il mantenimento del posizionamento di qualità e l’efficienza lungo tutta la filiera.
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