Ha un valore immenso. Non ci sono diamanti, metalli preziosi che tengano. Li batte tutti. Perché, senza di lui il resto conta nulla. Sissignori, è proprio lui: il tempo. E quello dedicato agli altri è considerato un «dono» dal 47 per cento degli italiani, secondo una ricerca del Walden Lab per conto del Comitato Testamento Solidale. Regalare tempo diventa così la forma più alta di generosità, praticata da moltissime persone nel silenzio della laboriosità dei gruppi di volontariato. Ma c’è anche un’altra forma di generosità, che può essere considerata complementare: il lascito solidale, cioè la volontà di destinare tramite testamento una parte del proprio patrimonio a favore di organizzazioni non profit, associazioni umanitarie o istituti di ricerca scientifica. A tutto questo, poi, vanno aggiunte le donazioni: sette italiani su dieci hanno dichiarato di averne fatta almeno una nella loro esistenza.
IL LASCITO DEL CANTAUTORE
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Il lascito solidale
Lo Studio di Walden Lab evidenzia che quasi 8 italiani su 10 (il 78%) conoscono la possibilità del lascito solidale. Sono più o meno 35 milioni e mezzo di persone, quasi 12 milioni in più rispetto ai 23,6 milioni rilevati soltanto nel 2012. Certo, sono risorse economiche, ma consentono di realizzare progetti dedicati agli altri. Un valore percepito soprattutto con l’avanzare dell’età: il 23% degli Over 50 ha dichiarato di poter prendere in considerazione la possibilità di una donazione di questo tipo, il 2,5% lo ha già fatto, il 5% è già intenzionato a farlo e 16% è molto propenso alla donazione. Questo significa che 705 mila Over 50 hanno già lasciato disposizioni testamentarie a riguardo e altri 5,9 milioni sono orientati in questa direzione. C’è poi un 29% di indecisi, dato che fa capire quali siano i margini di crescita di questa pratica. Anche perché, c’è un 52 per cento di italiani che si considera poco o nulla informato sulle procedure per attuare la donazione, contro un 12% di persone che afferma di conoscere bene la questione.
Il freno maggiore è la scarsa informazione. Il 40 per cento pensa sia una procedura rivolta soprattutto a chi non ha figli o altri eredi diretti e il 32% immagina il lascito solidale come una pratica da milionari. Ma c’è anche un 28% di italiani (nel 2015 era il 13%) che ritiene il lascito solidale un segnale di evoluzione culturale. E come tale, rivolto a tutti.
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Gentilezza e condivisione
Un italiano su due (il 51%) ritiene spontaneo l’abbinamento tra generosità e solidarietà, il 40% lo associa anche alla gentilezza, il 39% alla condivisione e il 65% individua la famiglia come «luogo dove questo valore trova la sua massima espressione». Una sorta di punto centrale di una serie di cerchi concentrici che raggiungono in tempi successivi la cerchia di amici (49%), la comunità di appartenenza (21%), la società italiana (19%), la città o il paese di residenza (19%) l’ambiente di lavoro (13%).
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«La ricerca ci restituisce l’immagine di un Paese nel quale la generosità continua a essere un valore profondamente radicato e prende forma, prima di tutto, nelle relazioni: nel tempo dedicato agli altri, nell’ascolto, nella vicinanza e nella disponibilità a prendersi cura della propria comunità. Ogni gesto di attenzione verso gli altri può generare un effetto domino: un piccolo atto di generosità è capace di ispirarne altri e di produrre cambiamenti concreti nella vita delle persone», dice Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale.
Per il 47% delle persone, la generosità viene identificata con l’offerta di tempo, per il 44% con l’offerta di supporto emotivo e per il 43% con il volontariato per un’associazione non profit. Ci sono poi la donazione di sangue (42%), l’offerta di denaro (41%), l’offerta gratuita di competenze (37%), la donazione di denaro a un’associazione non profit (33%), la donazione di organi (31%) e il lascito solidale (22%).
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Le donazioni
Sette italiani su dieci dichiarano di aver fatto almeno una donazione nella propria vita. E il 2026 ha fatto registrare un piccolo record: la donazione media di quest’anno è di 126 euro, il valore più alto registrato dalla ricerca. Il 43% degli italiani si è orientato verso enti dedicati alla ricerca medico-scientifica, il 29% associazioni impegnate nelle emergenze umanitarie, il 21% ha scelto la protezione degli animali e il 20% l’assistenza ai malati. La scelta delle organizzazioni, poi, è stata fatta seguendo prima di tutto il criterio della fiducia (52%), seguito dalla condivisione dei progetti (41%), dall’affinità delle cause (39%) e dalle garanzie sulla gestione delle risorse (30%). Un meccanismo che ha portato tra il 2020 e il 2024 un incremento dal 61% al 77% della quota di enti che hanno ricevuto donazioni, con un peso economico dei lasciti sul totale della raccolta fondi passato dall’8% al 14%.
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