Più vicino alla casa, più integrato con il territorio. È pronto a Parma il nuovo Ospedale di comunità (Osco) di via XXIV Maggio che da lunedì 14 settembre accoglierà i primi pazienti. La struttura garantirà assistenza continuativa 24 ore su 24, mettendo in rete ospedale, medicina generale, servizi territoriali e assistenza domiciliare nella gestione delle persone.
L’Osco, che sorge proprio a fianco della Casa di Comunità Lubiana-San Lazzaro, nasce per rispondere a una necessità sempre più presente: accompagnare le persone, in particolare anziani, fragili e con più patologie croniche, nella fase intermedia tra il ricovero specialistico e il ritorno al domicilio o per prendere in carico situazioni domiciliari complesse evitando quando possibile l’ospedalizzazione.
Il nuovo Ospedale di Comunità si sviluppa su un unico piano ed è composto da 11 stanze di degenza per un totale di 20 posti letto. L’investimento complessivo ammonta a 3,8 milioni di euro di questi 2.260.250 euro arrivano dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). L’inaugurazione è prevista entro la fine dell’anno, terminati i lavori di sistemazione delle aree esterne alla struttura.
Un modello Parma che si consolida
“L’apertura dell’Ospedale di Comunità di via XXIV Maggio è un esempio molto concreto di un sistema sanitario coordinato ed efficiente che pone al centro non solo la completezza del percorso di cura, ma anche la relazione sempre più necessaria tra ospedale e territorio – dichiara il sindaco di Parma, Michele Guerra -. Come per le Case della Comunità, anche qui funziona un modello Parma che si è negli anni consolidato e che vede una sinergia tra ospedale, ordini professionali e istituzioni che è la base di progetti innovativi e complessi come questo. Sta mutando il panorama dei bisogni sanitari e delle modalità di assistenza e la nostra città ne sa interpretare la varietà, garantendo competenze e qualità”.
“Gli Ospedali di Comunità rappresentano uno dei tasselli fondamentali della nuova medicina territoriale che stiamo costruendo in Emilia-Romagna – dice Massimo Fabi, assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna -. Non sono strutture che si aggiungono semplicemente alla rete sanitaria esistente, ma luoghi pensati per cambiare il modo in cui prendiamo in carico le persone, soprattutto quelle più fragili e con bisogni assistenziali che non richiedono un ricovero ospedaliero tradizionale. La loro funzione – continua Fabi – è proprio quella di creare un collegamento più forte e continuo tra l’ospedale, i servizi territoriali, i medici di medicina generale e l’assistenza domiciliare. Con l’obiettivo di evitare, quando non necessario, il ricorso all’ospedale e garantire al tempo stesso alla persona un livello di cura adeguato, vicino al proprio domicilio. Questa struttura, dunque, assume un ruolo strategico nella rete sociosanitaria di Parma, confermando il nostro impegno per una sanità pubblica più vicina alle persone, capace di intervenire prima che il bisogno diventi emergenza e di garantire continuità nell’assistenza”.
Per Anselmo Campagna, direttore delle Aziende sanitarie di Parma, “l’obiettivo è costruire una sanità sempre più capace di seguire le persone anche fuori dall’ospedale. L’apertura dell’Osco va proprio in questa direzione: rafforzare la continuità delle cure, sostenere le famiglie, favorire il rientro a casa e utilizzare nel modo più appropriato i diversi livelli di assistenza. Con un grande valore aggiunto: la collaborazione tra professionisti dell’Ospedale, medici di medicina generale e servizi del territorio, costruita e consolidata nel tempo”.
Il modello sviluppato a Parma valorizza le esperienze di integrazione maturate negli ultimi anni e il lavoro dei professionisti che hanno contribuito a costruire un clima di collaborazione tra ospedale e territorio. In questo percorso la medicina generale assume un ruolo centrale, grazie alla conoscenza continuativa dei pazienti, alla presa in carico dei bisogni complessi e al raccordo con famiglie, assistenza domiciliare e servizi territoriali.
Il modello prevede il coinvolgimento del dipartimento ad Attività integrata interaziendale della Continuità e della multicomplessità, diretto dalla professoressa Tiziana Meschi, in particolare del personale medico dell’ UOC Medicina Interna di Continuità, dei medici di Medicina generale del Distretto e delle diverse professionalità sanitarie e sociosanitarie. “L’Osco di Parma rappresenta una novità assoluta – conclude Campagna – due mondi che spesso abbiamo visto separati, come Ospedale e territorio, oggi a Parma lavorano insieme nella gestione del paziente dentro un’unica struttura”.
Assistenza 24 ore su 24
A garantire l’assistenza è un’équipe multiprofessionale, con presenza infermieristica continuativa 24 ore su 24 e sorveglianza clinica quotidiana. Saranno assicurate terapie di supporto, educazione terapeutica, monitoraggio delle condizioni di salute e soprattutto la preparazione della dimissione e il raccordo con il medico di medicina generale, l’assistenza domiciliare e gli altri servizi territoriali, per dare continuità al percorso di cura. Una struttura aperta anche ai familiari e ai volontari per contribuire a rendere il periodo di ricovero il più possibile vicino alla quotidianità.
“L’Osco di Parma rappresenta un ponte tra l’ospedale e la casa, un luogo nel quale la persona può completare il proprio percorso di cura in condizioni di sicurezza, senza rimanere in ospedale quando non ne ha più bisogno o in cui un cittadino proveniente dal domicilio può trovare la necessaria stabilizzazione per riprendere in condizioni di adeguatezza il proprio percorso domiciliare. È una risposta concreta alla crescente complessità dei bisogni sanitari e sociali”, aggiunge la direttrice del Distretto di Parma, Maria Teresa Guarnieri.
L’accesso è programmato e può essere proposto dal medico di medicina generale, dai medici ospedalieri nella fase di dimissione o dai servizi territoriali e sociali, sulla base di una valutazione complessiva dei bisogni della persona. Il coinvolgimento del MMG è particolarmente rilevante sia nell’intercettare dal domicilio i pazienti che possono beneficiare dell’Osco, sia nel garantire continuità alla presa in carico dopo il rientro sul territorio.
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