Il 7 e l’8 settembre scorsi si è tenuto al Ministero dell’Agricoltura un confronto sull’attuale crisi dell’olio d’oliva. Per risollevare l’attuale situazione di stallo dei consumi di extravergine italiano – 108mila e 300 tonnellate in giacenza della molitura 2025 – e per tentare di mettere insieme strumenti per far ripartire i prezzi, scesi pericolosamente già nella scorsa primavera e proprio l’8 di settembre attestati a Bari ad appena 4,90 euro al chilogrammo sui massimi per un prodotto di alta qualità con meno dello 0,4% di acidità. Tecnici del Masaf, assessori regionali delle principali regioni olivicolo olearie e le organizzazioni agricole hanno provato mettere insieme una serie di possibili interventi.
Al momento, l’unico strumento operativo sono i controlli rafforzati e sta partendo la campagna di comunicazione: “Il Ministero ha già avviato un piano straordinario di controlli per fare in modo che tutti gli attori della filiera giochino secondo le regole e ha avviato campagne di promozione per sensibilizzare al consumo di olio di origine italiana” ha affermato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ieri l’altro. Il ministro ha colto l’occasione per ricordare anche come “Al Senato è in approvazione il ColtivaItalia, un provvedimento che prevede 300 milioni di euro da dedicare all’attuazione del Piano Olivicolo Nazionale e la nomina del commissario straordinario per arginare la Xylella” uno strumento necessario per affrontare la questione in “termini strategici”.
“Nel corso della riunione al Masaf sono state approfondite diverse possibili linee di intervento: dagli strumenti finanziari attivabili attraverso Ismea, anche in relazione al valore del prodotto stoccato, alla valutazione di possibili interventi attraverso Agea (aste per gli indigenti), fino all’apertura di un confronto con la grande distribuzione organizzata e il canale Horeca, per sostenere la commercializzazione e il consumo dell’olio italiano” recita la nota del Masaf.
Insomma, controlli più stringenti e promozione del prodotto sì, ma per altri interventi pure necessari ed incisivi non ci sono ancora novità operative.
“Particolare attenzione – conclude la nota – è stata riservata alla necessità di individuare strumenti capaci di sostenere la liquidità delle imprese e, nello stesso tempo, favorire l’immissione del prodotto sul mercato, tutelando produttori e trasformatori e accompagnando regolarmente l’avvio della nuova campagna”. In pratica la quadratura del cerchio, mentre in Sicilia si raccolgono già le prime olive e in Italia sono ancora stoccati solo di olio Evo italiano – al 31 luglio 2026 – ben 108.299 tonnellate.
Insomma, il tempo stringe e urge attuare misure in grado di mettere in sicurezza il comparto olivicolo oleario nazionale. Sui tempi l’assessore all’Agricoltura di Regione Puglia, Francesco Paolicelli, chiarisce: “Dal confronto è emersa una concreta disponibilità del ministro Lollobrigida e del Ministero ad approfondire in tempi rapidi le soluzioni prospettate, secondo un metodo fondato sul lavoro congiunto tra Governo e regioni e sull’ascolto delle esigenze della filiera. Il confronto proseguirà ora sul piano tecnico, con l’obiettivo di verificare fattibilità, modalità e tempi di attivazione delle diverse soluzioni individuate. Un ulteriore momento di confronto è previsto il 22 settembre a Bari, in occasione della seduta della Commissione Politiche Agricole nell’ambito della Fiera del Levante. Sarà l’occasione per approfondire le soluzioni emerse e proseguire il coordinamento tra Governo e regioni in vista della nuova campagna olivicola“.
La politica sceglie dunque Bari, la Puglia, prima regione olivicolo olearia italiana e territorio dove imperversa la Xylella fastidiosa, il batterio killer degli olivi, emergenza fitosanitaria che negli ultimi giorni ha sconfinato in Calabria e Basilicata.
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E dalla Puglia arrivano richieste precise per uscire dall’impasse: “la nuova campagna olearia si aprirà in Puglia in un quadro particolarmente delicato, tra gli effetti del caldo e della siccità sugli oliveti e una situazione commerciale appesantita dalle grosse giacenze di olio della precedente annata, quando nei magazzini risultano infatti 60.897 tonnellate di olio in giacenza, un volume che pesa sulla nuova campagna e sulla capacità della filiera di assorbire la nuova produzione” è l’analisi di Coldiretti Puglia, che in vista della prosecuzione della discussione, aperta al Tavolo Masaf sulla crisi dell’olio nelle regioni del Sud, torna ad elencare le richieste per intervenire sulle giacenze, rafforzare i controlli e la tracciabilità, sostenere la programmazione attraverso i contratti di filiera e difendere il reddito degli olivicoltori.
Tra le priorità che Coldiretti Puglia rilancia c’è l’attivazione urgente di un bando per l’acquisto di olio extravergine d’oliva 100% italiano destinato agli indigenti (tramite Agea), una misura che “può contribuire ad alleggerire le giacenze e sostenere la liquidità delle imprese, ma che deve essere accompagnata da controlli rigorosi sull’origine e sulla qualità del prodotto”. Per Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, serve “intervenire sulle giacenze, sostenere il reddito delle imprese e garantire che l’olio 100% italiano sia realmente riconoscibile e valorizzato sul mercato. Servono inoltre contratti di filiera capaci di dare programmazione, stabilità e maggiore forza contrattuale alle imprese agricole”.
Coldiretti Puglia chiede inoltre di rafforzare il sistema dei controlli sull’origine e sulla qualità dell’olio, anche per contrastare i trafficanti di olio e le frodi, utilizzando tecnologie innovative come risonanza magnetica, mappatura genetica e analisi isotopiche, integrando le banche dati e potenziando la rete dei laboratori. Fondamentale anche la tracciabilità della filiera, con l’introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive, per garantire una ricostruzione completa dei movimenti del prodotto dal campo al frantoio e fino alla commercializzazione.
Vanno inoltre contrastate le pratiche commerciali sleali e le vendite sotto costo, rafforzando la tutela dell’origine italiana e la trasparenza sulle importazioni. Sul fronte della programmazione, Coldiretti Puglia indica nei contratti di filiera uno strumento strategico per costruire rapporti più equilibrati tra produzione, trasformazione e commercializzazione, favorire la programmazione degli approvvigionamenti e assicurare maggiore stabilità agli olivicoltori.
Quali e quante di queste soluzioni saranno adottate, al momento, non è dato sapere: il 22 settembre a Bari dovrebbe emergere un quadro più chiaro.
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