Giuseppe Sempio vive questi ultimi giorni d’agosto con il peso di un padre che da mesi è in balia di uno dei casi giudiziari più discussi d’Italia. Il padre di Andrea Sempio difende senza esitazioni il figlio in vista della decisione della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi attesa per fine settembre e respinge frontalmente l’impianto accusatorio.

«Mio figlio non c’entra niente, non ha ucciso Chiara Poggi, questa è una vigliaccata», afferma. Una frase netta, rabbiosa, senza sfumature. Ma soprattutto parole che riportano al centro uno degli elementi più controversi dell’intera vicenda: l’alibi familiare di Andrea Sempio.

«Quel giorno era a casa con me»

Giuseppe Sempio insiste proprio su questo punto. «Mio figlio quel giorno lì stava a casa con me. Stava a casa sua con me», afferma, tornando sulla ricostruzione che la famiglia sostiene da anni.

Secondo il padre, quella mattina Andrea sarebbe rimasto a casa prima di andare a Vigevano insieme ai genitori. «Poi ha fatto il tragitto a Vigevano, poi siamo tornati noi e abbiamo fatto la strada di cui ci sono le foto e tutto il resto», aggiunge.

Le sue parole riportano inevitabilmente alla questione dello scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato dalla madre di Andrea e diventato negli anni uno degli elementi più discussi nella ricostruzione dei movimenti di Sempio nella mattina del 13 agosto 2007.

«Siamo forti dell’innocenza»

Nelle parole di Giuseppe Sempio emerge soprattutto la pressione accumulata dalla famiglia con la riapertura dell’inchiesta. «Siamo forti dell’innocenza di mio figlio. È quello che ci sostiene», dice.

Il ritorno del caso Garlasco ha infatti trascinato nuovamente la famiglia Sempio dentro un vortice di sospetti, intercettazioni, consulenze genetiche e ricostruzioni che sembravano ormai appartenere al passato.

Oggi Andrea Sempio è l’unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, che nelle scorse settimane gli ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini. Su di lui si concentra quindi un nuovo capitolo giudiziario di una vicenda iniziata quasi diciannove anni fa.

La difesa prepara la controffensiva

I legali di Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, lavorano alle consulenze difensive da depositare entro i termini previsti dopo la chiusura delle indagini.

La difesa punta a smontare l’impianto accusatorio costruito dalla Procura, che negli ultimi mesi ha concentrato l’attenzione soprattutto sul materiale genetico attribuito a Sempio e sulla nuova interpretazione di elementi raccolti già durante le prime indagini.

Gli avvocati intendono contestare sia l’affidabilità e il significato degli accertamenti genetici sia la lettura complessiva che gli inquirenti danno degli elementi raccolti.

Il peso dell’alibi familiare

Proprio l’alibi familiare rappresenta uno dei punti più delicati della vicenda. Nel corso degli anni investigatori, consulenti e magistrati lo hanno analizzato, discusso e rivalutato più volte.

Per questo le parole di Giuseppe Sempio assumono un significato particolare. Il padre non si limita a dichiarare la propria fiducia nell’innocenza del figlio: afferma di essere stato con Andrea quella mattina.

Una presa di posizione che riporta inevitabilmente l’attenzione sui movimenti della famiglia nelle ore del delitto e sugli elementi utilizzati negli anni per ricostruire gli spostamenti di Andrea Sempio.

Il secondo fronte: l’inchiesta di Brescia

Il nome di Giuseppe Sempio compare però anche in un secondo fascicolo. La Procura di Brescia indaga il padre di Andrea insieme all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, Giuseppe Sempio avrebbe corrotto Venditti per favorire l’archiviazione del figlio nel 2017. Tra gli elementi finiti al centro dell’indagine figura l’appunto trovato nella casa dei Sempio con la scritta «Venditti gip archivia per 20-30».

Gli investigatori stanno cercando di stabilire il significato di quella frase e se possa riferirsi a somme di denaro collegate all’archiviazione. Giuseppe Sempio e Mario Venditti hanno sempre respinto l’ipotesi di qualsiasi accordo corruttivo.

«Non c’è stata alcuna corruzione»

La posizione della famiglia non è cambiata: nessun pagamento illecito, nessun accordo occulto e nessuna corruzione. Secondo la ricostruzione dei Sempio, l’appunto riguarderebbe invece una previsione delle spese legali legate alla vicenda giudiziaria.

Anche l’inchiesta bresciana procede verso una fase decisiva. Gli investigatori dovranno completare gli ultimi accertamenti e la Procura dovrà quindi decidere quale strada seguire.

Due fronti distinti che coinvolgono la stessa famiglia: da una parte l’indagine pavese sull’omicidio di Chiara Poggi, dall’altra gli accertamenti bresciani sulla presunta corruzione collegata alla precedente archiviazione di Andrea Sempio.

Garlasco resta una ferita aperta

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua così a coinvolgere famiglie, avvocati, consulenti e procure. Le parole di Giuseppe Sempio restituiscono la durezza dello scontro che accompagna questa nuova fase dell’inchiesta.

Da una parte la Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Andrea Sempio e dovrà decidere i prossimi passi. Dall’altra la difesa prepara le proprie controdeduzioni e una famiglia respinge con forza le accuse rivolte al figlio.

Nel mezzo resta soprattutto un delitto che, dopo quasi vent’anni, continua a produrre nuove domande e nuovi fronti giudiziari. E lo sfogo di Giuseppe Sempio aggiunge adesso un elemento personale molto forte: un padre che non si limita a proclamare l’innocenza del figlio, ma rivendica di essere stato con lui proprio nella mattina in cui Chiara Poggi venne uccisa.


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Redazione Cronaca

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