Gli occhi degli appassionati Jaguar sono attualmente puntati sul nuovo Type 01. La discussa auto elettrica dovrebbe debuttare in forma definitiva all’inizio di ottobre 2026. A quasi esattamente 40 anni di distanza da quando un altro modello del marchio fece molto parlare di sé.
Quando nell’ottobre del 1986 viene presentata ufficialmente la Jaguar XJ della generazione XJ40, raccoglie un’eredità pesante. Deve infatti sostituire la leggendaria Series III, le cui origini risalgono al 1968. Si tratta della seconda generazione della berlina di lusso di Coventry a vedere la luce. Fino alla fine della produzione della serie più anziana, nel 1992, i due modelli vengono addirittura assemblati in parallelo per un certo periodo.
Dal punto di vista tecnico, la XJ40 rappresenta un enorme passo avanti. Adotta una sospensione posteriore indipendente modernizzata e attira l’attenzione con la strumentazione digitale nell’abitacolo e con i sistemi elettronici di monitoraggio nel cockpit.
L’ultima Jaguar sviluppata in autonomia
Dal punto di vista della storia del progetto, questo modello occupa una posizione particolare. È l’ultima Jaguar sviluppata completamente in autonomia prima che il colosso statunitense Ford prendesse in mano le redini. Inoltre, la berlina porta ancora la firma del fondatore Sir William Lyons. Il leggendario patron segue la prima fase di sviluppo come consulente e osserva con grande favore il prototipo finale poco prima della sua morte, avvenuta nel 1985.
Le radici del progetto affondano molto indietro nel tempo. Già dal 1972 il team di design realizza i primi modellini in scala. La crisi petrolifera del 1973 e i cronici problemi finanziari dell’allora casa madre British Leyland ritardano però il programma per anni. Sul tavolo ci sono sia proposte dello studio di stile interno sia di Pininfarina. Alla fine prevale il design sviluppato in casa.
Foto di: Jaguar
Nel febbraio del 1981 il consiglio di amministrazione di British Leyland approva infine un budget di 80 milioni di sterline. Quando il nuovo amministratore delegato John Egan prende il timone e porta Jaguar in Borsa, rinvia nuovamente la presentazione per eliminare gli ultimi difetti di gioventù e perfezionare la struttura della carrozzeria.
Gli ingegneri riducono di un quarto il numero di componenti della carrozzeria necessari rispetto al modello precedente. Questo consente di risparmiare peso, aumentare la rigidità e semplificare la produzione. Nonostante ciò, nei primi anni di produzione la XJ40 soffre di problemi di qualità e di un’elettronica delicata, fattori che pesano sulla reputazione del marchio. L’ergonomia raffinata dell’abitacolo, invece, convince fin da subito.
Sei cilindri invece di otto
Il cosiddetto “Mäusekino” nel cruscotto mostra decine di funzioni di avviso tramite un display a fluorescenza sotto vuoto chiamato Vehicle Condition Monitor. Dal 1990, tuttavia, Jaguar torna agli strumenti analogici circolari, perché le schede elettroniche della strumentazione digitale dei primi anni si erano rivelate un punto debole. Nello stesso periodo, la nuova proprietà Ford migliora la qualità generale.
Sul piano meccanico, la gamma debutta nel 1986 con i nuovi sei cilindri in linea AJ6 nelle cilindrate 2,9 litri e 3,6 litri. In seguito arrivano gli aumenti di cilindrata a 3,2 e 4,0 litri. In Germania, nel luglio 1990, il prezzo di listino di una XJ40 4.0 da 221 CV è esattamente di 79.686 marchi tedeschi, mentre una Mercedes 420 SE (W126) di potenza simile costa 84.075 marchi, e la BMW 735i da 211 CV è disponibile già a 79.000 marchi.
Foto di: Jaguar
Le marce del cambio automatico si selezionano tramite la celebre griglia J-Gate, che impedisce l’inserimento involontario della retromarcia. Ancora oggi circola un curioso aneddoto sulle dimensioni del vano motore. Gli ingegneri Jaguar progettarono volutamente la parte anteriore in modo così stretta da non permettere fisicamente l’alloggiamento del motore V8 della casa madre British Leyland. In questo modo garantirono la sopravvivenza dei propri motori. Una scelta che però si ritorse contro più tardi, quando si volle integrare un V12. Solo dal 1993 la XJ40 arrivò nelle concessionarie come XJ81 con il poderoso 6,0 litri.
Dal 1990 Jaguar porta il sei cilindri a 4,0 litri di cilindrata. Un anno dopo, la versione d’accesso passa a 3,2 litri e adotta la moderna testata a quattro valvole, venendo così proposta anche in Germania come Jaguar XJ6 3.2 e come Sovereign 3.2. Nel corso degli anni, la gamma si mostra estremamente articolata.
Foto di: Jaguar
Mentre la XJ6 standard si riconosce in seguito per i suoi quattro fari circolari inseriti in elementi rettangolari, le versioni più ricche Sovereign e Daimler adottano i caratteristici fari a fascia larga. La Daimler rappresenta il raffinato top di gamma, tradizionalmente commercializzato sul mercato statunitense come Jaguar Vanden Plas. Perfino la polizia autostradale britannica utilizza la XJ40 come veloce auto di servizio sulla M6, mentre la nobile versione Majestic a passo lungo svolge il ruolo di auto di rappresentanza.
L’Insignia secondo Jaguar
Per i clienti dal gusto più sportivo, dal 1993 Jaguar introduce le versioni 3.2 S e 4.0 S. La sportiva XJR, con spoiler discreti e motore 4 litri leggermente rivisto da TWR, è già a listino nel Regno Unito dal 1989 e arriva sulle strade tedesche dal 1992. Chi cerca un’impostazione ancora più lussuosa può scegliere dal 1993 la XJ40 Insignia. (Avete letto bene: proprio quel nome che nel 2009 sarà poi usato anche dalla grande Opel).
In questo caso, gli artigiani realizzano l’intero interno in pelle pregiata, comprese opzioni bicolore, essenze speciali e verniciature dedicate. Anche i tipici tavolini in legno ripiegabili propri delle Daimler fanno parte della dotazione della Insignia. Nello stesso anno debutta una versione con autista, con passo allungato di 125 millimetri e tetto leggermente rialzato. Poco dopo, nel 1994, le serie speciali più accessibili 3.2 Gold e 4.0 Gold, con finiture cromate ridotte, segnano l’inizio dell’addio per questa generazione.
Nonostante un avvio complicato, la XJ40 si rivela un enorme successo commerciale e garantisce a Jaguar, nei suoi anni migliori, volumi di vendita record, prima che la fortemente rinnovata X300 dal look rétro ne raccolga l’eredità. Della Jaguar XJ serie XJ40 (inclusa la variante V12 XJ81) vengono prodotti nello stabilimento di Browns Lane, tra il 1986 e il 1994, un totale di 208.706 esemplari (oppure, secondo i registri del Jaguar Daimler Heritage Trust, per l’esattezza 208.733 unità).
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