A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a muoversi lungo una linea sempre più netta: non è tanto la scoperta di nuovi reperti a dividere accusa e difesa, quanto il significato da attribuire a quelli che già esistono. E in questa fase il terreno più delicato torna a essere quello che, fin dalla riapertura dell’inchiesta su Andrea Sempio, ha concentrato una parte decisiva dell’attenzione investigativa: il materiale genetico recuperato sotto le unghie della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
La difesa del trentottenne, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara, sta infatti insistendo sull’ipotesi che la presenza di materiale compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio non dimostri un contatto avvenuto durante l’aggressione, ma possa essere spiegata attraverso fenomeni di trasferimento secondario o contaminazione. Una distinzione apparentemente tecnica, ma destinata a pesare enormemente se l’inchiesta dovesse trasformarsi in un nuovo processo, perché proprio sul DNA accusa e difesa stanno costruendo due letture quasi opposte dello stesso elemento.
Il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi
La genetista Marina Baldi, consulente della difesa di Sempio, ha approfondito il tema del trasferimento del DNA richiamando studi scientifici sulla possibilità che materiale biologico possa passare da una persona all’altra anche indirettamente, attraverso oggetti, superfici e normali contatti quotidiani. La consulente non contesta che i marcatori leggibili possano risultare compatibili con la linea paterna dell’indagato, ma sottolinea un altro aspetto: quello disponibile sarebbe un profilo scarso, incompleto e misto, caratteristiche che, secondo la lettura difensiva, impedirebbero di stabilire con certezza non soltanto chi abbia lasciato quella traccia, ma soprattutto come e quando sia arrivata sulle unghie della vittima.
Ed è proprio qui che si concentra lo scontro. La compatibilità con il cromosoma Y della linea maschile dei Sempio non equivale infatti, da sola, a un’identificazione individuale di Andrea Sempio: un profilo di questo tipo può essere condiviso dagli uomini appartenenti alla stessa linea patrilineare e la qualità del materiale recuperato, degradato e limitato, è da tempo al centro delle contestazioni degli specialisti.
La Procura di Pavia attribuisce però alla traccia un significato completamente diverso quando la inserisce nell’insieme degli elementi raccolti durante la nuova indagine. Nella ricostruzione accusatoria, Chiara avrebbe reagito con forza all’aggressione e il materiale rimasto sotto le sue unghie sarebbe compatibile proprio con uno scenario di contatto diretto con l’assassino. Il DNA, quindi, non viene letto isolatamente ma insieme all’impronta palmare 33, alle verifiche sulle calzature, alle dichiarazioni rese negli anni da Sempio e agli altri elementi che i magistrati hanno inserito nel fascicolo.
Due interpretazioni che partono dallo stesso dato e arrivano a conclusioni opposte: per l’accusa quella traccia assume valore all’interno di un mosaico indiziario più ampio, mentre per la difesa la sua debolezza scientifica impedirebbe di trasformarla nella prova di un contatto avvenuto durante l’omicidio.
Il nodo del 28 settembre
La data che incombe sull’inchiesta è ora il 28 settembre 2026, termine indicato dalla stessa Procura di Pavia per la scadenza delle indagini preliminari. L’avviso di conclusione dell’indagine era già stato notificato a Sempio il 7 maggio, ma il deposito da parte della difesa di diverse consulenze tecniche ha portato i magistrati a disporre ulteriori approfondimenti, proprio per verificare la solidità scientifica delle obiezioni sollevate dagli esperti dell’indagato.
Tra gli accertamenti disposti dalla Procura c’è anche la consulenza affidata allo psichiatra forense Roberto Catanesi per valutare, sulla base della documentazione disponibile, eventuali condizioni rilevanti rispetto alla capacità di intendere e di volere al momento dei fatti e alla personalità dell’indagato. Sempio ha successivamente deciso di non sottoporsi direttamente all’esame dello specialista nominato dai pm, mentre il consulente può procedere sulla base degli scritti, dei documenti e degli altri materiali acquisiti.
È quindi improprio parlare già oggi di processo certo. Alla conclusione degli ulteriori accertamenti spetterà alla Procura determinare il passo successivo, mentre un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio aprirebbe una nuova fase nella quale sarebbe un giudice a valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per arrivare davanti a una Corte.
Ed è precisamente su questo passaggio che si sta preparando la difesa, cercando di smontare uno per uno gli elementi contenuti nell’impostazione accusatoria anziché limitarsi a proporre una ricostruzione alternativa dell’omicidio.
Alessandro Biasibetti torna nel Pavese, ma non c’è un nuovo atto d’indagine
Nel clima di attenzione permanente che circonda ormai qualsiasi persona abbia avuto un rapporto con Chiara Poggi, Marco Poggi o Andrea Sempio, ha fatto discutere anche il ritorno nel Pavese di Alessandro Biasibetti, componente all’epoca della stessa compagnia di amici del fratello di Chiara e di Sempio.
Oggi religioso e diacono, Biasibetti è stato visto prima nella chiesa di Garlasco e poi a Tromello, dove ha assistito i sacerdoti durante le celebrazioni. Una presenza che ha immediatamente alimentato ipotesi sul suo possibile ritorno nella zona proprio mentre l’inchiesta entra in una fase delicata, ma che non risulta collegata a nuovi atti investigativi: secondo quanto riferito dall’Ansa, Biasibetti si trovava nel Pavese in seguito a inviti ricevuti nell’ambito della sua attività religiosa e non è prevista una sua assegnazione pastorale nella diocesi di Vigevano e Lomellina.
Il suo nome resta comunque legato agli accertamenti perché nel marzo 2025 era stato ascoltato come persona informata sui fatti. Aveva riferito di trovarsi in montagna con Marco Poggi il giorno dell’omicidio e il suo profilo genetico era stato acquisito, insieme a quelli di altre persone non indagate, per effettuare i confronti necessari nell’ambito degli accertamenti genetici.
La distinzione è fondamentale: la sua presenza a Garlasco e nei dintorni costituisce un elemento di cronaca, non una nuova pista investigativa.
Andrea Sempio perde il lavoro a fine agosto
Fuori dalle aule giudiziarie, intanto, l’inchiesta continua ad avere conseguenze sulla vita dell’unico indagato. Dal 31 agosto Sempio non lavorerà più nel negozio di telefonia nel quale era impiegato, ma il licenziamento non è conseguenza del procedimento penale: è legato a un cambio di gestione dell’attività e riguarda anche altri tre dipendenti.
Resta possibile una riassunzione da parte del nuovo gestore, anche se al momento non vi sono certezze. Sempio era tornato al lavoro dopo un periodo di ferie e permessi e negli ultimi mesi aveva già lasciato l’appartamento in affitto a Voghera, tornando a vivere con i genitori.
È un elemento estraneo alla prova giudiziaria, ma significativo per comprendere quanto la nuova indagine abbia trasformato un caso penale in un fenomeno mediatico capace di investire ogni aspetto della vita delle persone coinvolte.
E Alberto Stasi prepara la revisione
Sul fondo rimane inevitabilmente Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi e dal giugno scorso fuori dal carcere di Bollate in affidamento in prova ai servizi sociali dopo oltre dieci anni di detenzione. La sua condanna, però, resta pienamente valida: l’apertura dell’indagine su Sempio non ha cancellato né sospeso la sentenza definitiva pronunciata nei suoi confronti.
I difensori di Stasi stanno lavorando alla richiesta di revisione, mentre gli sviluppi dell’inchiesta pavese rappresentano inevitabilmente il materiale sul quale costruire un eventuale nuovo tentativo di rimettere in discussione il verdetto. La stessa Procura di Pavia ha inoltre trasmesso documentazione alla Procura generale di Milano affinché venga valutata sotto il profilo della revisione.
È forse questo il paradosso giudiziario più difficile da ignorare: per lo stesso omicidio esiste una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi e, contemporaneamente, un’altra Procura ha costruito un’ipotesi accusatoria che individua in Andrea Sempio l’autore del delitto. Fino a quando una delle due costruzioni non verrà modificata attraverso gli strumenti previsti dalla legge, entrambe continueranno a convivere su piani giuridici differenti.
Il caso Garlasco entra nella fase decisiva
Dietro l’impressione di un caso nel quale ogni giorno sembra emergere un nuovo elemento, la partita che si sta giocando è quindi molto più precisa. L’indagine ha ormai prodotto una ricostruzione accusatoria definita, la difesa ha risposto con consulenze destinate a contestarne soprattutto gli aspetti scientifici e i magistrati stanno verificando quelle obiezioni prima di assumere le prossime determinazioni.
Il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi ne è diventato il simbolo perché mostra perfettamente la distanza fra le due posizioni: la compatibilità genetica è un dato, il significato da attribuirle è la questione ancora aperta.
Ed è su questa differenza, molto più che sull’ennesima suggestione rilanciata intorno a Garlasco, che potrebbe giocarsi il prossimo capitolo di un delitto per il quale, diciannove anni dopo, esiste già una verità giudiziaria definitiva mentre una nuova inchiesta continua a metterne in discussione la ricostruzione.
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Mattia Oldani
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