Boris Behncke, vulcanologo dell’INGV Catania, ha fatto il punto della situazione sullo scenario riguardante l’eruzione dell’Etna in atto in questi giorni.

“Per quanto riguarda l’Etna, cerchiamo di fare un po’ d’ordine, perché in questi giorni tante persone esprimono pareri su argomenti di cui hanno magari una conoscenza aneddotica o solo un’opinione basata su sensazioni viscerali. Si diffondono bufale, “fake news”, allarmismi e stiamo ricevendo una marea di domande di persone preoccupate su cosa potrebbe combinare ancora la nostra signora Etna, che tutti amiamo ma in certi momenti la temiamo, e spesso per motivi sbagliati”.

“L’Etna è un vulcano attivo. Non solo è “il vulcano attivo più alto d’Europa” (il Teide, appartenente alla Spagna, avrebbe qualcosa da dire a proposito, essendo 350 m più alto dell’Etna). In realtà l’Etna è uno dei due vulcani più attivi (in termini di frequenza delle eruzioni e dei volumi emessi) assieme al Kīlauea a Hawai’i, con cui si trova in costante competizione”.

“L’Etna è un vulcano insolitamente versatile. Ancora si mantiene la leggenda del “gigante buono”, del vulcano non esplosivo ma solo effusivo. Lo era per diversi secoli, ma negli ultimi decenni – e in particolare negli ultimi 25-30 anni – il carattere dell’Etna è notevolmente cambiato. Attualmente la nostra montagna è tra i vulcani al mondo che più frequentemente producono attività esplosiva. Fortunatamente la sua mera grandezza impedisce che questa attività nei suoi momenti parossistici possa avere conseguenze disastrose; se fosse il Vesuvio a fare un tipico parossismo come quelli del Cratere di Sud-Est o del cratere Voragine negli ultimi decenni, potrebbe diventare una strage. Purtroppo, noi abitanti della zona etnea e le nostre amministrazioni dimostriamo una impressionante inerzia nell’adattarci a queste condizioni cambiate. Episodi come quello in corso provocano le stesse reazioni nel pubblico di quelle di 20-25 anni fa: ci strappiamo i capelli, ci lamentiamo, chiediamo che qualcuno faccia qualcosa. In realtà siamo noi a dover fare qualcosa, iniziando da chi eleggiamo per rappresentarci: meglio magari chi dichiara di volersi occupare della sicurezza delle nostre case in caso di terremoto, e di voler partecipare alla creazione di un sistema efficiente per la gestione sia per l’utilizzo della cenere e dei lapilli che ci cadono addosso quando l’Etna fa attività esplosiva”.

“Le eruzioni dell’Etna vengono generalmente distinte in quelle sommitali, che avvengono da uno o più dei quattro crateri sommitali (Cratere di Nord-Est, Voragine, Bocca Nuova e Cratere di Sud-Est), e quelle di fianco, sia laterali, sia eccentriche. Alle eruzioni sommitali possono essere associate delle attività da nuove bocche al di sotto dei crateri sommitali, ma in stretta connessione con quest’ultimi, che chiamiamo “subterminali”, come quelle dell’anno scorso con le colate laviche che sono andate verso sud-ovest. Le eruzioni laterali invece sono alimentate da magma che dai condotti centrali (cioè quelli che portano ai crateri sommitali) trova zone di debolezza, fratture, fessure, attraverso le quali si spinge nei fianchi della montagna ed esce a quote più basse, togliendo l’alimentazione magmatica ai crateri sommitali. Esempi tipici: le eruzioni del 1971, 1981, 1983, 1991-1993 e 2008-2009 e tantissime altre. Invece, le eruzioni “eccentriche” sono alimentate da magma che non passa per i condotti centrali, ma si fa strade là dove prima non ce n’erano, portando con sé più gas che le eruzioni laterali e quindi provocando attività più esplosiva. Questa categoria è meno conosciuta, perché le eruzioni eccentriche sono più rare, ma quelle del 1974 e del 2001 (versante sud) e 2002-2003 (versante sud) sono considerate tali”.

“Il problema è che l’Etna se ne strafotte dei nostri tentativi di categorizzare e mettere le cose in cassetti con nomi e colori diversi. E così in questi giorni ci si chiede: ma l’eruzione in corso, che tipo di eruzione è? Certamente c’è la parte sommitale, che è quella che sta creando i problemi maggiori, grazie alla sua esplosività con produzione abbondante di cenere. E le bocche a quote più basse, fino a quasi 1500 m sotto la vetta dell’Etna? In altri casi abbiamo parlato di eruzioni laterali quando le bocche si trovavano anche a 2700-2800 m (2008-2009), ma in quei casi si è arrestata l’attività ai crateri sommitali, poco dopo l’inizio dell’attività laterale. Questa volta non è così, il cratere Voragine continua ad essere bello pimpante riversando la sua lava nel vicinissimo Cratere di Nord-Est, che ogni tanto tenta di “liberarsi la gola”. Allora siamo più in uno scenario sommitale-subterminale? Magari cerchiamo non troppo di spezzare i capelli; chiaramente il motore di questa eruzione è il condotto centrale e con esso la Voragine, e dunque una dinamica che si estende, per cause ancora da accertare, nel fianco orientale della montagna”.

“Le eruzioni dell’Etna in tempi storici hanno frequentemente messo in pericolo, e più raramente, distrutto centri popolati. Sappiamo tutti dell’immensa eruzione del 1669, che ha dato nascita al Monte della Ruina, oggi conosciuto come Monti Rossi o – nel tentativo di sminuire magari – la “pineta di Nicolosi” (purtroppo largamente devastata dagli incendi dolosi del 2014 e del 2023). Quella eruzione ha distrutto, parzialmente o completamente, una decina di abitati, e una parte relativamente limitata di Catania, dietro il convento dei benedettini e intorno al Castello Ursino. (Del resto, Catania non è stata distrutta una sola volta dalla lava, ma fortemente danneggiata dalla pesantissima ricaduta piroclastica di un’eruzione pliniana – e dunque fortemente esplosiva – nel 122 a.C.) E tra due anni si ricorderà il centenario dell’eruzione che distrusse gran parte di Mascali, nel 1928. In ambedue i casi NON CI FURONO MORTI causati dall’attività vulcanica. Mai nessuno, nella storia documentata dell’Etna, è stato ucciso da un’eruzione trovandosi a casa o lì vicino”.

“Oltre a questi due eventi particolarmente distruttivi, molte eruzioni di fianco hanno causato danni nei pressi di abitati come nel 1910, 1923, 1950-1951, 1971, 1979, 1981, 1983 e nel 1991-1993, e più volte i centri turistici in quota hanno subito danni (versante sud: 1971, 1983, 1985, 2001, 2002-2003 e versante nord-est: 2002). È un fatto piuttosto interessante che l’ultima volta che fu avviata l’evacuazione di un centro abitato fu nel 1981 a Randazzo; l’ultima volta che la lava ha minacciato un paese era nel 1992 e l’ultima volta che un’eruzione dell’Etna ha causato danni a proprietà umana era nel 2002-2003 (Piano Provenzana e complesso Rifugio Sapienza – Funivia)”.

“Mai nessuno, nella storia documentata dell’Etna, è stato ucciso da un’eruzione trovandosi a casa o lì vicino, nel sonno (anche se qualche volta sembra che siamo andati vicini). Sappiamo invece di 77 morti causati nel contesto di eruzioni quando i poveri sfortunati si trovavano nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. 77 vittime in 2700 anni di storia documentata. 59 di esse a causa di un’esplosione quando la lava è entrata in una cisterna ancora piena d’acqua nei pressi di Bronte, nel 1843. 2 alpinisti uccisi nel 1929 sul Cratere di Nord-Est da un’esplosione di vapore, 9 turisti durante un evento identico nel 1979 sul cratere Bocca Nuova e 2 altri ancora nel 1987 sul Cratere di Sud-Est. Pochi altri morti in tempi più remoti, ma sempre lontano dalle abitazioni. Ora consideriamo che dal 1987, cioè dall’ultimo incidente mortale per eruzione, sull’Etna sono morte decine di persone a causa di incidenti di montagna, scivolando, cadendo, prendendo si un infarto dovuto all’eccessivo sforzo … e, come abbiamo purtroppo saputo ieri sera ancora una volta, fulmine. Solo nell’intervallo dal 1999 al 2004 sull’Etna sono morte quattro persone per fulmine, e ora questo povero turista americano di cui si sta dicendo che si era “avventurato in zona vietata”, il ché non è assolutamente vero. Lui era a 1300 m di quota, dove l’accesso a piedi era concesso”.

“Queste solo alcune delle cose che mi sono venute in mente mentre leggevo dei post e commenti sui social; in parte riprendono le risposte che ho dato, ma ho voluto anche rettificare diverse nozioni sbagliate ancora allegramente in circolazione tra gli etnei. Cercherò di spiegare in parole semplici perché noi vulcanologi e geofisici non possiamo sempre dire se l’eruzione avviene prima o dopo la partita, ma come i nostri sistemi di monitoraggio e di allerta dànno comunque un servizio molto efficace alla Protezione Civile, alle autorità e a tutta la popolazione, con lo scopo di ridurre al massimo il rischio per le vite umane e per i valori esposti. Infine, cerchiamo di evitare polemiche e offese gratuite, stiamo vivendo in tempi difficili e dovremmo essere più uniti che mai per affrontare le sfide globali attuali, spesso ignorate o negate ma tuttavia estremamente presenti e altamente minacciose”.


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