Ha risposto a lungo alle domande del gip, negando di aver violentato e picchiato la ragazza minorenne e ribaltando completamente la ricostruzione dell’accusa. A.C., 21 anni, nato a Foggia e residente a Carapelle, ha sostenuto di essere stato lui ad essere aggredito dalla giovane, che quella notte sarebbe stata ubriaca, e di averla infine lasciata sulla circonvallazione di Foggia dopo una situazione che, secondo la sua versione, sarebbe diventata ingestibile.

L’interrogatorio di garanzia si è tenuto ieri mattina, 17 agosto, nel carcere di Foggia davanti al gip Luisa Bencivenga. Il giovane, assistito dal difensore Michele Sodrio, ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere e ha ripercorso dettagliatamente le ore precedenti e successive ai fatti del 14 giugno. Il verbale conferma che l’udienza è iniziata alle 10 e che A.C. ha dichiarato di voler rispondere alle domande del giudice.

Il 21enne resta accusato di violenza sessuale aggravata, rapina aggravata e lesioni personali aggravate ai danni della minorenne. Contestazioni che si trovano ancora nella fase cautelare e sulle quali dovrà svilupparsi il contraddittorio processuale. La difesa, al termine dell’interrogatorio, ha depositato un’istanza per sostituire il carcere con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico e lontano dalla provincia di Foggia. Il gip si è riservato la decisione e ha trasmesso gli atti al pubblico ministero per il parere.

“Era ubriaca, non ho avuto alcun rapporto con lei”

La versione fornita è radicalmente opposta a quella della persona offesa. Il giovane ha raccontato che la ragazza, prima di salire in auto, sarebbe caduta a terra e avrebbe riferito di aver bevuto e di aver avuto poco prima un rapporto orale con un altro ragazzo. Secondo l’indagato, lei e un’altra giovane avrebbero detto di essere entrambe ubriache.

Nel corso della notte il gruppo si sarebbe poi spostato e, secondo il racconto del 21enne, a un certo punto lui avrebbe dovuto accompagnare un altro ragazzo a Carapelle. La minorenne avrebbe però deciso di salire sull’auto insieme a loro e avrebbe insistito più volte per guidare.

È proprio durante il successivo tragitto che, nella versione dell’indagato, si sarebbe verificato l’episodio al centro dell’inchiesta.

A.C. ha raccontato che, dopo aver lasciato l’altro passeggero a Carapelle, la ragazza avrebbe continuato a chiedergli di guidare l’auto. Su una strada secondaria verso Orta Nova, secondo la sua ricostruzione, la giovane sarebbe riuscita a mettersi alla guida per alcuni tratti. Il 21enne ha sostenuto che, dopo lo spegnimento della vettura, lei gli avrebbe dato un bacio e gli avrebbe messo le mani addosso nelle parti intime. Lui avrebbe reagito chiedendole di smettere.

La difesa: “È stata lei ad aggredirlo”

È uno dei passaggi centrali dell’interrogatorio. A.C. ha negato qualsiasi rapporto sessuale con la minorenne e, alla domanda diretta del gip, ha affermato: “Non ho avuto nessun tipo di rapporto, niente; niente di niente, veramente”. Ha quindi sostenuto di essere stato aggredito dalla ragazza.

Secondo il suo racconto, mentre lui guidava verso Foggia la giovane avrebbe cominciato a colpirlo con pugni e anche nelle parti basse. A.C. ha riferito di aver continuato a guidare cercando di allontanarla con una mano, negando però di averla a sua volta picchiata.

La situazione sarebbe ulteriormente degenerata sulla circonvallazione, nella zona di via Manfredonia. La ragazza, sempre secondo la versione dell’indagato, avrebbe spento nuovamente l’auto, preso le chiavi e chiamato la polizia. A quel punto sarebbe scoppiata un’altra colluttazione. A.C. ha raccontato che la giovane avrebbe rotto anche i tergicristalli e lo avrebbe colpito con le spazzole della vettura.

Le lesioni della ragazza e la spiegazione del 21enne

Il gip ha incalzato il giovane anche sulle lesioni documentate alla minorenne: frattura delle ossa nasali, escoriazioni agli arti inferiori e superiori, contusione alla caviglia e frattura a un dito.

A.C. ha negato di averle provocate volontariamente. Secondo la sua versione, alcune ferite potrebbero essere state riportate quando la ragazza sarebbe caduta mentre tentava di aggrapparsi alla macchina. “Io non ho alzato le mani a nessuno”, ha sostenuto davanti al giudice, aggiungendo di non sapere con certezza come la giovane si fosse procurata quelle lesioni.

L’indagato ha spiegato di essere infine ripartito lasciandola sulla circonvallazione, precisando però di non averla abbandonata in aperta campagna. La giovane venne successivamente rintracciata e soccorsa.

Si tratta della versione difensiva dell’indagato, che contrasta nettamente con quella della minorenne e con il quadro indiziario sulla base del quale è stata applicata la custodia cautelare in carcere.

Il gip lo incalza: “Perché avrebbe inventato tutto?”

Durante l’interrogatorio Bencivenga ha chiesto direttamente al giovane perché, a suo giudizio, la ragazza avrebbe dovuto inventare accuse tanto gravi.

A.C. ha insistito sul fatto che quella notte fosse ubriaca e ha nuovamente negato la violenza: “Io sto in galera veramente senza aver fatto niente”. Alla domanda sul presunto approccio sessuale, ha sostenuto che l’unica iniziativa sarebbe partita dalla ragazza.

Il giudice gli ha ricordato anche l’esistenza delle dichiarazioni rese da altri ragazzi presenti durante parte della serata. Il 21enne ha risposto facendo riferimento alla possibilità che nella zona ci fossero telecamere.

I soldi e le telecamere, le spiegazioni davanti al giudice

Altro passaggio particolarmente delicato è quello relativo ai messaggi WhatsApp già valorizzati nell’ordinanza cautelare. Il difensore ha chiesto al giovane perché, se si riteneva innocente, avesse parlato con il cugino della possibilità di offrire denaro alla ragazza e perché fosse preoccupato dell’eventuale presenza di telecamere.

Il 21enne ha spiegato di aver pensato ai soldi per “chiudere la faccenda”, sostenendo di aver avuto paura delle conseguenze pur ritenendosi estraneo alle accuse. Quanto alle telecamere, ha affermato: “Io volevo che ci fossero le telecamere, può darsi che non stavo qua”.

Una spiegazione sulla quale la difesa punta per offrire una lettura differente delle conversazioni che, nell’ordinanza di custodia cautelare, erano state invece considerate uno degli elementi a sostegno del quadro accusatorio.

La richiesta dei domiciliari lontano da Foggia

Terminato l’interrogatorio, Sodrio ha formalizzato la richiesta di sostituzione della custodia in carcere con una misura meno afflittiva. La difesa ha dato il consenso preventivo all’eventuale applicazione del braccialetto elettronico e ha depositato un’istanza corredata da documentazione.

Tra gli elementi indicati dal difensore ci sono l’incensuratezza del 21enne, l’assenza di altri procedimenti pendenti, la giovane età e la disponibilità di un nucleo familiare a sostenerlo. Nel verbale viene indicata anche la possibilità di trasferirlo lontano dai luoghi dei fatti: tra le soluzioni prospettate c’è Ostra, in provincia di Ancona, dove sarebbe disponibile l’abitazione di un familiare. In alternativa è stata indicata Marina di Lesina.

Per la sistemazione nelle Marche, la difesa ha evidenziato anche la distanza dalla provincia di Foggia e la presenza della caserma dei carabinieri a circa 500 metri dall’abitazione indicata. Sodrio ha inoltre richiamato la posizione lavorativa del giovane, assunto a tempo indeterminato, sostenendo che dopo un periodo di aspettativa rischierebbe di perdere il posto.

L’obiettivo è dimostrare che le esigenze cautelari individuate nel provvedimento – il pericolo di inquinamento probatorio e quello di reiterazione – possano essere fronteggiate attraverso domiciliari a grande distanza da Foggia, con specifici divieti e controllo elettronico.

Il gip si riserva, atteso il parere della procura

Bencivenga non ha deciso nell’immediatezza. Al termine dell’udienza, conclusa alle 11.10, il gip si è riservato sulla richiesta della difesa e ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero per il parere.

La decisione sulla permanenza in carcere o sull’eventuale concessione degli arresti domiciliari è dunque attesa nei prossimi giorni.

Resta intatto, nel frattempo, il contrasto tra le due ricostruzioni: da una parte le accuse della minorenne e gli elementi finora valorizzati dall’autorità giudiziaria; dall’altra il racconto del 21enne, che davanti al gip ha negato violenza sessuale e aggressione sostenendo, al contrario, di essere stato picchiato dalla ragazza. Le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento e resta ferma la presunzione di innocenza dell’indagato fino a un’eventuale condanna definitiva.

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