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Giornata mondiale dell’aiuto umanitario: Save the Children, negli ultimi cinque anni più 3.496 operatori umanitari locali hanno subito attacchi
L’Organizzazione chiede che le parti in conflitto rispettino il diritto internazionale umanitario, agevolando l’accesso rapido e senza ostacoli e proteggendo il personale umanitario e le infrastrutture civili e che gli Stati si avvalgano degli strumenti diplomatici e giuridici e dell’influenza di cui dispongono per proteggere gli operatori umanitari, prevenire gli attacchi e assicurare che i responsabili di eventuali violazioni siano chiamati a rispondere delle proprie azioni
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Quasi tutti gli attacchi contro gli operatori umanitari negli ultimi cinque anni – il 96% – hanno preso di mira il personale locale, mentre le parti in conflitto hanno violato le leggi volte a proteggere gli operatori umanitari, e la violenza ha raggiunto livelli senza precedenti. Questo l’allarme lanciato da Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in vista della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, che si celebra il 19 agosto.
Una nuova analisi condotta da Save the Children[1] sui dati dell’Aid Worker Security Database (AWSD) ha rilevato che, tra l’1 agosto 2021 e la fine di luglio 2026, circa 3.496 operatori umanitari locali sono stati vittime di attacchi (decessi, detenzioni, rapimenti e aggressioni che hanno causato gravi lesioni) mentre sono 134 quelli subito dal personale internazionale.
Il 2025 è stato l’anno più letale mai registrato per gli operatori umanitari, oltre 1.180 in tutto il mondo sono stati vittime di gravi attacchi, la maggior parte si è verificata nel Territorio Palestinese Occupato, dove 187 operatori umanitari sono stati uccisi, 80 feriti, 23 detenuti e due rapiti.
Sebbene il numero di attacchi contro gli operatori umanitari registrato finora nel 2026 sia sceso al livello più basso degli ultimi 10 anni, il personale locale rappresenta una quota ancora maggiore delle vittime, pari al 98% di tutti gli attacchi, la percentuale più alta da quando sono iniziate le registrazioni nel 1997.
La maggior parte degli attacchi di quest’anno si è verificata in Libano, Sud Sudan e Sudan, rendendo questi luoghi i più pericolosi per gli operatori umanitari.
I rischi per gli operatori umanitari sono in aumento nonostante il diritto internazionale vieti gli attacchi al personale umanitario; tuttavia, gli attacchi al personale locale troppo spesso non vengono segnalati e passano inosservati.
“Il personale locale subisce il peso maggiore degli attacchi anno dopo anno. Eppure, quando un operatore umanitario locale viene ucciso, arrestato, ferito o rapito, raramente la notizia finisce in prima pagina. Si tratta di persone coraggiose che non solo su adoperano per rispondere alle crisi che si stanno verificando intorno a loro ma spesso sono direttamente colpite dalle stesse. A volte fanno parte degli sfollati che stanno cercando di aiutare, affrontando la stessa fame e vivono sotto le stesse bombe e gli stessi proiettili che devastano le loro comunità. Ogni operatore umanitario ucciso, ferito o detenuto è più di un semplice numero: è un genitore, un fratello o una sorella, un amico, un vicino o un collega. La sua perdita è sentita non solo dai suoi cari, ma anche dalle comunità e dai bambini che assiste. Quando gli operatori umanitari non possono raggiungere in sicurezza le comunità, i bambini muoiono. Perdono l’accesso al cibo, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla protezione e ad altri servizi da cui dipendono per sopravvivere. La promessa di rispetto e protezione per gli operatori umanitari prevista dal diritto internazionale umanitario è stata infranta. Non possiamo accettare un mondo in cui chi salva vite umane venga preso di mira proprio per questo. Le leggi sono chiare. Gli operatori umanitari non devono mai essere un bersaglio” ha dichiarato Gabriella Waaijman, Direttore operativo di Save the Children.
In occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, Save the Children chiede un intervento urgente e concreto, non solo dichiarazioni d’intenti. L’Organizzazione, in particolare, chiede che il diritto internazionale umanitario venga applicato tenendo conto dei bambini in ogni fase del conflitto, considerando le loro vulnerabilità specifiche, per contenere i danni irreparabili ai più piccoli e rafforzare la protezione di tutti i civili. Inoltre, Save the Children esorta le parti in conflitto rispettare il diritto internazionale umanitario, agevolando l’accesso umanitario rapido e senza ostacoli e proteggere gli operatori umanitari e le infrastrutture civili: con l’avanzare della tecnologia, dai droni all’intelligenza artificiale, deve evolversi anche la protezione dei civili, compresi coloro che ogni giorno lavorano per supportare la popolazione colpita. Save the Children chiede, inoltre, che gli Stati si avvalgano degli strumenti diplomatici e giuridici e dell’influenza di cui dispongono per proteggere gli operatori umanitari, prevenire gli attacchi, garantire l’accesso e assicurare che i responsabili di eventuali violazioni siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. L’impunità non fa che alimentare ulteriori attacchi.
[1] Una nuova analisi condotta da Save the Children sui dati dell’Aid Worker Security Database (AWSD) (Aid Worker Security Database | Aid Worker Security Database) ha rilevato che, tra il 1° agosto 2021 e la fine di luglio 2026, circa 3.496 operatori umanitari locali sono stati vittime di attacchi, tra cui omicidi, detenzioni, rapimenti e aggressioni che hanno causato lesioni gravi, rispetto ai 134 operatori internazionali, che tendono a ricevere maggiore attenzione. Ciò equivale a circa il 96%.
Secondo l’AWSD, per «incidenti gravi» si intendono omicidi, rapimenti, detenzioni e aggressioni che causano lesioni gravi. I rapimenti e le detenzioni sono considerati «incidenti gravi» solo se l’operatore umanitario è stato trattenuto per più di 24 ore.
Alla fine di luglio 2026, erano stati registrati 243 operatori umanitari vittime di attacchi gravi, tra cui omicidi intenzionali, rapimenti e aggressioni che hanno causato lesioni gravi, con il personale locale che rappresenta il 98% di tutti gli attacchi verificatisi finora quest’anno.
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