Cinque giorni per raccontare un Sud che non vuole essere soltanto custodito, ma pensato, discusso e messo in relazione con il resto del mondo. Si è chiusa con numeri da record l’edizione 2026 di Carpino in Folk, il meeting musicale del Promontorio che dal 6 al 10 agosto ha trasformato Carpino in un punto d’incontro tra cultura popolare, ricerca, libri, cinema, memoria, danza e musica.

“Pensiero Meridiano. Lentezza, dialogo, Mediterraneo” è stato il filo conduttore dell’intera manifestazione. Non soltanto uno slogan, ma una chiave attraverso cui rileggere le radici del Gargano e confrontarle con esperienze provenienti da altri territori, dalla Puglia salentina fino alla scena musicale internazionale.

Il Sud raccontato attraverso idee, libri e memoria

Il festival ha aperto il 6 agosto affidandosi alla parola e alla riflessione. Il convegno “Pensiero Meridiano. E le storie che ci attraversano” ha portato al centro del confronto due pubblicazioni dedicate al rapporto tra Sud, territorio e memoria, inaugurando un percorso che nei giorni successivi si sarebbe spostato progressivamente dalle idee alla musica e alla festa collettiva.

La prima serata si è conclusa con un omaggio a Matteo Salvatore, figura imprescindibile della cultura musicale del territorio. Il cantastorie è stato ricordato attraverso la presentazione di “Matteo Salvatore. 40 ballate. Analisi. Visioni”, opera di Nicola Contegreco, che si è esibito anche al pianoforte insieme a Roberta Palumbo alla voce e Lello Basile alle percussioni.

Le ballate di Salvatore hanno rappresentato uno dei punti di contatto più forti con il tema scelto per l’edizione: un Mezzogiorno lontano dalla rappresentazione folkloristica e raccontato invece attraverso lavoro, povertà, emigrazione, ingiustizie, ironia e dignità.

Le tante voci della Montagna del Sole

Il 7 agosto Piazza del Popolo è diventata il palcoscenico della musica garganica con “La Voce del Gargano – Suoni e canti della Montagna del Sole”.

A Carpino si sono incontrati Festa Farina e Folk di San Marco in Lamis, La Matracatroppa di San Nicandro Garganico, i Cantori di San Giovanni Rotondo, Tarantula Garganica e i Cantori di Monte Sant’Angelo.

Un mosaico di esperienze diverse che ha mostrato come la tradizione musicale del Gargano non possa essere racchiusa in una sola espressione. Canti, ritmi e interpretazioni differenti hanno raccontato le diverse anime di un territorio accomunato da una radice culturale condivisa.

Nasce l’Orchestra Popolare del Carpino in Folk

Tra i momenti più significativi dell’edizione 2026 c’è stato il debutto dell’Orchestra Popolare del Carpino in Folk, protagonista del Concertone dell’8 agosto.

Venticinque musicisti provenienti da tutto il Gargano, guidati dal maestro concertatore Carmine Padula e sotto la direzione artistica di Antonio Pizzarelli, hanno costruito un progetto musicale capace di partire dalla tradizione del Promontorio per sperimentare nuovi linguaggi.

Chitarre battenti, tamburi a cornice, fisarmoniche, mandolino e voci si sono mescolati con fiati, basso elettrico, batteria e archi. La musica popolare è stata così proposta non come testimonianza immobile del passato, ma come patrimonio ancora capace di trasformarsi e generare nuove esperienze artistiche.

The Wailers portano il Gargano sulla scena internazionale

Il salto dalla dimensione territoriale a quella internazionale è arrivato il 9 agosto con The Wailers, protagonisti a Carpino con la tappa italiana del tour “50 Years of Positive Vibrations”.

La presenza della storica formazione legata alla diffusione mondiale del reggae ha rappresentato una delle incursioni internazionali più importanti del cartellone, mettendo sullo stesso palcoscenico le sonorità della tradizione garganica e una delle esperienze musicali più riconoscibili a livello globale.

Una scelta attraverso la quale Carpino in Folk ha ribadito la propria vocazione: mantenere salde le radici nel territorio senza trasformarle in un confine, aprendo invece la manifestazione alle contaminazioni e al confronto con culture differenti.

Da Rione Junno alla Super Taranta, la piazza diventa comunità

La dimensione della festa ha caratterizzato la parte conclusiva del festival. Il 9 agosto, insieme ai The Wailers, sono saliti sul palco i Rione Junno, mentre il 10 agosto è stata la volta di Super Taranta e dei Cantori di Carpino.

Super Taranta ha riunito alcuni dei protagonisti della musica popolare pugliese, tra cui Mauro Durante, Antonio Castrignanò, Alessia Tondo ed Emanuele Licci, creando un ponte tra esperienze artistiche e territori differenti.

La chiusura è stata affidata ai Cantori di Carpino con “Stile, storia e musica alla carpinese”. Dopo aver attraversato idealmente il Gargano, il Salento e la scena internazionale, il festival è quindi tornato nel luogo da cui tutto parte: la tradizione musicale di Carpino.

Dalla tarantella garganica alla pizzica salentina

Il confronto tra culture popolari non è passato soltanto dai concerti. I laboratori dell’8 e 9 agosto, dedicati al percorso “Dalla Tarantella del Gargano alla Pizzica pizzica salentina”, hanno coinvolto il pubblico nella dimensione della danza e della trasmissione diretta delle tradizioni.

Il dialogo tra tarantella garganica e pizzica salentina ha permesso di mettere a confronto due delle espressioni più caratteristiche della cultura musicale pugliese, evidenziandone differenze e punti di contatto.

Si è chiusa così un’edizione di Carpino in Folk costruita sull’incontro tra memoria e contemporaneità. Un festival che ha scelto di partire dall’identità del Gargano per guardare oltre i suoi confini, trasformando per cinque giorni Carpino in una piazza di musica, pensiero e contaminazioni.

Foto di Cosimo Di Pierro

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