ROMA – Call center fake e false email sono gli ami a cui abboccano un numero impressionante di persone cadute nella rete di truffe e frodi legate a bollette della luce e del gas. i canali più utilizzati dai malfattori. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, nell’ultimo anno sono stati infatti 2,9 milioni gli italiani che hanno subito una truffa o un tentativo di frode nel campo delle bollette energetiche, con un danno stimato di quasi 650 milioni di euro.
NUMERI ALTI, MA TREND IN CALO DEL 27% IN TRE ANNI
Nonostante numeri così elevati, il trend in realtà è in diminuzione. Rispetto a tre anni fa, c’è stato infatti un calo delle vittime del 27%: nel 2023 erano 4 milioni. E questo risultato, secondo i promotori dell’indagine, è stato reso possibile grazie alle diverse campagne di informazione – come il progetto Stop alle Truffe, nato dalla collaborazione tra Facile.it e Consumerismo No Profit – create per aiutare i consumatori a destreggiarsi in un mercato sempre più variegato. Ma non si deve abbassare la guardia.
“In periodi complicati come quello attuale- spiega Maurizio Pescarini, Ceo di Facile.it- in cui la voglia di risparmiare potrebbe spingere gli italiani ad inseguire a tutti i costi il prezzo più vantaggioso con il rischio di cadere in trappola, bisogna continuare ad informare e a mantenere alta anche l’attenzione delle istituzioni”.
L’APPROCCIO DEI TRUFFATORI, COME RICONOSCERLI
In dettaglio, secondo l’indagine, al primo posto tra gli strumenti più usati sono i finti call center; quasi 7 truffe su 10 (68,2%) sono state portate a termine attraverso questo canale. In 1 caso su 4 (24,9%) come cavallo di Troia è stata utilizzata una finta email, mentre nel 12,9% il classico porta a porta. Non mancano però i metodi di comunicazione più moderni; si va dalle app di messaggistica istantanea (9,5%) ai social network (6%).
L’IDENTIKIT DEI PIÙ COLPITI
Il target prediletto dei truffatori, ovvero le persone che subiscono più frequentemente una truffa o un tentativo di frode, guardando ai risultati dell’indagine, risultano gli under 44 e non gli anziani; a fronte di una media nazionale del 7%, la percentuale raggiunge il 9,2% nella fascia 25 – 34 anni e arriva addirittura al 10,1% tra i 35-44enni. E, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, i più colpiti sono risultati essere i rispondenti con un titolo di studio universitario, con un’incidenza pari a più del doppio rispetto alle media.
Nonostante numeri così elevati, più di una persona su due (59,2%) sceglie di non denunciare l’accaduto. Le ragioni dietro questo comportamento sono in alcuni casi economiche, in altri psicologiche. Il 36,1% di chi è caduto in trappola ha dichiarato di aver scelto di non sporgere denuncia poiché il danno economico era basso, mentre il 22,7% perché era certo che non avrebbe recuperato quanto perso. Il 16,8%, invece, ha ammesso di non aver denunciato perché si sentiva ingenuo ad essere caduto nella trappola, il 4,2% perché non voleva che i familiari venissero a conoscenza dell’accaduto.
I 5 CONSIGLI ANTITRUFFA
Vista la diffusione del fenomeno nel nostro Paese, Facile.it ha redatto un vademecum con 5 consigli per ridurre la possibilità di frodi. Eccolo.
Primo, verificare sempre l’identità dell’interlocutore. Chi si interfaccia con potenziali clienti di aziende energetiche deve qualificarsi, in modo tale che sia possibile verificarne l’identità e l’effettiva appartenenza allo staff dell’azienda per la quale dice di operare. E ancora: “Se qualcuno vi dovesse suonare il campanello senza un appuntamento e vi chiedesse di entrare, rifiutate. Non è questo il modo in cui operano le aziende del settore- spiegano da Facile.it- e, mai ed in nessun caso, i fornitori di luce o gas permettono che loro incaricati riscuotano denaro contante dai clienti”.
Secondo consiglio: non farsi mai prendere dalla fretta. Spesso i truffatori, per attirare l’attenzione dei consumatori, cercano di convincerli che l’azienda con cui hanno in essere il contratto sia ormai prossima al fallimento o, anche, che stiano per aumentare le tariffe applicate. In questo caso, il consiglio più importante è quello di essere precipitosi. Qualunque proposta venga fatta, bisogna pretendere che sia in forma scritta e che un contratto sia sottoposto in modo da poterlo analizzare con calma e, magari, anche verificare attraverso il sito dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) sia la correttezza delle informazioni offerte, sia che la società proponente sia effettivamente autorizzata ad operare e regolarmente riconosciuta dall’autorità.
Altro consiglio utile è porre attenzione ai codici POD e PDR, i codici alfanumerico che appaiono nella bolletta e che, nel corso del tempo, anche se si è cambiato fornitore, restano identici. Il POD vale per l’energia elettrica e il PDR per il ga, e identificano in modo univoco la fornitura. “Senza di esso nessuno può procedere ad un cambio di operatore e, quindi, è proprio la prima informazione che i malintenzionati cercano di carpire alle potenziali vittime”, chiarisce Facile.it. Per cui “non è assolutamente consigliato divulgare il proprio codice, se non per siglare un nuovo contratto”. Se invece l’informazione relativa ai codici viene richiesta prima e in modo inappropriato, meglio chiudere la conversazione.
Quarto consiglio: “Attenzione a quello che si dice al telefono”. Il contratto di utenza è valido solo e soltanto se esiste una doppia conferma da parte del nuovo cliente; conferma che l’azienda è obbligata a chiedere e che si può rilasciare sia in forma scritta, sia tramite registrazione audio. Perciò “fate particolare attenzione, quindi, se vi chiamano da un call center che vi insospettisce- è il suggerimento- a non rispondere mai con monosillabi o frasi troppo semplici (Sì, No, Confermo); queste parole potrebbero essere registrate e “rimontate” ad hoc per simulare una vostra approvazione al cambio di fornitore”.
Ultimo consiglio: “Se ci siete cascati… si può sempre rimediare”. Come? “Se avete modo di dimostrare che la firma sul contratto vi è stata estorta con l’inganno o non è la vostra- è l’indicazione- potete disconoscere il contratto inviando formale reclamo. In questo caso non solo avete tutto il diritto di non pagare la bolletta, ma potete anche sporgere denuncia all’Autorità Garante pretendendo che il fornitore presso cui siete stati registrati vi riporti immediatamente nelle fila del precedente”. E ancora: “nel caso in cui abbiate anche, semplicemente, cambiato idea, potete avvalervi del cosiddetto diritto di ripensamento, recedendo dal contratto senza alcuna penale o obbligo di dare motivazione della vostra scelta. Attenti, però, che in questi casi avete tempi ben definiti: massimo 14 giorni”.
(photo credit: minerva studio)
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