(Adnkronos) – In Italia sono stati i giorni delle tensioni Pd-M5S, dopo le dichiarazioni dell’ex premier Giuseppe Conte sullo stop all’invio delle armi e sul fatto che dovrebbero essere gli italiani con le primarie a decidere il sostegno all’Ucraina. Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l’ennesimo “massiccio attacco russo” su Kiev e la regione, sale il bilancio delle vittime del conflitto. Ed è dall’Ucraina che l’ambasciatore ucraino in Italia, Ihor Brusylo, risponde all’Adnkronos, ribadendo l’apprezzamento per il “sostegno dell’Italia”, parlando di “un rapporto molto stretto tra i nostri Paesi e di un dialogo costante ai massimi livelli”. Con il pensiero rivolto ai prossimi mesi, esprime chiaramente il timore di un aumento degli attacchi contro le infrastrutture energetiche, rilancia la richiesta di sistemi di difesa aerea “per salvare vite umane” e chiede “continuità” all’Europa.
E’ rimasto sorpreso dalle dichiarazioni delle scorse ore dell’ex premier Giuseppe Conte?
“Come ambasciatore, preferisco parlare di fatti, non di emozioni. Il primo fatto è che è stata la Federazione Russa ad aggredire l’Ucraina, dando inizio alla più grande guerra sul continente europeo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. In realtà, questa aggressione è iniziata già nel 2014 con l’occupazione illegale della Crimea e di parte delle regioni di Donetsk e Luhansk, per poi trasformarsi, il 24 febbraio 2022, in un’invasione su vasta scala. Il secondo fatto è che l’Ucraina, le sue Forze armate e il suo popolo, continua a resistere da oltre quattro anni con coraggio, determinazione e immensi sacrifici, smentendo chi sosteneva che il nostro Paese sarebbe caduto in pochi giorni. Questa resistenza non riguarda soltanto la difesa del nostro territorio e della nostra sovranità, ma anche dei principi fondamentali su cui si fondano l’Europa e la comunità internazionale. Se oggi le Forze Armate ucraine non fermassero l’aggressione russa, domani potrebbero essere anche altri europei, compresi gli italiani, a dover difendere direttamente la propria sicurezza. Il terzo fatto è che l’aggressione russa rappresenta una minaccia non solo per l’Ucraina, ma per l’intera architettura della sicurezza europea, per il diritto internazionale e per l’ordine internazionale basato sulle regole”, afferma.
“Il quarto fatto è che l’Ucraina ha sostenuto ogni seria iniziativa diplomatica volta a raggiungere una pace giusta e duratura. Il presidente Zelensky lo ha ripetuto più volte: siamo pronti alla diplomazia e al dialogo per arrivare alla pace. Ma non si può chiedere alla vittima dell’aggressione di assumersi la responsabilità del rifiuto dell’aggressore di fermarsi. Sarebbe un completo rovesciamento della realtà. Infine, il quinto fatto riguarda la giustizia. Chi commette crimini deve risponderne. La Russia deve essere chiamata a rispondere dei crimini commessi in Ucraina. Nessuno accetterebbe che un criminale entrasse nella propria casa, uccidesse i propri familiari e si impossessasse dei propri beni senza che fosse assicurato alla giustizia. Perché dovrebbe essere diverso per un’intera nazione? Vorrei sottolineare un punto fondamentale: gli ucraini continuano a lottare per la libertà, per la dignità umana, per i valori fondamentali dell’Europa e per la giustizia. Ed è per questo che la giustizia deve rappresentare uno degli esiti imprescindibili di questa guerra”, sottolinea Brusylo.
“In questi giorni mi trovo in Ucraina per la tradizionale Conferenza annuale degli Ambasciatori. Quest’anno si è aperta con una visita nella regione di Chernihiv insieme al ministro degli Affari esteri dell’Ucraina, Andrij Sybiha. Abbiamo visitato anche Yahidne, il villaggio occupato dalle truppe russe nei primi giorni dell’invasione su vasta scala. E’ difficile credere che, nel XXI secolo, degli esseri umani abbiano trasformato il seminterrato di una scuola in una camera di tortura. Nel marzo 2022, sotto la minaccia delle armi, i soldati russi rinchiusero oltre 350 civili nel seminterrato della scuola. Tra loro c’erano 77 bambini, compresi cinque neonati. Per ventotto giorni vissero in appena 197 metri quadrati, quasi senza cibo, senza luce, senza aria e senza servizi igienici. Nella stanza più grande erano stipate circa 150 persone. Dormivano sedute: bambini, anziani, uomini e donne. I corpi di chi moriva venivano semplicemente accatastati. Durante tutta l’occupazione furono autorizzate soltanto due sepolture e i soldati russi arrivavano persino a sparare alle spalle di chi dava l’ultimo saluto ai propri cari. La storia di Yahidne è solo uno dei tanti esempi delle torture e delle atrocità disumane commesse dalle forze russe. Un esempio che sconvolge e che non può lasciare nessuno indifferente. Ed è anche la risposta a chi si chiede perché gli ucraini continuino a resistere. Lo fanno per difendere la vita umana, la dignità, la libertà, i diritti fondamentali e la giustizia. Perché, se questi valori non vengono difesi, saranno travolti dalla violenza di chi ha dimostrato di non avere alcun rispetto né per il diritto internazionale né per la vita umana”.
Alla luce del dibattito politico in Italia sulla linea per il sostegno a Kiev, come auspicate prosegua l’impegno italiano a sostegno dell’Ucraina?
“Innanzitutto, bisogna ricordare che siamo di fronte a un’aggressione ingiustificata contro uno Stato sovrano. Si tratta di difendere e proteggere affinché questa aggressione non si estenda oltre. Si tratta di fermare le uccisioni, la distruzione e la morte di bambini e civili innocenti. L’Ucraina sente e apprezza il sostegno dell’Italia nel proteggere le vite umane. In questi anni siamo stati testimoni di una posizione chiara e coerente del Governo italiano, ma anche di un rapporto molto stretto tra i nostri Paesi e di un dialogo costante ai massimi livelli. I contatti tra i nostri leader sono frequenti e concreti”.
“Nelle ultime settimane la Russia ha intensificato drasticamente gli attacchi contro Kiev e numerose altre città ucraine, lanciando centinaia di missili e droni contro abitazioni civili, ospedali e infrastrutture energetiche. Si tratta di alcuni dei bombardamenti più massicci dall’inizio dell’aggressione su larga scala. Con l’avvicinarsi dell’autunno e dell’inverno, ci aspettiamo una recrudescenza degli attacchi contro le infrastrutture critiche, in particolare quelle energetiche. Abbiamo bisogno di continuare a difendere le nostre città, le infrastrutture essenziali e soprattutto la nostra popolazione. Per questo la difesa aerea e antimissile resta una priorità assoluta. Apprezziamo molto, in questo contesto, anche la partecipazione italiana alla Coalizione integrata per la difesa dai missili balistici. Vorrei sottolineare due parole: protezione e difesa. Quando chiediamo sistemi di difesa aerea, chiediamo strumenti per salvare vite umane, per impedire che un missile colpisca una casa, un ospedale o una centrale elettrica. Credo che continuare su questa strada sia importante non soltanto per l’Ucraina. Un’Ucraina capace di difendersi significa anche un’Europa più sicura”.
Passati più di quattro anni dall’inizio del conflitto, cosa chiedete all’Europa? Quanto puntate sull’Europa per la vostra difesa rispetto alla partnership con gli Stati Uniti?
“Prima di tutto, vorrei sottolineare che per noi l’Europa non è qualcosa di esterno. L’Ucraina è un Paese europeo, difende il proprio futuro europeo e sta portando avanti profonde riforme, continuando ad avanzare con determinazione nel percorso di adesione all’Unione europea. Oggi ciò che chiediamo, prima di tutto, è continuità. La chiave per porre fine a questa guerra è mantenere e rafforzare il sostegno all’Ucraina, insieme ad aumentare la pressione sanzionatoria sulla Russia. Non a fasi alterne, ma con determinazione e costanza. E’ lo strumento più efficace di cui disponiamo. Finché la Russia continuerà la sua aggressione, l’Ucraina dovrà poter contare sui mezzi necessari per difendersi, soprattutto per proteggere le proprie città e la popolazione dagli attacchi missilistici e dai droni. E’ importante comprendere che sostenere oggi la difesa dell’Ucraina significa investire direttamente nella sicurezza dell’Europa”.
“La partnership con gli Stati Uniti resta strategica e imprescindibile. Europa e Stati Uniti rappresentano i due pilastri della sicurezza euro-atlantica. Allo stesso tempo, è naturale che l’Europa assuma una responsabilità sempre maggiore per la propria sicurezza. E anche in questo l’Ucraina può offrire un contributo concreto: disponiamo di uno degli eserciti più esperti d’Europa, di un’industria della difesa altamente innovativa e di un’esperienza unica nel contrastare le moderne minacce russe. Per questo vediamo il nostro futuro non soltanto come beneficiari della sicurezza europea, ma come un partner capace di rafforzarla. L’Ucraina non contribuisce solo alla propria difesa: contribuisce già oggi alla sicurezza dell’intera Europa”.
Un anno dopo Anchorage, qual è la sua valutazione?
“Credo oggi sia importante guardare ad Anchorage non tanto alla luce delle aspettative che avevano accompagnato quell’incontro, quanto alla luce di ciò che è accaduto nell’ultimo anno. L’Ucraina ha accolto e continua ad accogliere con favore ogni serio tentativo degli Stati Uniti e dei nostri partner di creare uno spazio per la diplomazia. Nessuno desidera la fine di questa guerra più degli ucraini. Ogni giorno siamo noi a pagare il prezzo più alto dell’aggressione russa. L’ultimo anno ha dimostrato con chiarezza che è la Russia a non voler porre fine a questa guerra. Con le sue azioni, Mosca non ha dato alcun segnale concreto di essere pronta a rinunciare alla guerra come strumento per perseguire i propri obiettivi. Per l’Europa, la sfida è preservare e rafforzare la propria unità. Solo un’Europa unita, determinata e coerente può svolgere un ruolo realmente credibile ed efficace nel processo di pace. Più Mosca comprenderà di non poter ottenere con la forza ciò che cerca, maggiori saranno le possibilità che scelga finalmente la strada di un negoziato serio e di una pace giusta e duratura”.
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