Il leggendario C64C Ultimate entra in produzione (e userà gli stampi originali)


Il C64C Ultimate è entrato nella fase produttiva e lo farà indossando una scocca fabbricata con gli utensili originali a iniezione del 1986. Commodore ha confermato l’avanzamento il 31 luglio 2026 con l’aggiornamento “C64C Tooling Is Alive!”, riportando in primo piano un dettaglio decisivo: non è stata ricreata soltanto la forma del Commodore 64C, perché le nuove scocche escono dagli stessi stampi impiegati per il modello slimline.

La cronologia richiede però una precisazione. Il 31 luglio non rappresenta il primo riavvio assoluto degli stampi: il C64C Ultimate era stato annunciato e aperto ai preordini il 28 aprile 2026, quando Commodore aveva già comunicato la produzione di migliaia di scocche. L’ultimo aggiornamento riguarda dunque l’avanzamento produttivo del computer completo, ancora ordinabile e con spedizioni indicate per la parte finale del 2026.

La domanda concreta è inevitabile: quanto Commodore 64C c’è davvero in questo ritorno? La risposta è doppia. La carrozzeria discende materialmente dalla produzione del 1986, mentre l’elettronica non recupera i semiconduttori dell’epoca. Il nuovo modello ricostruisce il funzionamento del C64 attraverso una soluzione FPGA AMD Xilinx Artix-7, conserva le porte storiche e aggiunge HDMI, USB, Ethernet e Wi-Fi.

Una scocca nuova, con le imperfezioni di allora

Gli utensili, riacquisiti da Individual Computers e destinati in esclusiva al C64C Ultimate, conservano persino i tenui segni semicircolari delle scocche d’epoca. Sono tracce prodotte dal flusso della plastica attraverso due punti e dal suo raffreddamento non uniforme: piccole imperfezioni industriali che una replica moderna avrebbe potuto imitare, ma che qui derivano direttamente dal processo originale.


È questo il confine che rende l’operazione più solida di un semplice esercizio estetico: la scocca è autenticamente legata alla genealogia produttiva del C64C, ma il computer resta un progetto contemporaneo. Chiamarlo identico al modello storico sarebbe inesatto; ridurlo a un’emulazione confezionata in una tastiera beige sarebbe altrettanto ingeneroso. È una ricostruzione hardware moderna inserita nel vero involucro industriale del 1986.

Il restyling che allungò la vita del C64

Il Commodore 64C fu presentato nel giugno 1986 al Summer CES come restyling slimline del Commodore 64, commercializzato dall’agosto 1982. La nuova scocca beige era più bassa e angolare del profilo bombato che sarebbe stato soprannominato “breadbin”, con linee coordinate a Commodore 128 e Amiga. Il pacchetto comprendeva inoltre GEOS.

Non era un successore incompatibile, ma una nuova veste pensata per prolungare la vita del C64. Conservava architettura, BASIC 2.0, software e periferiche del modello precedente. La brochure indicava 64 KB di RAM, 20 KB di ROM, un microprocessore 6510A a 1,02 MHz e una tastiera da 66 tasti; il computer misurava 406 × 203 × 76 mm e pesava 2 kg.

La grafica lavorava su 40 × 25 caratteri, raggiungeva 320 × 200 pixel e offriva 16 colori, con otto sprite hardware da 24 × 21 pixel. Il SID disponeva invece di tre generatori sonori indipendenti, nove ottave per voce e filtri passa-basso, passa-alto e passa-banda. Sono numeri piccoli se isolati dal loro tempo, ma definiscono con precisione la macchina che il nuovo FPGA deve ricostruire.


La stessa carrozzeria non identifica tuttavia una sola configurazione interna. Durante la produzione furono utilizzate schede madri e revisioni differenti: la documentazione iniziale conservava il riferimento al 6510A, mentre esemplari successivi adottarono schede più compatte e versioni aggiornate di CPU, VIC-II e SID. Due C64C esteriormente uguali possono quindi contenere componenti diversi e presentare caratteristiche sonore leggermente differenti.

Fra il 1986 e il 1994 il C64C accompagnò l’ultima lunga fase commerciale della famiglia Commodore 64. Le vendite complessive riconosciute per la famiglia raggiungono 12.500.000 unità, mentre la stima ufficiale Commodore arriva a 17 milioni. Il nuovo progetto non può riprodurre quella storia commerciale, ma recupera proprio la forma con cui il C64 affrontò la sua maturità.

Il lungo viaggio degli stampi

Gli utensili ebbero una vita quasi avventurosa quanto quella del computer. Furono utilizzati inizialmente in Giappone, trasferiti alle attività Commodore di West Chester e infine ritrovati da Dallas Moore in Texas, durante l’asta di un’azienda di stampaggio a iniezione nel settembre 2014.

Tra il 3 marzo e il 2 aprile 2015 una campagna per produrre nuove scocche colorate raccolse 94.776 dollari da 797 sostenitori, superando un obiettivo di 10.000 dollari. Gli utensili sopravvissero anche a un incendio in fabbrica e furono poi acquisiti da Individual Computers, prima di essere riacquistati da Commodore nel 2026.

Il loro ritorno alla produzione di un computer completo chiude quindi un percorso industriale che attraversa Giappone, West Chester e Texas, passa per il recupero del 2014 e per le nuove scocche del 2015. Il C64C Ultimate non si limita a evocare quel percorso: ne utilizza materialmente il principale strumento produttivo.


Cosa offre il C64C Ultimate

Le versioni annunciate sono tre. BASIC Beige costa 299,99 dollari in preordine e adotta l’aspetto più vicino al modello storico; Starlight, proposta a 349,99 dollari, usa una scocca traslucida con illuminazione; la Founders Edition da 499,99 dollari abbina una scocca bianca leggermente traslucida a tasti dorati e badge placcati in oro 24 carati.

All’interno ci sono 128 MB di DDR2 e 16 MB di memoria NOR flash, con uscita digitale 1080p a 50 Hz in modalità PAL o 60 Hz in NTSC. La dotazione comprende tre porte USB-A 2.0, una USB-C, archiviazione USB e microSD, Ethernet e Wi-Fi. La tastiera conserva i 66 tasti, ora meccanici con switch Gateron Pro 3.0 da 55 grammi.

La parte sonora mostra bene l’incontro fra conservazione e aggiornamento: due socket accettano SID 6581 o 8580, mentre il core UltiSID offre otto voci SID virtuali. Non si promette dunque una singola e immutabile identità sonora, del resto assente anche fra i C64C storici, ma una piattaforma capace di accogliere chip originali e una ricostruzione integrata.

Il giudizio, alla fine, dipende da ciò che si cerca. Chi vuole un C64C storico deve continuare a distinguere il modello del 1986 dal nuovo computer FPGA; chi desidera usare quella forma con uscite digitali, rete e archiviazione contemporanee trova invece un progetto coerente. La notizia del 31 luglio conta proprio per questo: il C64C Ultimate non è più soltanto un annuncio o un preordine, ma un computer in avanzamento produttivo costruito dentro una parte autentica della storia industriale Commodore.

Dove trovarlo: pagina ufficiale del prodotto



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