ecco cosa può salvare la vita


Secondo le stime di Coldiretti/Ixè, saranno circa 36 milioni gli italiani che si concederanno almeno un giorno di vacanza nell’estate 2026. L’automobile si conferma il mezzo di trasporto preferito: il 51% dei vacanzieri prevede di partire in auto, secondo il Touring Club Italiano. Sulle strade della penisola si aggiungeranno inoltre milioni di visitatori stranieri: tra luglio e agosto sono attese oltre 89 milioni di presenze turistiche internazionali, a conferma di una stagione da record per il turismo italiano (Fonte ISNART-Unioncamere, 2026).

ANAS stima che, tra la fine di luglio e l’inizio di settembre, avverranno oltre 273 milioni di transiti di veicoli, mentre Autostrade per l’Italia indica sabato 1° agosto come la giornata più critica dell’esodo, con traffico ai massimi livelli verso le principali località di villeggiatura.

I dati ACI ISTAT appena rilasciati sull’incidentalità stradale nel 2025, seppur incoraggianti, sottolineano come la sicurezza stradale sia ancora un tema prioritario per il paese.

Nel 2025 si sono verificati, infatti, 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone. Le vittime ammontano a 2.868 e i feriti a 237.822. Per la prima volta dal 2020 il numero dei morti è sceso sotto 3 mila. Rispetto al 2024 i decessi segnano un -5,3%, mentre il numero di incidenti e dei feriti ha segnato rispettivamente +2,2% e +1,7%.


Il tasso di mortalità stradale è diminuito da 51,4 a 48,7 morti ogni milione di abitanti, posizionando l’Italia al 20° posto nella graduatoria europea, dove il tasso di mortalità stradale medio è pari a 43 decessi per milione di abitanti.

Si conferma pressoché stabile il costo sociale degli incidenti con lesioni a persone che ammonta a poco più di 18 miliardi di euro nel 2025 (l’1% del Pil nazionale). Se si aggiungono anche i costi legati ai sinistri con soli danni alle cose (circa 4,4 miliardi di euro stimati da ANIA), si raggiungono i 22,6 miliardi di euro.

Rispetto al 2019, gli incidenti risultano in aumento su tutte le tipologie di strada, soprattutto extraurbane (+7,6%), mentre il numero complessivo delle vittime è in diminuzione del 9,6%, con la riduzione più marcata sulle autostrade (-16,8%).

Distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza e velocità elevata costituiscono il 43,1% delle cause d’incidente.

Se la sicurezza stradale attiva, legata al comportamento degli automobilisti, gioca un ruolo cruciale nel determinare il numero di vittime e decessi, anche la sicurezza delle infrastrutture continua ad avere un ruolo determinante. La fuoriuscita/sbandamento del veicolo si conferma anche nel 2025 una dinamica frequente, con 13.643 sinistri accertati, di cui 442 mortali. Rispetto al 2024 aumenta il numero degli incidenti (13.037 nel 2024), ma diminuiscono del 12,6% i morti (506 nel 2024). L’urto di veicoli isolati contro ostacoli fissi presenti sulla carreggiata registra dei dati incoraggianti: nel 2025 sono aumentati i sinistri sulle strade urbane (3200 vs 3188 del 2024) ma è sceso del 25% il numero dei decessi; sulle tratte extra urbane, invece, si è ridotto del 4,9% il numero degli impatti (3031 vs 3189 nel 2024) ed è diminuita del 10% la percentuale di morti (122 vs 136).


“I dati sulla mortalità degli impatti contro ostacoli fissi e della fuoriuscita/sbandamento del veicolo, a fronte di un numero quasi sempre più elevato di sinistri rispetto al 2024, sono indicativi di un maggior rispetto dei limiti di velocità, ma sottolineano anche una più alta adozione di dispositivi salvavita sulle nostre strade. Si conferma quindi quanto sia necessario ampliare la visione sulla sicurezza stradale, progettando strade più indulgenti nei confronti dell’errore umano alla guida” spiega Roberto Impero, esperto internazionale di sicurezza stradale e AD di SMA Road Safety.

“Cuspidi spartitraffico, piloni nelle gallerie e pali della segnaletica sono esempi di ostacoli fissi molto comuni che, ancora troppo spesso, non sono dotati di adeguati dispositivi di protezione. Lo stesso problema riguarda i filari di alberi lungo le carreggiate, privi di barriere di sicurezza in grado di attenuare le conseguenze di un impatto. Quando un conducente perde il controllo del veicolo, indipendentemente dalla causa, l’assenza di queste protezioni può trasformare la fatalità in un evento dalle conseguenze drammatiche”, prosegue Impero.

“Il nemico silente più pericoloso delle nostre strade è il guardrail. Quando manca, si verifica la fuoriuscita del veicolo, con conseguenze spesso fatali. Ma anche la sua parte finale, speso ripiegata su sé stessa, se non protetta da apposito terminale speciale, in caso di impatto, si trasforma in una lancia che penetra nell’abitacolo” denuncia Impero.

Nel 2025, 44 autobus e 628 mezzi pesanti hanno urtato un ostacolo sulle strade italiane, mentre le fuoriuscite hanno coinvolto 21 mezzi di trasporto pubblico e 922 veicoli pesanti. “Questi dati evidenziano la necessità di un maggiore impiego di barriere stradali in classe di contenimento H4, certificate per trattenere veicoli fino a 40 tonnellate. Nelle strade a scorrimento veloce, inoltre, lo spartitraffico deve essere interrotto, secondo la normativa vigente, ogni 2 km da un varco d’emergenza. Finora sono stati installati dispositivi testati in classe H2, quindi con una capacità di contenimento inferiore rispetto alle barriere H4 a cui sono collegati (come new jersey o guardrail). Questa differenza può rappresentare una criticità in caso di impatto con un mezzo pesante, come un camion. Barriere più robuste possono inoltre garantire prestazioni adeguate anche in presenza di un numero crescente di veicoli elettrici, caratterizzati da un peso e una distribuzione delle masse superiori rispetto alle auto tradizionali”, sottolinea Impero.

“Nonostante la loro pericolosità sia nota, molti ostacoli stradali restano privi di adeguate protezioni, evidenziando una diffusa sottovalutazione del rischio. È fondamentale adottare una visione preventiva e di lungo periodo: investire nella sicurezza delle infrastrutture e nell’educazione stradale permette di salvare vite e ridurre i costi sociali ed economici degli incidenti, che incidono per circa l’1% del PIL nazionale. La mancanza di risorse non può più essere una giustificazione: la sicurezza stradale è un dovere morale e un obbligo di legge”, conclude l’esperto.



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